L’Opera House di Sydney compie cinquant’anni
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L’Opera House di Sydney compie cinquant’anni

Dall’Australia a Bologna si festeggia il primo mezzo secolo

Jørn Utzon

L’Opera House di Sydney compie cinquant’anni
Scritto da Redazione The Plan -

A Sydney, dal 3 settembre al 22 ottobre, è momento di festeggiamenti: l’Opera House, infatti, compie cinquant’anni e la città ha deciso di renderle omaggio per il suo primo mezzo secolo di vita con una rassegna cinematografica di altrettanti film in grado di raccontare una storia iconica per il Paese: ad alternarsi le opere e le voci di artisti, performer, musicisti, ballerini, cantanti.

E negli stessi giorni, all’interno del cartellone di eventi del Cersaie – la fiera internazionale della ceramica e dell’arredobagno –, anche Bologna ha voluto portare il suo omaggio a quest’opera architettonica con una conferenza curata da Françoise Fromonot, docente all’ENSA di Parigi-Belleville di progetto, storia e teoria e autrice di diversi libri sull’architettura contemporanea, tra cui anche quello dedicato appunto a Jørn Utzon et l’opéra de Sydney (1998).

L’Opera House di Sydney è infatti una delle opere architettoniche moderne più importanti in cui la ceramica gioca un ruolo di protagonismo, dimostrando come questo materiale sia in grado di prestarsi a una serie di esperimenti e di ricerche per una maggior originalità e un più deciso carattere architettonico. Come detto da Françoise Fromonot, «l'Opera House sembra essere nata con un aspetto antico, per poi diventare via via sempre più contemporaneo». Il progetto di Jørn Utzon venne selezionato come vincitore tra i centinaia presentati da altrettanti famosi architetti da una prestigiosa giuria. La notizia venne diffusa per prima dal giornale locale Sydney Morning Herald il 30 gennaio 1957, che scrisse: «Il controverso progetto di un danese vince il concorso del teatro dell’opera».

I materiali ceramici non sono tuttavia gli unici utilizzati per la realizzazione dell’Opera House: accanto a essi, i principali sono cemento, granito, vetro.

Sono le conchiglie bianche, quelle che Fromonot chiama anche gusci, a rappresentare l’elemento caratterizzante poiché, realizzate in calcestruzzo prefabbricato rinforzato in acciaio, sono ricoperte da più di un milione di piastrelle in ceramica smaltata, sviluppate dallo stesso architetto Utzon in collaborazione con l’azienda di ceramiche svedese Höganäs.

 

Gusci come vele

Opera House, Sydney

Come sottolineato da Françoise Fromonot, ma nel tempo anche da altri critici e storici dell’architettura, i gusci dell’Opera House sembrano ricordare le vele di una nave, reminiscenze delle tante barche visibili nella stessa baia del teatro. L’intuizione potrebbe essere arrivata all’architetto danese, all’epoca poco conosciuto, dal padre, ingegnere navale dal quale ha tratto non poche tecniche costruttive applicandole e reinterpretandole nei suoi progetti. Per progettare le conchiglie, è la stima di Françoise Fromonot, l’architetto e il suo team hanno impiegato oltre 350 mila ore in studio e adeguamento ai vincoli edilizi.

Aperti come in un ventaglio, i gusci sono stati pensati per essere osservati da qualsiasi lato, senza dunque individuare un lato principale, ma il suo essere simbolo di una città è dato anche dal ribaltamento apportato nella relazione tra vita della baia e vita nell’entroterra. La piattaforma sulla quale si erge l’Opera House, infatti, crea un collegamento tra la città di Sydney e l’omonima baia, portando a un rovesciamento anche della fruizione delle due parti.

Tra le tantissime sale interne, due sono le principali, le quali conferiscono all’intera struttura un’idea di orizzontalità, di proiezione verso il mare, pur mantenendo con la loro imponenza un’immagine di leggerezza, quasi fossero nuvole.

La consacrazione di Jørn Utzon è arrivata nel 2003, anno della sua vittoria del Premio Pritzker, con la motivazione di essere l’autore di un’opera simbolo del XX secolo. Dal 2007, poi, l’Opera House è stata inserita tra i beni patrimonio dell’umanità Unesco.
 

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