Ciak si progetta, il Museo Internazionale Federico Fellini
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Ciak si progetta, il Museo Internazionale Federico Fellini

Scritto da Diana Carta -

Le celebrazioni del Centenario della nascita di Federico Fellini continuano nel 2021 con l’inaugurazione nella primavera del Museo Internazionale a lui dedicato nella città che gli ha dato i natali.  Rimini, etichettata troppo spesso come capitale del turismo fordista degli anni ’60 è in realtà un luogo ricco di evocazioni, di paesaggi latenti quasi in attesa di essere galvanizzati. Rileggendo le parole dello stesso regista in Intervista sul cinema, “i ricordi più forti” della sua adolescenza nella città “sono in gran parte legati a fatti naturali, sempre di tipo violentemente scenografico” di cui gli “piaceva essere spettatore” e che talvolta gli “piaceva provocare”.

L’importanza dell’immagine insieme alla ideazione e costruzione dell’apparato scenografico giocano un ruolo fondamentale nei lavori dell’artista e questi aspetti riemergono nel lavoro di progettazione delle architetture e degli allestimenti insieme al progetto e realizzazione dei contenuti multimediali per il Museo Internazionale Federico Fellini.  L’idea di un museo diffuso, quale luogo vivo e da vivere in un gioco tra attore e regista, permette in un certo modo uno scambio di ruoli tra la dimensione dell’archè e la dimensione della civitas.

La dimensione concepita per coinvolgere l’area urbana fellinesca, coinvolge il Castel Sismondo, Piazza Malatesta, la Piazzetta San Martino e il cinema Fulgor, Palazzo Valloni. Il percorso inizia dalla rocca quattrocentesca, dove ad accogliere il visitatore è la ricostruzione di una delle “figurine” di Fellini: Alberto Sordi nello Sceicco Bianco su una altalena posizionata all’esterno della esistente Casa del Custode. L’edicola del personaggio lascia libera completamente, dal punto di vista plastico, la facciata. Qui si intravede attraverso una grande bucatura la copertura absidata interna, che attraverso la sua forma morbida e curva in uno spazio a doppia altezza, accentua il carattere di accoglienza della biglietteria.

Proseguendo all’interno degli spazi del castello ci si immerge nella dimensione trasognante dell’artista, si susseguono così immagini, ricostruzioni, pubblicità del regista, personaggi, suoni, disegni, bozzetti di costumi e le atmosfere evocate dalla presenza della nebbia, elemento espressivo che caratterizza numerose scenografie felliniane. La vibrazione e la densità dell’aria evocano infatti atmosfere oniriche, ambigue, che rimandano al misterioso. Il suo cinema non si percepisce solo esclusivamente con gli occhi, ma anche attraverso un altro parametro fondamentale, il suono.

Oltre agli effetti sonori che accompagnano gli allestimenti del castello, è stato progettato a Piazza Malatesta un percorso sonoro e continua in questa maniera il museo diffuso verso la Piazzetta San Martino. Il progetto prosegue utilizzando lo spazio urbano della piazza come scena teatrale dove sarà steso, fino all’ingresso del cinema Fulgor, un tappeto di pasta vitrea che oltre ad ospitare la statua della rinocerontessa del noto film E la nave va, richiama il mare di Rimini, o meglio richiama i colori che il regista ha utilizzato nei suoi disegni raccolti nel Il libro dei sogni, per rappresentare il mare della sua città. Un rigoroso prelievo cromatico restituisce così i tre colori bluette, verde acquamarina e azzurro nella piazza.

L’ultima tappa del museo diffuso conduce a un luogo tanto caro a Federico Fellini, è dove avvenne il suo primo incontro con i film hollywoodiani, il Cinema Fulgor. Il retro dell’edificio settecentesco si arricchisce di un protiro e di un percorso coperto che attraverso la stretta via medioevale si ricollega alla facciata principale del cinema sul Corso d’Augusto.

All’interno dell’edificio un importante progetto di interni riconfigura gli spazi esistenti, finora utilizzati come uffici, per i nuovi ambienti del museo. Nel piano superiore si assiste alla demolizione dell’ultimo solaio per sviluppare un ambiente a doppia altezza che offre affacci per mezzo di sei altane.

Il nuovo ampio spazio, quasi metafisico, è raggiungibile anche dalla scala d’onore che si sviluppa parallelamente alla facciata principale del palazzo, realizzata da Giuseppe Valadier. Un diaframma in tripolina separa la scala di testata dall’ambiente a doppia altezza e conduce all’area del bar, che si contamina con la zona delle lanterne magiche e con la sequenza di sedute per lo spazio coworking.

Il nuovo museo offre differenti servizi ed un ricco archivio multimediale nel cuore di Rimini, una città che Federico Fellini, in Fare un film, sosteneva essere per lui “una dimensione della memoria” e che ha ricreato in Amarcord reinventando alcuni scenari, e rubando le immagini della vita reale per riprodurle nel tempio sacro degli studi di Cinecittà. Il ruolo cruciale dell’immaginazione, intesa come azione sull’immagine, finalizzata alla volontà ultima di creare un’autentica emozione a discapito della rappresentazione della stessa realtà così com’è, avvicina il lavoro del regista a quello dell’architetto. Un lavoro fatto di esattezza e gesti algebrici, che mira ad evocare emozioni; ed è interessante vedere come questo complesso progetto stia per giungere al termine e come nel suo processo evolutivo sia diventato un punto focale su cui convergono numerose individualità e professionalità tenute insieme da un traguardo comune, proprio come nella costruzione di un film.

Architect: Lumiere & Co [capogruppo], Anteo, Studio Azzurro, Marco Bertozzi, Anna Villari, Federico Bassi e per il progetto delle architetture e degli allestimenti: Orazio Carpenzano
[coordinamento], Tommaso Pallaria, Alessandra Di Giacomo, Studio Dismisura, Federica Cenci, Andrea Parisella, Simone Leoni, Andrea Cappucci, Giulia Giorgia Tocco, Alessio Benni, Giuliana Briulotta, SETIN srlSRP, Engineering srl, CSG PALLADIO srl, Studio Leoni srl
Location: Rimini, Italy
Sketches by ©Orazio Carpenzano

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