Zumtobel Group Award: intervista a Michael Maltzan per Star Apartments
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Zumtobel Group Award: ieri e oggi, intervista a Michael Maltzan per il progetto Star Apartments

Michael Maltzan Architecture

Zumtobel Group Award: intervista a Michael Maltzan per Star Apartments
Scritto da Redazione The Plan -

Zumtobel Group Award intervista Michael Maltzan per il progetto Star Apartments vincitore del premio Zumtobel Group nel 2017, ripercorrendo a distanza di 4 anni le ragioni che hanno determinato il successo di una radicale trasformazione di un quartiere di Los Angeles a beneficio di tutta la comunità e soprattutto dei meno fortunati.

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“Star Apartments ha stabilito un nuovo standard per l'architettura nel campo dell'edilizia sociale, della sostenibilità sociale e ambientale, nonché della comunità e dei processi dal basso verso l’alto."

È così che la giuria dello Zumtobel Group Award ha concluso la sua dichiarazione sul progetto Star Apartments di Michael Maltzan nel 2017.

"La trasformazione dell'attuale edificio commerciale di un piano nel centro di Los Angeles in un condominio di sei piani per ex senzatetto non solo sfida ogni preconcetto sugli standard realizzabili per progetti di edilizia popolare in quartieri problematici, ma si propone con un programma concettualmente chiaro e molto ricco di contenuti legati a questo particolare contesto”, ha aggiunto la giuria.

Michael, riflettendo sulla dichiarazione della giuria, cosa rende Star Apartments un progetto speciale per te e per i residenti? Come si è evoluto il progetto?

Spero che a rendere Star Apartments utile, speciale e veramente di supporto per le persone che lo abitano, in termini di architettura, sia che l'edificio è progettato per cercare di supportare la vasta gamma di esigenze quotidiane dei residenti e della loro vita. Ciò che intendo dire è che le persone che vivono lì hanno la possibilità di avere il proprio spazio, la propria privacy, il proprio mondo, ma si possono anche connettere facilmente a una comunità più ampia ed essere parte di una vita collettiva, che è incredibilmente importante. L'edificio è progettato per promuovere le connessioni sociali e lo sviluppo della comunità all'interno dell'edificio, e questo ha avuto molto successo per Star Apartments sin dalla sua apertura nel 2014.

"Si tratta dell’ambizione di provare a dimostrare che l'architettura può esistere, può essere presente ovunque, non importa quali siano le condizioni".

Qual è il messaggio chiave che volevi trasmettere con Star?

Una delle cose in cui gli architetti devono essere cauti in qualsiasi progetto, ma soprattutto nei confronti di una popolazione come i residenti di Star Apartments o quella di uno qualsiasi degli altri tre edifici che abbiamo realizzato con lo Skid Row Housing Trust, è la tendenza a fare supposizioni previsionali su come un gruppo o una comunità debba o voglia vivere. L'edificio, l'architettura non può fare molto in questa direzione. Non può risolvere tutte le sfide sociali, ma può fare molto per consentire e sostenere le ambizioni private che le persone hanno, ed essere un grande catalizzatore per le loro vite nello stesso modo in cui noi speriamo che i nostri appartamenti e le nostre case siano dei luoghi accoglienti per vivere, supportandoci, aiutandoci e facendoci sentire bene nel luogo in cui viviamo e nella comunità di cui facciamo parte.

Il candore dell'edificio sembra farlo brillare come una stella. Perché hai scelto questo colore bianco brillante che distingue l'edificio dall'ambiente circostante?

Una delle ambizioni dell'edificio era quella di rappresentare una sorta di approccio ottimistico allo sviluppo di questa zona della città, Skid Row, che da molto tempo non ha visto questo tipo di ottimismo in nessuno sviluppo. Storicamente è stato un centro per la popolazione dei senzatetto, un luogo in cui le persone finiscono quando sono sprofondate in una situazione di indigenza. Star Apartments cerca intenzionalmente di raccontare qualcosa di molto diverso, cioè che può esserci un senso positivo, un potenziale ottimismo. Alcuni di questi aspetti sono nel programma dell'edificio, rendendolo più accessibile e connesso alla vita urbana che lo circonda. Anche l'estetica dell'edificio, il colore bianco molto luminoso, vuole comunicare un senso di leggerezza e di luminosità.

Hai accennato alla necessità di avere un rifugio privato, un posto dove sentirsi al sicuro.

Sì, per poter fare quella scelta. Avere più controllo, che è l'unico modo per raggiungere davvero una vita piena e ricca di opportunità. Se la tua vita è costantemente minacciata, se vivere in pubblico diventa pericoloso o umiliante, svilente, allora non andrai in quella direzione. Sicuramente una delle realtà che ci ha aperto gli occhi quando abbiamo iniziato a lavorare con l'Housing Trust è stato apprendere da quanto tempo i residenti erano stati in precedenza per strada. Erano considerati "senzatetto cronici", il che significa che quegli individui erano in strada da cinque o dieci anni. Avevano vissuto una parte significativa della loro vita per strada, che in un certo senso si trasforma in una vita “pubblica”. Una costante mancanza di privacy che si traduce in una mancanza di controllo. La tendenza è quella di diventare molto introversi e riservati. Spesso queste persone sviluppano una sorta di scudo psicologico attorno a sè stessi. Comprensibilmente, per proteggersi. Negli edifici che abbiamo realizzato, forse l'obiettivo più importante, e probabilmente la cosa principale per cui ho lavorato, è creare edifici che consentano ai residenti l'opportunità di avere una vita privata. Altrettanto importante è spingere delicatamente i residenti a riconnettersi a una vita più pubblica e sociale, per iniziare ad aiutare ad abbattere le barriere che hanno sollevato per proteggersi. Questo intervento è molto sottile ma presente nella maggior parte degli edifici che abbiamo realizzato per l'Housing Trust.

Qual è l'idea alla base dello spazio pubblico nell'edificio Star?

Tutti gli appartamenti si aprono su una passerella esterna. Non è un corridoio chiuso da cui arrivi al tuo appartamento. Stai camminando fondamentalmente lungo una passerella del balcone che è aperta ai cortili interni degli edifici. La ragione di ciò è che anche solo camminando dalla porta di casa al tuo appartamento, per quel breve periodo di tempo, sei in uno spazio comune e ciò ti dà la possibilità di vedere ed essere visto dagli altri, iniziando lentamente ad abituarti a questo clima. Essere in quello spazio ti dà maggiore sicurezza e allo stesso tempo ti rende connesso ad altri individui. La speranza è che inizi così a crescere un clima di maggiore fiducia e conforto, ristabilendo i rapporti sociali, pubblici e comunitari. Penso che questo sia stato sicuramente uno degli aspetti di maggiore successo di Star Apartments.

Per quale motivo hai conservato l'edificio commerciale esistente a un piano?

La conservazione dell’edificio esistente a un piano, durante la costruzione di Star Apartments, è stato un evento unico. Lo abbiamo ristrutturato e poi abbiamo realizzato il resto, la parte più grande dell'edificio, praticamente sopra l'edificio esistente. Potrebbe non essere così insolito in altre città, ma in una come Los Angeles dove non conserviamo mai nessuno dei tessuti edilizi esistenti, Star Apartments è stato davvero un intervento piuttosto radicale. Oltre a tale conservazione, il progetto utilizza una nuova metodologia di costruzione e integra servizi sociali, strutture ricreative comunitarie e unità residenziali in un programma di costruzione unico. Il motivo per preservare quel piano terra era fare alcune migliorie. Il cliente desiderava avere al piano terra degli spazi commerciali aperti e collegati al quartiere. Così abbiamo colto l'opportunità per coinvolgere la città attraverso un edificio già conosciuto. E questo è stato molto, molto intenzionale: ricollegare la comunità locale e la popolazione degli ex senzatetto attraverso il piano terra dell’edificio. In secondo luogo, siamo stati in grado di riutilizzare il tetto della preesistenza che originariamente era adibito a parcheggio. Quest’area è diventata un nuovo riferimento per la comunità e uno spazio sociale collettivo che contiene un po’ di tutto, dalla cucina condivisa, all'orto comunitario, alla pista da jogging, al campo da basket, agli alloggi della comunità fino alle aule. Questo spazio è pensato per i residenti che vivono nell'edificio, ma anche per i residenti di altri edifici dello Skid Row Housing Trust che non dispongono di questo tipo di servizi. I servizi di Star supportano davvero una comunità che va ben oltre le 102 persone che vivono negli Star Apartments.

Dimmi, sei in qualche modo in contatto con i residenti?

Sì, parlo con loro abbastanza spesso perché torno a trovarli. Naturalmente dopo Star Apartments e una serie di altri progetti Skid Row, le persone in generale sono molto interessate a questa tipologia di edifici. Le mie visite consistono nell’andare a trovare le persone residenti o portare altre persone in visita. Così posso vedere come il complesso ha continuato a svilupparsi ed evolversi. Inevitabilmente parto dai residenti e la maggior parte delle volte sono visite piuttosto informali, ma è sempre molto interessante perché nessuno è timido nel dirti cosa pensa, cosa ama, cosa cambierebbe, quali sono i problemi e quali sono i pregi del luogo in cui vivono. Sembra sempre un ambiente molto vitale, è come camminare per un quartiere mentre le persone escono dalle loro abitazioni per parlare e coinvolgerti nelle loro considerazioni. Penso che questo sia un altro indice di uno dei successi dell'edificio ovvero che gli spazi esterni agli appartamenti contribuiscono al sentimento di comunità, di quartiere; le persone si sentono molto a loro agio ed è lì che avviene il contatto reciproco.

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 Hai detto che c'erano stati progetti simili con l'Housing Trust. Il concetto era lo stesso per tutti?

Abbiamo completato quattro edifici con l'Housing Trust. Star Apartments è stato il terzo. Ognuno serve una comunità leggermente diversa in un'area diversa della città. È un approccio intenzionale. Vuol dire essere presenti in città in un modo più realistico, più ampio, che non confina tutto in un distretto ma incontra la popolazione senza fissa dimora dove è presente, che, francamente, significa ovunque. In ognuno di questi progetti, gli obiettivi fondamentali sono molto simili: fornire alloggi di buona qualità, sicuri e stabili per gli ex senzatetto, fornire servizi di supporto e creare un luogo capace di favorire la costruzione di una comunità. Ogni volta che abbiamo lavorato a uno di questi progetti, li abbiamo arricchiti con l'Housing Trust in risposta ai molti feedback suggeriti dai residenti degli altri edifici. Di conseguenza, ogni edificio sta ripetendo ciò che ha funzionato bene e sperimentando innovazioni che potrebbero accrescere la qualità della vita. Ad esempio una piccola cosa che potrebbe sembrare prosaica negli Star Apartments è il fatto di aver cambiato l'ubicazione delle lavanderie in base alle richieste dei residenti. Anche se sono tutte persone che condividono determinate caratteristiche (sono tutti ex senzatetto), le loro personalità, la comunità che formano, il modo in cui vivono, il modo in cui sperano di vivere non sono esattamente gli stessi in ogni edificio. E questo significa che ogni edificio è inevitabilmente unico.

Hai considerato l'impronta ambientale fin dall'inizio. Quali vantaggi ha portato il nuovo metodo di costruzione?

La sfida era: come costruire sopra l’edificio esistente in modo abbastanza veloce e anche in una situazione in cui, a causa della posizione dell'edificio, non ci sarebbe stato davvero molto spazio per supportare la costruzione. Questo ci ha indotto a pensare di realizzare la maggior parte della struttura utilizzando unità modulari prefabbricate. C'è un'enorme quantità di rifiuti edilizi che perdura nei metodi di costruzione convenzionali. Costruendo unità modulari in fabbrica sei in grado di controllare e ridurre gli sprechi quasi a zero, perché sfrutti tutto. Questo è un enorme vantaggio se si pensa al costo ambientale di un edificio nel corso della sua intera vita utile. Per cominciare davvero dall'inizio a ridurre l’impatto in modo significativo. Un'altra cosa che abbiamo scoperto è che le unità prefabbricate tendono a creare moduli più durevoli e con un livello di finitura migliore perché costruiti in situazioni più controllate. E questo, ovviamente, avrà anche un effetto positivo sull'impatto ambientale a lungo termine.

Si spera che Star Apartments serva da stimolo per molti altri progetti, in tutto il mondo.

Star Apartments aiuta a creare e promuovere una città e una vita urbana migliori, con prospettive positive e intenzioni progressiste capaci di creare una comunità più ampia che includa tutta la città, tutti gli abitanti, tutti i residenti, non importa chi siano, indipendentemente dal reddito da cui provengono, indipendentemente dalle storie che hanno avuto. Ci meritiamo tutti la possibilità di vivere in una città migliore in cui l'architettura di edifici come questi, che per molti versi è l'architettura della città nel suo insieme, dovrebbe essere indagata con aspirazioni e ambizioni molto alte, per il bene di tutti. Se lo facciamo, se affrontiamo i progetti in questo modo, penso che tutti ne trarremo vantaggio. La città diventa più positiva, più accessibile, più vivace, più vitale per tutti e penso che sia una vera responsabilità ed è certamente un'ambizione importante per l'architettura.

Natalie Kreutzer, caporedattore, Zumtobel Group.

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Architect: Michael Maltzan Architecture
Location: Los Angeles, USA
Photography by © Iwan Baan and Ron Eshel (Portrait)
courtesy of Michael Maltzan Architecture and Zumtobel Group
Thanks to Natalie Kreutzer, Editor in Chief, Zumtobel Group

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