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Inaugurato il nuovo concept store di Mo.1950 a Milano

lualdimeraldi

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Scritto da Redazione The Plan -

Al centro c’è la persona, con le proprie necessità e i propri desideri per un abitare gratificante. È così che ha preso forma il nuovo concept store di Mo.1950, l’azienda a conduzione familiare che, dopo essere nata 72 anni fa come Molteni Mobili, ha fatto della realizzazione di ambienti di vita confortevoli e personalizzati la propria priorità, nonché la propria personalità. A inizio aprile, a distanza di diciotto mesi dal suo primo showroom in via Molino delle Armi a Milano, ha inaugurato il secondo a pochi passi dalla basilica di Sant’Ambrogio, in via Carducci. Uno spazio sofisticato all’interno di un palazzo storico, dunque, che va a rappresentare un tassello in più nel percorso imprenditoriale e di partnership già in essere con Cesar, Ditre Italia, Caccaro e Calligaris, e che vuole offrire ad architetti e progettisti servizi su misura, soluzioni d’arredo personalizzabili e di qualità. Come per il primo showroom, anche in questo caso si è voluta rinnovare la collaborazione con Matteo Lualdi dello studio lualdimeraldi che, appunto, ne ha curato il progetto di interior design.

A rendere possibile un’esperienza di esplorazione autentica degli spazi abitativi sono i tre partner all’interno di Carducci, ovvero Frag, storica realtà produttrice di arredi in pelle e in cuoio dal 1921; Olivieri, azienda riminese specializzata in arredi in legno, sistemi giorno e notte, armadi, letti; e Carpet Edition come partner tecnico, brand giovane, dal 2005, per tappetti realizzati grazie a suggestioni e ricordi storici e familiari. Gli ambienti del concept store, infatti, sono modulati per essere funzionali al vivere quotidiano, fusi con un’estetica attuale, coerente e armoniosa. Molti arredi e complementi, inoltre, sono su misura, per evidenziare le specificità dei brand e la loro capacità di porsi in equilibrio con le peculiarità dello spazio architettonico: in questo gioca un ruolo fondamentale lo studio dei dettagli, delle finiture e dei materiali.

A distanza di appena due giorni dall’inaugurazione di Carducci, per di più, anche il grande flagship store di Calligaris Group in Via Solferino al civico 21N03, gestito da Mo.1950 e firmato dallo Studio Marco Piva ha visto il proprio taglio del nastro, dove l’allestimento è realizzato attraverso le collezioni firmate da Calligaris, Ditre Italia e Luceplan.

Del concept store di via Carducci abbiamo parlato con Corrado Molteni, alla guida di Mo.1950, con Matteo Lualdi, Federica Di Fonzo (marketing manager di Frag), Michele Sartini (direttore commerciale e marketing di Olivieri) e con Valentina Erba (co-fondatrice insieme al fratello Carlo di Carpet Edition).

Corrado Molteni, general manager Mo.1950 ©Cristina Sinelli, courtesy of Mo.1950

Corrado Molteni, come è nata la collaborazione con Frag, Olivieri e Carpet Edition e come questa partnership è espressione della personalità di Mo.1950?

«Nella nostra filosofia c’è sempre stata l’ambizione di aumentare via via il grado di personalizzazione di un progetto residenziale, fin dal 1950, quando, nati come falegnameria, si è partiti con la realizzazione di un progetto per volta, ma appunto con la massima attenzione alla personalizzazione. Con il crescere dell’azienda e dei numeri, trovare dei partner industriali dalla stessa mentalità, ovvero partire dall’artigianalità per poi mantenerne la precisione con i volumi di un grande mercato, non è né semplice né scontato. La sfida è stata dunque quella di trovare altri partner dal medesimo nostro obiettivo. Da qui Olivieri, una scelta di cuore che torna ora dopo una precedente collaborazione di alcuni anni fa; Frag, azienda che sa distinguersi per la propria capacità di ascolto e di comprensione delle richieste dei propri clienti nonostante il loro non sia un settore semplice, basti pensare alle sedute customizzate, nel loro caso decisamente rivolte al privato, al residenziale; infine Carpet Edition per i tappeti. Tutte aziende italiane dunque, complementari l’una con l’altra, attentissime a prodotti su misura e personalizzati».

Il progetto di interior design è di Matteo Lualdi dello studio lualdimeraldi, che ha firmato anche quello dello spazio Mo.1950 di via Molino delle Armi. Quali sono i caratteri comuni tra i due e quali, invece, quelli di diversità?

«Ciò che lega i due spazi sono, ancora una volta, la personalizzazione e la capacità di rendere e mantenere il processo artigianale su base e forma industriale. Tuttavia, mentre lo showroom di Molino delle Armi guarda di più all’architetto e al contract, Carducci al residenziale, che in un certo senso è un po’ un ritorno alle origini, a ciò che abbiamo sempre fatto».

Matteo Lualdi, quale dei due showroom ha rappresentato per lei la sfida maggiore?

«In Molino delle Armi si è partiti da una tavola bianca, poiché era una ex banca completamente neutra da poter trattare da zero e, di conseguenza, con meno difficoltà nell’affrontarne la progettazione; in Carducci, invece, l’architettura ha già il suo impatto. Per questo è stato sicuramente più complesso creare un insieme armonioso, che funzionasse tra i vari complementi e l’esistente. Inoltre, qui l’approccio è quello classico di un appartamento, suddiviso in zone da personalizzare grazie all’aiuto dei brand e alla loro capacità di customizzazione».  

Il nuovo showroom è all’interno di un palazzo storico nel cuore di Sant’Ambrogio. Come si è voluto valorizzare il rapporto tra architettura preesistente e design contemporaneo dei marchi in esposizione?

«Si sono voluti mantenere tutti i tagli del passato, senza interferire sulla parte costruttiva, come si sono mantenuti i dettagli più peculiari come le grandi vetrate, le colonne interne a vista. I mobili, poi, sono entrati in modo da garantire continuità di progetto e visione d’insieme. Dunque, contemporaneità senza stravolgere l’identità passata».

Quindi una collaborazione positiva di anni fa che ora torna. E con quali prospettive?

«Sì, noi ci siamo trovati subito in sintonia con Corrado Molteni, poiché il nostro approccio progettuale è soprattutto quello della customizzazione. Questo significa anche trovare partner capaci di seguire queste nostre esigenze, partner che sappiano fornire questo tipo di servizio. C’è da dire che il modo di vivere la casa è in parte cambiato, con nuove esigenze legate, ad esempio, all’home office o all’allargamento degli spazi verdi. Il layout interno non si è ancora modificato forse del tutto, ma sono cambiate le esigenze delle persone».

Tornando a lei, Molteni, quali sono le prospettive per il vostro futuro e quali saranno, a vostro parere, le tendenze dei prossimi anni nel settore dell’interior design?

«L’attenzione al dettaglio del progetto sarà la strada anche dei prossimi anni, un’attenzione che continuerà su tutti e tre i canali di lavoro, ovvero residenziale, rapporti con gli studi di architettura e real estate. Il connubio tra design e real estate, che già da qualche anno ha iniziato a crescere, credo continuerà a farlo in modo deciso. La sfida sarà quella di conservare l’attenzione al dettaglio e alla personalizzazione, ormai nostro mantra, anche con i grandi numeri, sia per via della crescita dell’azienda sia per i numeri legati al real estate. A volte si tratta di residenziali con anche 150 appartamenti all’interno e allo stesso momento. Anche con la pandemia si è rafforzata l’idea di uno spazio casa che permane».

Concept store Carducci Mo.1950, Matteo Lualdi ©Cristina Sinelli, courtesy of Mo.1950

Federica Di Fonzo, come si è riusciti a far emergere la personalità di Frag attraverso il dialogo con i progettisti e gli altri partner all’interno di Mo.1950 Carducci?

«Dopo tanti anni all’estero abbiamo deciso di investire in Italia. E investire in Italia significa Milano. Abbiamo trovato in Mo.1950 il partner giusto, con il quale condividiamo, oltre alla visione, la storicità e la familiarità dell’azienda. Ci siamo trovati fin da subito affini sul concetto e sul valore della personalizzazione, anche perché noi siamo una realtà medio-piccola che lavora pelle e cuoio per una clientela esigente, di lusso. Non ci vengono richiesti prodotti comuni, ma fatti apposta e su misura per ogni persona: tutto questo è in comune anche con Olivieri e Carpet Edition».

Dal vostro punto di vista cosa non è cambiato nonostante gli stravolgimenti dovuti alla pandemia?

«La qualità. I nostri clienti non hanno mai smesso di richiedere prodotti di qualità, dallo standard molto elevato. Ed è quanto abbiamo riprodotto qui in Carducci, in armonia con gli altri partner. I vari prodotti si sono “sposati” alla perfezione tra di loro, esaltandosi a vicenda e grazie alla luce naturale che arriva dall’esterno».

Concept store Carducci Mo.1950, Matteo Lualdi ©Cristina Sinelli, courtesy of Mo.1950

Michele Sartini, dal suo punto di vista invece qual è stata la chiave del successo di questa collaborazione?

«Tutti i tasselli sono andati nel posto giusto abbastanza velocemente: Mo.1950 ci ha selezionato per Dress Code, che è stata dunque la base di partenza, interpretare il “codice” (code, ndr) vestendolo con “abiti sartoriali” (dress, ndr). Dalla progettazione alla definizione, a fare la differenza sono stati gli interior designer, bravissimi nel coniugare rigore e flessibilità, ma anche nel capire e interpretare la nostra filosofia e i nostri input. Quando però si è trattato di finiture, lì sono stati molto molto precisi, convinti. E hanno avuto ragione. Sono contento di aver seguito la loro parola, la loro dinamicità e il loro talento, perché talvolta sono stati addirittura coraggiosi nell’andare contro una scelta banale. Ma il risultato è stato vincente. L’essere un team di lavoro giovane, aperto, collaborativo ha fatto la differenza».

Ma quella con Mo.1950 non è stata la prima collaborazione…

«No, esatto, ci siamo ritrovati dopo anni, entrambi con maggiori competenze. E insieme abbiamo preparato qualcosa di davvero ambizioso, per il quale è stato fondamentale il contributo di Matteo Lualdi, perfetto direttore d’orchestra. Ha infatti saputo interpretare l’esigenza commerciale di Corrado e le competenze delle tre aziende in una struttura molto particolare. Interpretazione e interazione sono le due parole chiave».

Concept store Carducci Mo.1950, Matteo Lualdi ©Cristina Sinelli, courtesy of Mo.1950

Valentina Erba, il tocco finale di Carpet Edition. Come è stato possibile far funzionare il dialogo tra tutti i partecipanti coinvolti?

«In un luogo così simbolico di Milano, dove convivono passato, presente e futuro, siamo riusciti a far emergere, anche grazie ai designer che hanno curato l’allestimento, l’anima della nostra azienda; che è un po’ la stessa dell’edificio. La collaborazione è stata davvero semplice, la sintonia si è trovata subito, forse anche perché le linee sono molto pulite, essenziali. Il nostro prodotto ha avuto modo di integrarsi, aggiungendo un accento un po’ più forte e significativo con tappeti di design, oppure un accompagnamento più discreto attraverso tappeti monocromatici».

Quali sono le tendenze dell’interior design dal vostro punto di osservazione?

«La casa è diventata il focus di questi anni, uno spazio sempre più accogliente e funzionale. Anche i tappeti hanno iniziato a essere richiesti di dimensioni sempre più grandi e per zone inusuali fino a qualche anno fa. In alcune parti della casa adesso creano delle vere e proprie isole di carattere, così da unire design e comfort. Anche per gli spazi dedicati ai bambini. Dal punto di vista dei motivi e dei materiali, sono sempre più richieste le essenze vegetali: c’è molta più attenzione in questo da parte dei clienti. Sia a livello grafico sia di consistenza, il tappeto non è più sottovalutato».

 

 

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Credits

Photo: courtesy of Mo.1950
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