Quando l’arte antica del metallo si fa bellezza e avanguardia
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Quando l’arte antica del metallo si fa bellezza e avanguardia

Dal Fondaco dei Tedeschi al George V a Parigi, i semilavorati sono protagonisti di porte e parapetti

C+S Architects | Louise Jones | Matt Livsey Hammond | Andrea Borri Architetti | Zag Architecture | Studio O

Quando l’arte antica del metallo si fa bellezza e avanguardia
Scritto da Redazione The Plan -

Un’arte antica quanto affascinante quella della lavorazione del metallo, che ha segnato la storia dell’architettura del passato come quella attuale, senza mai perdere la sua capacità di porre sfide creative, tecnologiche e produttive. Le forme talvolta semplici e lineari di parapetti o pannelli di ferro battuto o di ottone, oppure ricercate in motivi più complessi o fluidi per cancelli sono le protagoniste dei progetti del gruppo Gonzato, quest’anno al suo cinquantesimo anno di attività nel settore dei semilavorati e dei sistemi modulari in metallo.

Tradizione e innovazione per un prodotto al tempo stesso rispondente a esigenze di protezione e bellezza in ferro battuto o acciaio inox sono infatti il cuore degli interventi dell’azienda all’interno dei più importanti edifici e complessi del mondo per i quali ha collaborato a supporto dei progettisti, oltre che dialogando con i committenti. Ne sono un esempio il Fondaco dei Tedeschi a Venezia, la Tenuta vitivinicola di Conte Vistarino a Pavia, il Four Seasons Hotel George V a Parigi, per non parlare del Colosseo, della stazione di Milano Centrale o di alcuni elementi all’interno di Disneyland Paris.

 

Fondaco dei Tedeschi, Venezia

Dalla sua nascita, nel 1228, fino all’epoca napoleonica, il Fondaco dei Tedeschi ha rappresentato il cuore pulsante degli scambi commerciali veneziani, per poi trasformarsi in dogana prima, sede delle poste poi. Oggi è stato restituito alla sua tradizionale funzione, ospitando nei suoi 7.900 mil primo department store in Europa del gruppo leader mondiale e pioniere nel settore del travel retail di lusso Dfs, a sua volta della multinazionale del lusso Moët Hennessy Louis Vuitton (LVMH).

Dopo un lavoro di restauro e recupero funzionale dello storico palazzo accanto al Ponte di Rialto, l’azienda veneta ha fornito il parapetto dell’altana sul tetto panoramico aperto sul Canal Grande, l’apertura delle scale mobili e, ancora, i parapetti e i particolari rivestimenti della struttura delle scale interne: niente meno di 20 tonnellate di ottone per la produzione dei semilavorati e 260 m complessivi di parapetti, con metallo sia grezzo che con ossidazione selettiva in 15 gradazioni.

È l’ottone, dunque, a saper unire sicurezza e design anche nei corrimani delle scale interne, caratterizzati da una sofisticata illuminazione a led, e nei pannelli di rivestimento laterali agganciati a loro volta a una sottostruttura in metallo. Le geometrie delle scale sono riprese dalle stesse pannellature, le quali sono studiate a una a una per integrarsi con esse e garantendo la massima rigidità strutturale (come anche per tutti gli altri parapetti grazie all’utilizzo di particolari sistemi di fissaggio meccanici a scomparsa).

Tutto questo è frutto del progetto e del disegno dell’architetto Rem Koolhaas, mentre il progetto esecutivo è firmato dallo studio C+S Architects, Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini: un department store che vuole andare oltre la sua consolidata fisionomia per diventare un luogo d’incontro per la comunità.

 

Una residenza privata ad Astana, Kazakistan

Eleganza, classicità e modernità, ricercatezza e natura sono i caratteri dominanti di una residenza senza tempo all’interno di un antico palazzo di Astana, la capitale del Kazakistan, ristrutturata nel completo rispetto dell’antica tradizione della città dell’Asia centrale ma anche del suo essere laboratorio architettonico a cielo aperto. Un risultato permesso anche dalla capacità progettuale di trasformazione di grandi proprietà residenziali in case atemporali di Louise Jones.

È qui che Gonzato ha realizzato in ferro battuto il parapetto della scala centrale, anima dell’intera residenza e che riporta al classicismo, e il suo portone principale, così da andare a unirsi ai materiali naturali selezionati per gli interni: ferro, marmo e noce si contaminano a vicenda con le rispettive trame e tonalità, potenziate dalla luce naturale che arriva da più parti. La scala, come detto elemento più identitario della residenza, sale verso l’alto con forme fluide, comprese quelle del parapetto decorato ritmicamente con pieni e vuoti, grazie anche alla scelta delle finiture e al design su misura di Matt Livsey Hammond.

Gonzato ha anche realizzato e posato il portone principale, simbolo di riservatezza per l’interno dell’abitazione e collegamento fisico ed emotivo tra dentro e fuori. Le linee curve e ondulate del ferro battuto, oltre a richiamare quelle della scala, lasciano spazio a una combinazione con il vetro, in particolare nella sua parte centrale dalle decorazioni leggere e incastonate in una struttura chiusa su tutti i lati: l’effetto è quello di una giusta proporzione tra intimità ed esteriorità.

 

La cantina di Conte Vistarino, Pavia

Le storie e le tradizioni vitivinicole secolari di Oltrepò pavese sono inscindibilmente legate al nome del Conte Augusto Giorgi di Vistarino e alla sua tenuta, oltre 800 ettari di biodiversità, vigneti, zone boschive, una villa, un museo, un’enoteca e, ancora, una cantina, la cantina di Conte Vistarino appunto. È proprio quest’ultima la casa del Pinot nero, completamente rinnovata tra il 2017 e il 2018 per custodire e lasciare in eredità lo spirito pionieristico del suo fondatore, nonché per ottimizzare la ricerca in vigna, le esigenze tecniche ed estetiche del presente.

Frutto di una completa ristrutturazione su progetto dello studio Andrea Borri Architetti, la cantina si sviluppa su quattro livelli per un totale di 3.300 m2, nei quali uva e vino si muovono, passaggio dopo passaggio, sempre per caduta. Proprio in questo contesto è stata realizzata una scala a chiocciola in ferro battuto e parapetti in piatto che copre tre pianiinteramente completata nelle officine di Gonzato per poi essere saldata in loco. Questa rappresenta un elemento dal forte impatto visivo all’interno della cantina, sia per la sua estetica sia per la sua forza nel dare una nuova veste all’ambiente: un mix dal forte contrasto tra il colore del metallo e la matericità del legno delle barriques, ma anche rispondente alle esigenze di naturalità del cliente grazie alla vernice trasparente per il suo trattamento.

 

Il Four Seasons Hotel George V, Parigi

Nel Triangolo d’oro di Parigi, a pochi passi dagli Champs Elysees e con vista sulla Torre Eiffel dal 1928, il Four Seasons Hotel George V di Parigi porta con sé, oggi come allora, il suo stile Art Déco e Art Nouveau, fuso con elementi e dettagli dal gusto contemporaneo e ricercato. Famoso per le sue decorazioni floreali della hall, l’edificio storico è stato ristrutturato con l’idea di rendere gli spazi sempre più ampi e accoglienti, motivo per cui si è giocato con nuove partizioni e porte.

Alternando ferro battuto, acciaio inox e ottone, Gonzato ha realizzato appunto numerose porte e portoni dalle decorazioni eleganti, altrettanti corrimani e la zona Spa. Quest’ultima è pensata per il benessere di mente e corpo, in un continuo rimando tra ambiente classico e contemporaneo: i parapetti che sovrastano la piscina e il bordo vasca, ad esempio, creano un contrasto cromatico e materico con il resto dell’architettura, potenziato dalla luce naturale che filtra dalle vetrate.

 

Podere Cerreto, Siena

In cima alla collina di fronte al Castello di Monteriggioni, sulla via Francigena, l’antica torretta di avvistamento è diventata oggi un centro di innovazione e ricerca sulla sostenibilità e l’energia pulita: è Podere Cerretoun’antica struttura medievale su tre piani adesso ristrutturata grazie al progetto architettonico e di interior design di Zag Architecture, in collaborazione con Studio O e con il team di designer composto, tra gli altri, da Cristiano Bianchi, Enrico Ancilli ed Effi Meridor.

I lavori hanno riportato alla luce otto secoli di storia e di memoria di quella che è stata anche una tappa del percorso di pellegrinaggio tra Roma e Canterbury, ma in parte raccontati anche dagli stessi elementi architettonici, come nel caso del camino toscano, e dai materiali, come la pietra delle pareti. Tutto ciò che è arrivato fino a oggi è stato preservato: gli elementi antichi sono valorizzati dai nuovi attraverso un lavoro per analogia, mentre i materiali grazie a una giustapposizione a contrasto. Tuttavia la conservazione dell’equilibrio con il preesistente e l’ambiente è rimasto alla base degli interventi, come dimostra anche il pavimento in resina del colore dei pini.

Un capitolo a sé merita la scala ellittica al centro dell’intero Podere Cerreto, realizzata in ferro battuto dal gruppo Gonzato e che, oltre ad assolvere più funzioni contemporaneamente, conferisce un surplus di estetica all’ambiente: illuminata dall’alto da luci stilizzate, personalizzata e su misura, aggiunge un aspetto originale e identitario a un luogo ancestrale.

Per maggiori informazione sui prodotti Gonzato Group visita: gonzato.com

Credits:

Fondaco dei Tedeschi:

Progetto e design: Rem Koolhaas, Ippolito Pestellini Laparelli
Progetto esecutivo: C+S Architects, Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini
Photo: Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti, courtesy of Gonzato Group

Residenza privata Astana: 

Progetto: Louise Jones, Matt Livsey Hammond
Photo: courtesy of Gonzato Group

Cantina di Conte Vistarino:

Progetto: Andrea Borri Architetti
Photo: Jacopo Spilimbergo, courtesy of Gonzato Group

Four Seasons George V:

Photo: Gianluca Santoro, courtesy of Gonzato Group

Podere Cerreto:

Progetto e interior design: Zag Architecture in collaborazione con Studio O
Photo: Jacopo Spilimbergo, courtesy of Gonzato Group

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