Leone d’Oro alla carriera Katharina Fritsch e Cecilia Vicuña
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Biennale Arte 2022: Leone d’Oro alla carriera per Katharina Fritsch e Cecilia Vicuña

La cerimonia di premiazione e di inaugurazione dell’evento il 23 aprile a Ca’ Giustinian

Leone d’Oro alla carriera Katharina Fritsch e Cecilia Vicuña
Scritto da Redazione The Plan -

Sono due donne ad aggiudicarsi i Leoni d’Oro alla carriera della Biennale Arte 2022: la scultrice tedesca Katharina Fritsch e la poetessa e artista cilena Cecilia Vicuña. Il premio verrà consegnato alle "leonesse" durante la cerimonia di inaugurazione dell’evento, sabato 23 aprile a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia.

 

La Biennale Arte 2022

La Biennale Arte 2022 è donna: i Leoni d’Oro alla carriera sono infatti stati assegnati a due artiste, Katharina Fritsch e Cecilia Vicuña. La decisione è stata approvata dal Cda della Biennale presieduto da Roberto Cicutto, su proposta di Cecilia Alemani, curatrice della 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. La premiazione si svolgerà a Ca' Giustinian il prossimo 23 aprile, durante la cerimonia di inaugurazione della Biennale Arte 2022, che resterà ai Giardini e all’Arsenale fino al 27 novembre 2022. L’edizione di quest’anno dell’evento si intitola “Il latte dei sogni/The Milk of Dreams”, prendendo il nome da un libro della scrittrice surrealista Leonora Carrington in cui, come ricorda la curatrice, si descrive «un mondo magico nel quale la vita è costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. La Mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano».

>>> Scopri le iniziative della Biennale Arte 2022

 

Chi sono le due "leonesse"

Nata nel 1956, la scultrice Katharina Fritsch vive e lavora a Wuppertal e Düsseldorf, in Germania. Appartenente alla corrente artistica NeoPop, spazia tra numerosi temi e si ispira a diverse fonti, tra cui il Cristianesimo, la storia dell'arte e il folklore. Il suo lavoro combina le tecniche della scultura tradizionale con quelle della produzione industriale. Lavora con opere su scale differenti e caratterizzate da tonalità audaci, che concepisce come fotografie tridimensionali, a cui la luce dona un aspetto disorientante e immateriale. La maggior parte delle sue creazioni sono riprodotte in serie, anche se alcune nascono come singole sculture su larga scala, ad esempio Elefant / Elephant (1987) e Rattenkönig (1993), che è stata esposta alla mostra della Biennale di Venezia nel 1999. Ha partecipato a diverse mostre internazionali d’arte e numerose istituzioni le hanno dedicato mostre monografiche in Europa e negli Stati Uniti.

Classe 1948, Cecilia Vicuña è poetessa, artista, cineasta e attivista. Vive e lavora tra New York e Santiago del Cile, dove è nata e cresciuta, prima di essere costretta all’esilio in seguito al colpo di stato contro il presidente del Cile Salvador Allende nei primi anni Settanta. Le sue opere, temporanee e multidimensionali, affrontano le preoccupazioni urgenti del mondo contemporaneo, come la distruzione dell’ambiente, i diritti umani e l'omogeneizzazione culturale. Tutto il suo lavoro è legato alla storia e cultura degli indigeni cileni ed è co-fondatrice di Oysi, società non profit con sede a New York che promuove lo scambio tra artisti, scienziati e culture orali in tutto il mondo. Le sue opere trovano spazio in numerosi centri espositivi, tra cui la Tate Modern di Londra, il MoMA e il Guggenheim Museum di New York e il Museo Nacional de Bellas Artes de Santiago del Cile (Cile). È autrice di 27 volumi di arte e poesia pubblicati negli Stati Uniti, in Europa e in America Latina; ha realizzato documentari, animazioni e poesie illustrate.

 

Le motivazioni del riconoscimento

La curatrice Cecilia Alemani racconta i profili delle due artiste vincitrici del Leone d’Oro alla carriera nelle motivazioni alla base del riconoscimento.

«La prima volta in cui ho visto un’opera di Katharina Fritsch di persona è stato proprio alla Biennale di Venezia, nell’edizione del 1999, curata da Harald Szeemann, la prima Biennale che ho visitato. L’imponente opera che occupava il salone principale del Padiglione Centrale si intitolava Rattenkönig, il re dei topi, una scultura inquietante in cui un gruppo di topi giganteschi è disposto in cerchio, le code annodate, come in uno strano rituale magico. Da quel momento in poi, a ogni incontro con una scultura di Fritsch, ho provato lo stesso senso di stupore e di attrazione vertiginosa. Il contributo di Fritsch nel campo dell’arte contemporanea e, in particolare, in quello della scultura non ha paragoni. Il suo lavoro si distingue per opere figurative al contempo iperrealistiche e fantastiche: copie di oggetti, animali e persone rese nei più minuscoli dettagli ma trasformate in apparizioni perturbanti. Spesso Fritsch modifica le dimensioni e la scala dei suoi soggetti, miniaturizzandoli o ingigantendoli e avvolgendoli in campiture di colori stranianti: è come trovarsi al cospetto di monumenti di civiltà aliene, o di fronte a reperti esposti in uno strano museo postumano».

«Cecilia Vicuña è un’artista e poetessa, e ha dedicato anni a preservare le opere letterarie di molti scrittori e scrittrici dell’America Latina, svolgendo un encomiabile lavoro di traduzione e redazione di antologie di poesie sudamericane che, senza il suo intervento, sarebbero andate perdute. Vicuña è anche un’attivista che da anni lotta per i diritti delle popolazioni indigene in America Latina e in Cile. Nel campo delle arti visive si è distinta per un’opera che spazia dalla pittura alla performance, fino alla realizzazione di assemblage complessi. Al centro del suo linguaggio artistico c’è una forte fascinazione per le tradizioni indigene e per le epistemologie non occidentali. Per decenni ha lavorato in disparte, con precisione, umiltà e ostinazione, anticipando molti dibattiti recenti sull’ecologia e il femminismo e immaginando nuove mitologie personali e collettive. La maestria di Vicuña consiste nel trasformare gli oggetti più modesti in snodi di tensioni e forze. Molte delle sue installazioni sono realizzate con materiali trovati e detriti abbandonati che l’artista intesse in delicate composizioni, nelle quali il microscopico e il monumentale sembrano trovare un fragile equilibrio: un’arte precaria, al contempo intima e potente».

 

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Location: Venezia, Italy
Date: 23 aprile 2022 - 27 novembre 2022
Photography courtesy of La Biennale Venezia

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