Casa Paguro di Mino Caggiula Architects
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Una casa a forma di paguro fatta con la cera d'api

Il progetto è di Mino Caggiula Architects e prevede l'ampliamento di una villa di inizio '900 a Lugano

Mino Caggiula Architects

Casa Paguro di Mino Caggiula Architects
Scritto da Redazione The Plan -

Non è casuale che il recupero di una villa di inzio '900, a Lugano, parta da elementi materici naturali. Non è un caso perché di mezzo c'è Mino Caggiula Architects, studio di architettura che da tempo si occupa di progetti che spaziano dall’oggetto di design all’urbanistica, con grande attenzione alla sostenibilità, al contesto e al territorio. 

Ma come usare la cera d'api a protezione dell'involucro strutturale? Da dove viene l'idea del paguro? Ce lo racconta l'architetto stesso nello speciale volume monografico Open Being, una raccolta di progetti e della poetica che contraddistingue la loro ideazione, un viaggio ricco di spunti e immagini. Oltre alla sezione dedicata a Paguro, consigliamo di sfogliare quelle sull'Atelier Trepp, dove il disegno riprende una depressione naturale e crea un ambiente perfetto per lo studio di una scultrice, Blade, unità residenziali incastonate nel paesaggio, ma anche le pagine dedicate a installazioni di grande valore estetico. 

Pubblichiamo qui in esclusiva un estratto dal volume.

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 Courtesy of Mino Caggiula Architects

 

Segnaliamo anche la presenza di Mino Caggiula, fondatore di Mino Caggiula Architects, al webinar "Voci emergenti" del 22 marzo 2022, terzo appuntamento del ciclo webinar intitolato "Comunicare l'architettura", dedicato alle nuove modalità con cui si presenta un progetto, l'avvento degli archinfluencer e degli architeller, le più innovative regole del marketing e l'importanza del personal branding.


>>> Iscriviti qui al webinar

 

MAR 22 MARZO 2022
ore 16:30 – 18:30

“Voci emergenti”

 

Una casa a forma di paguro fatta con la cera d'api

Paguro è il primo progetto dello studio, e riguarda l'ampliamento di una villa preesistente non vincolata in Lugano. Il tema è uno fra i più delicati e per molti aspetti controversi dell'architettura: il rapporto con le preesistenze. Gli edifici storici costituiscono materia di riflessione in ordine ad una loro necessaria manutenzione e riqualificazione o più spesso sono oggetto di una ricostruzione parziale o totale. Nel progetto Paguro lo studio ha inteso mettere in relazione passato e presente, memoria e futuro, quasi a ricucire e a stabilire una convivenza nel tessuto urbano tra il vecchio e il nuovo. L'accostamento di una nuova parte edificata e il recupero di quella preesistente definiscono infatti una contrapposizione visiva con l'obiettivo di determinare prima di tutto dei rapporti volumetrici in un equilibrato unicum compositivo. Ne deriva un'immagine inedita, un edificio bifacciale, raccordato da un profilo circolare sul versante opposto.

 

 Courtesy of Mino Caggiula Architects

 

Al di là dei rimandi opportuni che a partire dal nome configurano l'azione di progetto, Paguro esprime l'intenzionalità di dichiarare l'evidenza delle differenze, il rispecchiamento della stessa architettura nei canoni e codici linguistici al momento della loro genesi. Di norma il primo progetto per un architetto è idealmente quello di realizzare una casa, un edificio nel quale si possa esprimere la propria visione ed esplicitare la coerenza di contenuti funzionali e formali oppure, più spesso, si tratta di un intervento di ristrutturazione, di recupero, un'azione di fatto vincolata da una struttura già in essere.

 

 Courtesy of Mino Caggiula Architects

 

Nel caso del progetto Paguro il procedimento è duplice, contempla insieme il recupero e la nuova edificazione. Un esercizio utile per "prendere le misure" nella prospettiva dei successivi progetti dello studio Minoggio, per affinare un linguaggio che non si esplicita necessariamente in segni di forte evidenza visiva ma parte dall'elaborazione concettuale, da una riflessione più profonda sul valore e sul significato del costruire, attraverso un'operazione interna all'architettura, prim'ancora che disegnata ed edificata. 

 

Come ridare vita a una casa dalle pareti ingiallite

Paguro è una casa di inizio '900, con un apparato decorativo di pregio. Vissuta per molti anni da una famiglia allargala. Ogni centimetro di quelle stanze racconta la storia del tempo trascorso Ira quelle mura. Un'abitazione vissuta mostra sempre i segni della sua fruizione. Carie da parali ingiallite dal tempo, moquette piene di polvere fuoriuscita dai camini accesi nelle fredde notti invernali o sparsa dal leggero flusso di aria calda provocalo dai grandi termosifoni in ghisa. Una casa ormai buia e tetra, ma in silenziosa attesa. La committenza chiedeva qualcosa di nuovo. Il concetto del progettista a volte nasce dall'interpretazione delle parole dette o trapelate dalle conversazioni con la committenza, le cui vicessitudini familiari hanno creato un forte "doppio legame" con la villa.

Demolire oppure ampliare l'esistente erano soluzioni praticabili, ma quest'ultima avrebbe generalo una copia, un falso. Da qui l'approccio progettuale, rivolto ad individuare un'alternativa alla demolizione o all'ampliamento e la contrapposizione in uno stesso insieme compositivo. È la soluzione più difficile, perché significa dialogare con lingue diverse. Ne deriva la similitudine metaforica con il 'paguro', un momento di crescila, per il quale la naturale evoluzione obbliga ad un cambiamento. Il nuovo guscio viene posizionalo in modo da ottimizzare l'orientamento delle vetraie verso Sud, una zona residenziale tranquilla e proteggere a Ovest da Via Zurigo la parie già esistente. Lo stabile è staio quindi "taglialo a metà" e la congiunzione con il volume nuovo è definita attraverso una linea retta, perfettamente allineala sull'asse Nord-Sud, che rappresenta un punto d'incontro Ira passalo e presente. All'interno un passaggio fluido attiva uno "scambio planivolumelrico" Ira preesistenza ed innovazione, Ira spazi di condivisione dell'abitare nella parte nuova e spazi di riposo in quella già esistente. 

 

 Courtesy of Mino Caggiula Architects

 

La cera d'api a protezione del guscio strutturale

Le riflessioni metaprogettuali si palesano anche da prospettive pratiche e materico costruttive. Il modus operandi non si ferma solo agli aspetti compositivi ma persegue le stesse logiche fino all'utilizzo dei si stemi costruttivi e della matericità della facciata. Per quanto riguarda la preesistenza si è continuato ad usare l'intonaco di calce mantenendo le ricette di un tempo. Il nuovo guscio è realizzalo invece mediante un sistema costruttivo a doppia parete di collo con isolamento interposto, rivestilo con intonaco di calce liscialo a spatola e protetto con una palina a base di cera d'api naturale che gli permette di perdurare nel tempo, resis tendo all'aggressione degli agenti atmosferici avversi. 

 

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