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Gratuite e adattabili: biblioteche pubbliche per le comunità

Stella Betts

Gratuite e adattabili: biblioteche pubbliche per le comunità
Scritto da Stella Betts -

«La storia delle biblioteche ha vissuto costanti cambiamenti e adattamenti».1 

Gratuito

Le definizioni e gli usi del termine “gratuito” sono molteplici.

Nella sfera pubblica, cos’è realmente gratuito? La risposta è: non molto, specialmente al giorno d’oggi. Negli Stati Uniti – dove vivo e lavoro con il mio partner David Leven – abbiamo accesso gratuito all’aria e, generalmente, all’acqua. In teoria, il Clean Air Act del 1963 e il Clean Water Act del 1972 garantiscono che l’aria e l’acqua siano l’una respirabile e l’altra potabile. Purtroppo sappiamo che in diverse parti del Paese questi due elementi non sempre sono stati liberamente fruibili né protetti come dovrebbero essere da questi due atti del Congresso.

Che la luce naturale sia gratuita è un diritto codificato. A New York, per esempio, le norme di edilizia residenziale sanciscono il diritto a luce e aria. In altre parole, una persona ha diritto alla luce.

Negli Stati Uniti l’istruzione primaria e secondaria è gratuita. Ogni cittadino può mandare i propri figli alla scuola pubblica dall’asilo fino al termine delle superiori. Ma, come accade con l’aria e l’acqua, va sottolineato che ci sono delle disparità; la qualità dell’istruzione cambia a seconda di dove si vive e di chi si è. Molti distretti scolastici inoltre non sono in grado di poter offrire un supporto utile al percorso educativo, come l’utilizzo delle biblioteche.

Lo spazio pubblico è gratuito. Per la maggior parte, si tratta di parchi pubblici, di strutture ricreative, di spazi urbani aperti e di edifici civici a cui si può accedere gratuitamente, come l’ufficio postale, il tribunale, il municipio e altri edifici governativi. Poi, naturalmente, c’è la biblioteca pubblica. In qualche modo, nonostante la nostra attuale cultura commercializzata, la biblioteca è rimasta un luogo gratuito dove potersi sedere, leggere, sfogliare un libro, accedere al Wi-Fi e alle informazioni, e dove poter studiare. Spesso funge anche da spazio educativo di supporto alla scuola e all’università.

Centre Pompidou, Renzo Piano e Richard Rogers, Parigi, Francia, 1971 © PD-US, Wikimedia Commons

 

Le politiche dello spazio

Il mio interesse risiede negli spazi civici gratuiti e nelle politiche che vi sottintendono, una questione che vuole andare oltre la semplice distinzione tra pubblico e privato, puntando a una profonda conoscenza delle gerarchie coinvolte e della determinazione formale e informale dello spazio. Dove si trovano gli spazi pubblici? Chi è l’utente finale? Quali soluzioni progettuali vengono adottate per renderli accoglienti, ospitali e promuovere uguaglianza, diversità e accessibilità, ovvero come favorire la realizzazione di ambienti civici più aperti e inclusivi?

Noi architetti siamo responsabili delle scelte politiche riguardanti gli spazi che creiamo: il modo in cui organizziamo, strutturiamo, progettiamo un edificio e il luogo in cui lo costruiamo, hanno il potere di modificare la relazione tra le persone, sfidare norme e convenzioni sociali prestabilite e promuovere modalità di interazione sociale più aperte e democratiche. Anche i materiali che scegliamo, per la costruzione di un nuovo edificio o per un progetto di ristrutturazione, hanno un effetto sul futuro della nostra cultura e del nostro ambiente. Per questo motivo le nostre scelte concernenti spazio e materialità sono anche scelte politiche.

Biblioteca di Brooklyn Heights, LevenBetts, New York City, USA © Gregg Richards

 

Adattamento

Adattamento: cambiamento o atto di cambiare qualcosa per renderlo idoneo a uno scopo, a un uso particolare. 
Al giorno d’oggi gli interventi di riadattamento delle biblioteche implicano numerose questioni complesse che richiedono strategie architettoniche ben coordinate. Dal momento che esigenze e requisiti sono soggetti a cambiamenti, anche la progettazione architettonica della biblioteca deve adattarsi sia per i programmi sia riguardo alle strutture alle diverse scale, della città, dell’edificio, del libro e del corpo. Questo saggio vuole polarizzare l’attenzione sull’architettura della biblioteca pubblica come parte di una più ampia promozione in favore dell’istruzione pubblica e del libero accesso alle informazioni, considerandola un edificio pubblico urbano che ospita non solo un archivio di libri accessibili gratuitamente ma anche una vasta e variegata gamma di programmi pubblici vitali per la salute delle comunità.

La domanda per noi architetti e designer è: qual è il futuro della biblioteca pubblica? Forse, parte della risposta risiede nel comprendere la storia di come essa sia diventata un’istituzione civica.

Biblioteca di Brooklyn Heights, LevenBetts, New York City, USA © Gregg Richards

 

Storia ed evoluzione della biblioteca

«La maggior parte dei tipi di biblioteche che esistono oggi affonda le proprie radici nel mondo antico: l’idea della biblioteca enciclopedica (che mirava a raccogliere tutti i libri del mondo); la biblioteca accademica; l’archivio amministrativo; la biblioteca privata e quella pubblica – tutto ha avuto inizio in Medio Oriente».2 Nel tracciare la storia della biblioteca nel saggio La biblioteca. Una storia mondiale, James W.P. Campbell scrive: «I Romani furono forse i primi a concepire l’idea di biblioteche per uso pubblico, anche se probabilmente il concetto di ciò che costituiva il “pubblico” era in qualche misura ancora limitato. La più antica biblioteca pubblica di Roma a noi nota fu fondata da Asinio Pollione nel 39 a.C. Sappiamo da fonti scritte che gli imperatori continuarono a edificare biblioteche pubbliche e che nel momento del massimo splendore dell’impero dovevano esisterne nella sola Roma 28 o 29. Vitruvio scrisse che ogni città di qualsiasi dimensione doveva averne almeno una».3

L’evoluzione e l’adattamento della biblioteca includono necessariamente la storia del libro (composto da tavolette di argilla e pietra, di legno, da fogli di papiro e infine di carta) e del modo di conservarlo ed esporlo. I libri e i vari sistemi di archiviazione hanno anch’essi avuto un impatto significativo sulla struttura architettonica delle biblioteche. L’antica biblioteca che conserva il corpus della Tripitaka Koreana in Corea del Sud, costruita nel 1251, offre un esempio eccellente di corrispondenza reciproca tra architettura dell’edificio e libro e del suo sistema di archiviazione che sfrutta strategie costruttive passive. Campbell descrive l’ingegnosità con cui nel XIII secolo si concepivano i libri (a quel tempo tavolette di legno) e i sistemi costruttivi, al fine di preservare sia la conoscenza sia la realizzazione di un riparo per gli anni a venire, offrendo una controargomentazione istruttiva indirizzata alla modernità e ai suoi sistemi tecnologici.

L’edificio conserva tavolette che si pensava «fossero state ricavate dal legno delle betulle. Ogni tavoletta è incisa sui due lati. Al termine dell’incisione le tavolette venivano verniciate con una lacca densa, grigia e velenosa, allo scopo di proteggerle dagli insetti. La perfetta conservazione delle tavolette lignee per circa 800 anni può in gran parte essere attribuita al progetto, eccezionalmente ingegnoso, dell’edificio che le custodisce.

La struttura consiste di solidi pilastri di legno posati su piattaforme di pietra per proteggerli dall’umidità. Il pavimento è fatto di strati di carbone, fango, sabbia, sale e calcare. L’edificio è circondato da un canale poco profondo che contribuisce al rapido deflusso della pioggia che cade dalla gronda sporgente del tetto a tegole, preservando così i muri dall’umidità. Questi ultimi sono intonacati per assicurare una maggiore protezione dagli elementi e presentano due livelli di aperture con finestrature lignee, accuratamente posizionate per fornire una buona ventilazione e proteggere al contempo il loro contenuto dalla pioggia sferzante e dalla neve. D’inverno la temperatura esterna scende a -20 °C mentre d’estate può salire a 35 °C. Benché gli edifici non possiedano alcun genere di riscaldamento, hanno preservato intatto il loro prezioso contenuto per innumerevoli stagioni.

La ventilazione è la chiave dello straordinario risultato di un edificio in cui l’aria circola liberamente attraverso gli spazi. In inverno la combinazione del freddo e della lacca velenosa che riveste le tavolette uccide qualsiasi insetto. D’estate “l’effetto camino” contribuisce a indirizzare l’aria attraverso le tavolette per contrastare l’umidità, peraltro ridotta anche dall’alta quota e dall’esposizione degli edifici. Nel 1971 le autorità decisero che le tavolette dovevano essere trasferite in edifici migliori, moderni e dotati di controllo climatico, dove potessero essere attentamente monitorate. Nel 1972 furono realizzati bunker-deposito in cemento in cui furono trasportate alcune tavolette, che iniziarono rapidamente a deteriorarsi, per cui il progetto fu abbandonato ed esse vennero ricollocate negli edifici originali».4

Durante il XV e il XVI secolo, lo sviluppo della produzione della carta e del processo di stampa – nonché la pubblicazione in massa dei libri – modificò sia le dimensioni e il design delle biblioteche, sia la scelta degli arredi e degli scaffali che dovevano contenere raccolte sempre più ampie. Il processo di adattamento ed evoluzione della biblioteca continuò per tutto il XVII e il XVIII secolo, periodo in cui si trasformò in una tipologia dominata da una cupola, con forme curve e un sistema di scaffalature integrato nelle pareti: un luogo creato non solo per ospitare libri ma anche per impressionare i visitatori con uno stile elaborato, ricco di decorazioni, destinato alle biblioteche reali e delle classi sociali più elitarie. In questo periodo nacquero anche molte biblioteche ecclesiastiche ospitate nei monasteri. 

Nel XIX secolo, in molte parti del mondo, la divulgazione dell’editoria libraria e la nascita di grandi biblioteche laiche e nazionali trasformarono la biblioteca. I libri non venivano più pubblicati in quantità limitate per un pubblico elitario e le collezioni aristocratiche non erano più la norma. La possibilità di stampare grandi quantità di libri richiese una riorganizzazione degli spazi, con accesso diretto alle raccolte, definendo in tal modo la funzione della biblioteca quale servizio pubblico. Questo cambiamento interessò anche l’aspetto esterno e gli spazi urbani adiacenti. Una delle prime ad assomigliare a una biblioteca pubblica moderna fu la Bibliothèque Sainte-Geneviève di Henri Labrouste a Parigi (1850), che accoglieva un ampio ventaglio di pubblicazioni e dava accesso a un pubblico molto vasto al quale in precedenza era negato l’ingresso alle collezioni private. Questa situazione fu resa possibile grazie alla crescita dell’editoria libraria e all’avvento delle lampade a gas, che permisero di tenere aperta la biblioteca anche la sera, consentendo agli studenti universitari e ai lavoratori di accedere gratuitamente ai libri garantendo loro un luogo di lettura silenzioso. «L’ubicazione della biblioteca nel Quartiere Latino di Parigi ne influenzò il design, pensato più per studenti che per specialisti».5

Da un punto di vista spaziale e strutturale, questa tipologia di biblioteca rappresentò un’innovazione per l’utilizzo del ferro e della ghisa, allontanandosi dalle più classiche strutture in mattoni. Il ricorso a questo materiale ignifugo permise inoltre l’ampliamento della sala di lettura in senso verticale.

Tuttavia, come affermato da Campbell, il ferro non fu «un’idea di Labrouste e non era nemmeno la prima volta che tale materiale veniva impiegato nella costruzione di una biblioteca. E […] non si trattava neppure della prima biblioteca illuminata a gas o della prima a ospitare scaffalature […]. L’originalità della Bibliothèque Sainte-Geneviève risiede nel modo in cui Labrouste ha combinato questi elementi attuali e li ha utilizzati apertamente, anziché nasconderli sotto forme tradizionali».6

Il suo carattere informale, in termini di apertura a un numero maggiore di visitatori e di approccio all’architettura stessa, la rese un progetto rivoluzionario.

Biblioteca di East Flatbush, LevenBetts, New York City, USA - Edificio prima dell’intervento di LevenBetts, 1988 © LevenBetts

 

Le biblioteche pubbliche negli Stati Uniti

Soltanto 30 anni dopo la realizzazione della biblioteca di Labrouste, il filantropo scozzese-americano Andrew Carnegie diede inizio, a partire dal 1880, a una campagna per l’edificazione di biblioteche gratuite in tutti gli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Irlanda, Canada e in molte altre parti del mondo. Quasi come i Romani che lo precedettero 1600 anni prima, scelse di costruire queste biblioteche in piccoli centri urbani e nei quartieri meno serviti, non solo nelle grandi città.

Negli Stati Uniti, questa operazione trasformò la biblioteca sotto diversi aspetti, in primis perché fu resa accessibile al grande pubblico (e ai lavoratori) e non più soltanto alla classe benestante. Carnegie, inoltre, «creò un modello di comportamento filantropico basato sui principi della sua Fondazione, andando a influire sulla forma delle biblioteche sovvenzionate dai fondi della Carnegie».7

Abigail Van Slyck fornisce un’analisi dettagliata delle biblioteche di Carnegie nel suo libro Free to All: Carnegie Libraries & American Culture 1890 – 1920, da cui proviene gran parte di quanto segue.

«“La principale considerazione dovrebbe essere quella di aiutare coloro che si aiuteranno da soli; fornire a chi desidera migliorarsi o elevarsi parte degli strumenti e gli aiuti con cui poterlo fare; fornire assistenza; ma raramente o mai fare tutto”. Andrew Carnegie, “Wealth” (1889)».8

Nel corso di circa 30 anni, la Fondazione Carnegie costruì 1.946 biblioteche negli Stati Uniti. Per realizzare questo progetto di ampio respiro, Carnegie perseguì i suoi obiettivi filantropici con una visione imprenditoriale.

Questo fatto ebbe conseguenze rilevanti per la biblioteca pubblica. In primo luogo cambiò la struttura, da complessa e decorata, costruita con fondi privati, essa diventò relativamente semplice e finanziata parzialmente attraverso partenariati con le amministrazioni e le comunità locali. Gestendo la sua filantropia come un’impresa in partenariato con il pubblico e costruendo contemporaneamente numerose biblioteche in tutto il Paese, diventò indispensabile assumersi una responsabilità fiscale e stabilire criteri e sistemi standardizzati per l’organizzazione e la costruzione di queste strutture.

«Carnegie stabilì procedure precise sotto forma di accordi contrattuali formali con le singole città […] e fece della sua Fondazione la forza motrice dell’intera missione filantropica».9

La Fondazione Carnegie impostò partnership, collaborò con architetti locali e creò team di consulenti di supporto a queste operazioni, dando vita a biblioteche più modeste, spesso di scala ridotta ma più aperte e informali. Le modifiche alla pianta tradizionale ridussero le gerarchie interne dell’organizzazione stessa dell’edificio. Nei primi modelli la separazione tra gli utenti era più marcata mentre nelle biblioteche più al passo con i tempi la disposizione era più casuale e informale.

Un altro aspetto che fu preso in considerazione fu l’ubicazione delle biblioteche comunali, una contingenza che ebbe grande impatto sulla pianificazione dello spazio urbano. Nei primi anni del Novecento, Carnegie diede maggiore importanza al finanziamento di sedi distaccate rispetto a quelle centrali. Egli infatti «si concentrò sulla costruzione di succursali per “avvicinare i libri alle case delle persone”. La Fondazione favorì quel tipo di decentramento istituzionale, a cui anelavano i bibliotecari più progressisti e i funzionari comunali, che incontrava il favore delle popolazioni di recente immigrazione».10 «Questo decentramento della biblioteca al di fuori dei centri urbani in quartieri periferici ebbe un forte impatto su donne, bambini, minoranze e lavoratori che storicamente non avevano accesso – o lo avevano in modo ridotto –
alle biblioteche».11

«Nell’ultimo quarto del XIX secolo, la biblioteca pubblica divenne un elemento sempre più presente nel paesaggio urbano delle grandi città americane. Oltre ai parchi pittoreschi, ai musei, ai teatri e persino ai grandi magazzini, anche le biblioteche diventarono parte del rapido aumento di spazi urbani progettati per mitigare i momenti più difficili della vita quotidiana. Nel loro insieme, queste istituzioni trasformarono il volto delle città americane offrendo spazi pubblici (e semipubblici)».12

Oltre ad aprire al pubblico la biblioteca, rendendola più accessibile, Carnegie facilitò anche l’accesso agli scaffali stessi; fino ad allora infatti bisognava consultare il catalogo e chiedere al bibliotecario di reperire il libro dall’archivio. Con questo nuovo approccio, chi lo desiderava poteva prelevare in autonomia il libro dagli scaffali. Alla pari del suo contemporaneo F. W. Woolworth, che cambiò per sempre la modalità di acquisto degli americani rendendo nei suoi negozi la merce direttamente accessibile, a disposizione dei clienti, Carnegie permise ai visitatori delle biblioteche di consultare liberamente il materiale librario. Con quasi 2.000 biblioteche costruite nel corso di circa 50 anni, Carnegie creò una sorta di “catena” di biblioteche pubbliche laddove in precedenza il loro numero era molto inferiore e la loro dislocazione principalmente nelle grandi città.

È importante sottolineare che negli Stati Uniti durante la segregazione razziale, che negava agli afroamericani l’accesso alle biblioteche pubbliche, Carnegie aggirò la legge finanziando biblioteche separate per la loro comunità. «Nel 1908 a Louisville, in Kentucky, venne costruita la prima biblioteca loro destinata».13 

Come si evince da quanto sin qui esposto, il nuovo modello di biblioteca pubblica – specialmente delle sedi staccate – costituisce, nella forma e struttura, nel posizionamento in comunità locali più piccole, nell’organizzazione più aperta e informale e nell’accesso libero agli scaffali, un adattamento innovativo rispetto alle tipologie precedenti.

Foto storica, 1952 © Brooklyn Public Library

 

Le biblioteche di Carnegie a New York City

Nel 1899, «Carnegie donò oltre 5 milioni di dollari alla Città di New York esplicitamente per costruire 66 sedi distaccate destinate a integrare l’attività della biblioteca centrale».14 Oltre ad aver avvicinato le biblioteche alle case, «le sale di lettura si affacciavano sul marciapiede come vetrine di negozi, in modo che i passanti potessero vedere i lettori» ed essere attirati all’interno grazie a una facciata più accessibile e accogliente.15

Da quel momento, il numero di biblioteche a New York è aumentato in maniera significativa. Al giorno d’oggi se ne contano 92 a Manhattan e Staten Island, 60 a Brooklyn e 62 nel Queens. Ogni distretto ha una sola biblioteca centrale e una serie di sedi distaccate destinate a comunità più piccole.

 

La biblioteca del XX secolo

Nel XX secolo le biblioteche pubbliche erano principalmente contenitori di raccolte di libri in costante crescita, con ampie sale di lettura e spazi pubblici. Un’eccezione significativa è il Centre Pompidou a Parigi (1977) di Renzo Piano e Richard Rogers, la cui struttura e il cui programma si discostavano completamente dalla biblioteca tradizionale. Era stato progettato per ospitare più funzioni – una nuova biblioteca pubblica, un centro per l’arte contemporanea e uno di ricerca musicale – ma ha creato con il suo design “inside-out” un'immagine del tutto nuova di edificio civico rivolto verso una grande piazza. La collocazione dell’edificio con il suo spazio pubblico raccorda in modo esemplare l’antico concetto di unione tra architettura civica e la sua città con le teorie moderne di fluidità urbana.

All’inizio del XXI secolo si è delineato un nuovo modello di biblioteca. Uno degli esempi più notevoli di questa nuova concezione è la Mediateca di Sendai, in Giappone, di Toyo Ito (2001). Nel 1989 la città di Sendai avviò uno studio per lanciare un concorso aperto con l’obiettivo di creare un nuovo concetto di biblioteca dedicato alla cultura, comprensivo di biblioteca, cinema, caffetteria e galleria d’arte. La biblioteca come istituzione non era più destinata esclusivamente ai libri ma era diventata un centro multimediale di informazioni e un ritrovo per la comunità. Nell’idea progettuale di Ito, l’ambiente era «fluido e senza barriere», sia nelle funzioni sia nella struttura. Come il Centre Pompidou, il progetto ospitava una biblioteca ma anche una galleria d’arte aperta al pubblico e un centro multimediale dedicato a persone con disabilità visiva e uditiva. L’intento del progettista era creare un luogo pubblico privo di gerarchie, uno spazio civico aperto in cui si dissolvevano i confini tra la città e l’edificio e i tradizionali servizi bibliotecari venivano integrati con servizi per la comunità. Un secondo progetto interessante ha saputo rispecchiare gli obiettivi della biblioteca del XXI secolo, unendo funzioni diverse in ampi spazi pubblici aperti, garantendo al contempo flessibilità per cambiamenti futuri. Nel 2004, pochi anni dopo Sendai, OMA ha completato la biblioteca pubblica di Seattle, nello stato di Washington. Da quel momento, l’architettura della biblioteca non è più stata la stessa.

Biblioteca di East Flatbush, LevenBetts, New York City, USA © LevenBetts

 

Cinque biblioteche distaccate a New York City

Al momento con il nostro studio, LevenBetts, stiamo lavorando alla nostra quinta biblioteca pubblica, per un totale di quattro appartenenti alla rete di biblioteche pubbliche di Brooklyn e una del Queens. Si tratta di distaccamenti destinati a singole comunità con particolari esigenze e requisiti. Diversamente dalle biblioteche centrali, queste sono generalmente più piccole e informali, con una programmazione condivisa e spazi sovrapposti, per poter soddisfare un insieme più ampio e diversificato di attività centrate sulla comunità. Ognuna delle nostre biblioteche è un adattamento di un edificio esistente. In alcuni casi, l’intervento di riqualificazione è radicale e richiede modifiche sostanziali di funzione e organizzazione; in altri casi, si limita a un nuovo prospetto o a una nuova disposizione delle finestrature. Elementi fondamentali di ogni progetto sono la luce naturale, la revisione dei materiali edili e la scelta dei sistemi costruttivi necessari per migliorare le performance (con strategie a basso impatto ambientale) e per ridurre l’impronta dell’edificio.

Biblioteca di East Flatbush, LevenBetts, New York City, USA © Naho Kubota

 

La storia della biblioteca pubblica di Brooklyn 

«La fondazione della biblioteca pubblica di Brooklyn (BPL) risale a un atto legislativo del 1892 che imponeva “la costruzione e il mantenimento di una biblioteca e sala di lettura” nel distretto indipendente di Brooklyn. Agli inizi del XX secolo furono costruite numerose biblioteche grazie a un investimento di 1,6 milioni di dollari da parte dell’imprenditore Andrew Carnegie, la cui eredità è tutt’oggi visibile nei quartieri di questo distretto, dove 18 delle sue 21 biblioteche originali sono tuttora in servizio.

A metà del XX secolo l’offerta bibliotecaria si è ampliata con la costruzione di sedi distaccate a uso di quartieri nuovi e meno serviti. Molte delle nuove biblioteche sono state costruite durante l’amministrazione del sindaco John Lindsay e sono riconoscibili grazie alla pianta funzionale, semplice e aperta.

Oggi il sistema bibliotecario della BPL è uno dei più ampi del Paese, con 61 succursali a servizio di un distretto con 2,7 milioni di abitanti. La biblioteca è una delle istituzioni civiche, culturali ed educative più importanti di New York, con una raccolta di quattro milioni di documenti e un’affluenza annuale di quasi nove milioni di persone. Con una sede distaccata nel raggio di mezzo miglio dalla maggior parte dei residenti di Brooklyn, la BPL è unica nel suo genere per offerta culturale, programmi di alfabetizzazione, anche digitale, servizi extrascolastici e corsi formativi per lavoratori. In un distretto caratterizzato da un’ampia disparità economica, in cui le spese per i beni di prima necessità hanno spesso la priorità su quelle per le opportunità di arricchimento culturale, la BPL è uno spazio democratico in cui gli utenti di qualsiasi livello economico – e le loro famiglie – possono scegliere tra programmi culturali e formativi di un’ampia gamma di discipline».16

 

1. La biblioteca temporanea di Brooklyn Heights, Brooklyn

Nel 2018, nell’ambito della riqualificazione della sede distaccata di Brooklyn Heights, siamo stati incaricati di progettare una biblioteca all’interno della cattedrale di Nostra Signora del Libano a Brooklyn come sede temporanea, mentre quella permanente era in fase di costruzione. La sfida consisteva nel creare una biblioteca all’interno di una chiesa, fornendo a entrambe le comunità un senso di identità e di luogo. Era inoltre necessario rinforzare la struttura e i sistemi infrastrutturali.

La strategia progettuale era semplice: massimizzare l’apertura dello spazio esistente, fornire spazi privati allo staff della biblioteca e sale riunioni per la comunità. Abbiamo scelto di usare un’unica parete semitrasparente – che abbiamo chiamato “BookWorm” – che si espande alle estremità, formando spazi privati dotati di luce naturale e aria fresca, e creando al centro un’ampia sala pubblica condivisa dove leggere, studiare e sfogliare libri.

Sulla parete è riportata la poesia di Walt Whitman del 1856 intitolata Crossing Brooklyn Ferry, dedicata a questo quartiere, che crea un legame con la storia del luogo.

Biblioteca di East Flatbush, LevenBetts, New York City, USA © Naho Kubota

 

2. La biblioteca di East Flatbush, Brooklyn

«In seguito a una serie decennale di dibattiti e al desiderio della comunità di avere una biblioteca tra Brownsville e Rugby, nel 1945 fu costruita la sede distaccata di East Flatbush all’interno di un negozio su Linden Boulevard. Lo spazio si rivelò presto inadeguato per far fronte a una comunità in rapida crescita e il 30 ottobre 1952 fu inaugurata una biblioteca di circa 300 m2 all’interno di un nuovo edificio, nella sede attuale. In pochissimo tempo la nuova sede di East Flatbush diventò una delle più frequentate.

Nel 1961 le dimensioni dell’edificio raddoppiarono ma non fu abbastanza per ospitare la comunità in crescita. Nel 1988, a novembre, la filiale è stata chiusa e l’edificio demolito, a eccezione di una parete e di parte della copertura. Il Department of General Services della Città di New York decretò la costruzione di un nuovo edificio, dotato di nuovi arredi e attrezzature.
Oggi questa sede accoglie numerosi lettori fedeli; i bambini e i giovani adulti costituiscono circa il 70% degli utenti».17

Gli ultimi lavori di adeguamento della biblioteca sono iniziati diversi anni fa, quando il nostro studio è stato incaricato dalla Città di New York e dalla BPL del restauro della facciata esterna, della copertura e degli interni. Abbiamo iniziato una serie di colloqui con i bibliotecari e di incontri con la comunità di East Flatbush, che hanno messo in luce le necessità specifiche del quartiere. Alla nuova biblioteca, per valorizzarla, servivano più spazi di incontro per adulti, adolescenti e famiglie e ambienti più numerosi per i programmi di lettura dedicati ai bambini. 

Il prospetto dell’edificio esistente era poco accogliente e con scarsa visibilità dalla strada; all’interno inoltre non arrivava la luce naturale. Abbiamo adottato un triplice approccio: innanzitutto abbiamo voluto creare una facciata più aperta e invitante, un collegamento diretto con la strada e con la comunità, e dare visibilità alla sala di lettura. In secondo luogo abbiamo portato all’interno quanta più luce naturale possibile. Essendo una biblioteca a un solo piano, circondata da edifici di altezza ridotta, abbiamo potuto ristrutturare la copertura e ricavare sei grandi lucernari orientati a nord che forniscono luce naturale e viste sul cielo alla sala di lettura centrale. Infine, la pianta dell’edificio è organizzata a partire da questo spazio centrale illuminato naturalmente, da cui si dipartono gli altri ambienti (sale riunioni aperte al pubblico e uffici riservati allo staff e ai bibliotecari). Tutte le sale godono di luce diretta o la condividono con lo spazio centrale, garantendo uniformità di luce in tutta la biblioteca. Abbiamo dato così a ogni ambiente la stessa luce e vista.

Biblioteca di Red Hook, LevenBetts, New York City, USA © LevenBetts

 

3. La biblioteca di Red Hook, Brooklyn

L’edificio che ospitava in origine la biblioteca di Red Hook rientrava nei progetti di Carnegie del 1915. Purtroppo «nel 1946, dopo aver subito ingenti danni a causa di un incendio, la biblioteca fu costretta a chiudere e l’edificio demolito poco dopo».18 Nel 1975 è stata costruita una nuova biblioteca sullo stesso sito, a cui tuttavia il 22 ottobre 2012 l’uragano Sandy ha provocato danni ingenti. Tra incendi e inondazioni, la sede di Red Hook ha avuto una storia travagliata.

Gli obiettivi del nostro attuale progetto di adattamento e ristrutturazione della biblioteca, che si trova in corrispondenza di un importante incrocio nel quartiere Red Hook a Brooklyn, rispecchiano quelli descritti nei due precedenti progetti: il prospetto, non più parete chiusa e inaccessibile, è stato aperto su tutti i lati, collegandolo alla strada e al quartiere adiacente. Il progetto tuttavia presentava una sfida in più, in quanto ubicato in una zona dichiarata “a rischio inondazioni” dal FEMA: la ristrutturazione doveva quindi prevedere strategie di contenimento, da un punto di vista sia architettonico sia paesaggistico. Per questo motivo il pavimento è stato sollevato rispetto al livello di piena e il tetto alzato per aumentare l’altezza interna. La biblioteca è inoltre progettata per un basso consumo energetico grazie ai pannelli solari in copertura e a un involucro ad alta efficienza; soluzioni che la rendono la prima della rete della BPL a zero emissioni.

La biblioteca è dotata anche di un giardino per la lettura all’aperto dedicato ai bambini e la facciata è composta da mattoni grigio chiaro con motivo a scacchiera alternati a schermi perforati. Il “volto” pubblico della biblioteca fornisce una nuova identità civica alla comunità di Red Hook. L’edificio è attualmente in costruzione e il completamento è previsto per il 2024.

 

Biblioteca di Borough Park, LevenBetts, New York City, USA © LevenBetts4. La biblioteca di Borough Park, Brooklyn

Costruita nel 1955, la biblioteca di Borough Park è una delle più frequentate di Brooklyn. L’edificio si sviluppa su tre livelli. Il nostro progetto prevedeva la creazione di più spazi per programmi dedicati ad adulti, adolescenti e bambini. Inoltre, come nella biblioteca di Red Hook, abbiamo ricavato anche qui un giardino pubblico dove poter leggere. La struttura esistente, compresa quella del piano inferiore, è stata mantenuta, così come i solai e la copertura. Al piano terra la nuova facciata è rivestita in pannelli di GFRC e presenta ampie vetrate rivolte verso la strada e il giardino, aprendo la biblioteca alla comunità.

Biblioteca comunitaria di Baisley Park, LevenBetts, New York City, USA © LevenBetts

 

5. La biblioteca comunitaria di Baisley Park, Queens

A South Jamaica, nel Queens, si trova l’ultima delle cinque biblioteche, un distaccamento di quella pubblica del Queens, che comprende un sistema di 62 sedi distribuite all’interno del distretto. Nel 1992 l’Ufficio del censimento degli Stati Uniti ha dichiarato il Queens uno dei quartieri etnicamente più diversificati degli Stati Uniti. La biblioteca comunitaria di Baisley Park ha un solo piano ed è stata costruita originariamente nel 1970. Come molte altre biblioteche costruite in quell’epoca in una New York caratterizzata da disparità economiche e sociali, l’architettura preesistente ricorda un fortino rivolto verso l’interno, con le spalle voltate alla città e alla strada. Solide mura di mattoni racchiudono l’edificio su tre lati, separandolo dalla comunità di South Jamaica a cui è dedicato.

Il nuovo ingresso è stato spostato verso l’angolo, creando così una facciata più aperta e accogliente che presenta una serie di aperture circolari; il cortile adiacente, vuoto e abbandonato, fungerà da accesso al giardino con sedute all’aperto. In questo modo il quartiere avrà a disposizione uno spazio pubblico fuori e dentro la biblioteca. All’interno, la sala di lettura centrale e quella dedicata alla lettura per i bambini sono illuminate da una serie di lucernari.

 

Qual è il futuro della biblioteca pubblica?

Come abbiamo visto, oggi la biblioteca pubblica non punta più a essere la tradizionale grande sala di lettura piena di pile di libri; si prediligono invece l’integrazione di più programmi sociali, di spazi creativi e per la formazione professionale, corsi di alfabetizzazione o di artigianato e programmi doposcuola per i bambini. Tutte queste attività aggiuntive stanno trasformando l’architettura della biblioteca e il suo ruolo come spazio civico nella città.

Qual è la posta in gioco per il futuro della biblioteca pubblica? I nuovi cambiamenti sociali, ecologici e tecnologici offrono l’opportunità di ripensarne l’architettura. La biblioteca – specialmente un distaccamento – può essere un vero e proprio edificio urbano, al servizio della comunità, non solo dal punto di vista programmatico, ma può offrire anche un design integrato e a bassa materialità unito a interfacce urbane naturali in cui lo spazio civico va oltre il confine interno/esterno. Questi edifici devono essere organizzati in modo da promuovere la trasparenza e la consapevolezza della diversità degli spazi, fornendo al contempo la necessaria privacy e concentrazione. La loro rivitalizzazione deve scaturire da una profonda conoscenza della struttura esistente, massimizzando le opportunità che possono esprimere, e devono essere progettate secondo i più elevati standard operativi, riducendo la quantità di carbonio incorporato nelle parti aggiunte. In contesti – come quello in cui ci troviamo a New York – dove le strutture fisiche delle biblioteche esistenti hanno superato la loro durata utile, l’immagine pubblica di queste architetture deve riflettere le ambizioni progettuali del presente e proiettarsi nel futuro.

Come architetti e progettisti, queste ambizioni ci impongono di agire. Abbiamo la competenza e la responsabilità di applicare questi cambiamenti ai nostri edifici. Mai come oggi le biblioteche pubbliche sono l’esempio più importante di spazi equi, accessibili, aperti, inclusivi e gratuiti per tutte le persone, base per l’apprendimento e luogo dove sentirsi parte della comunità.

Essendo tra gli ultimi spazi civici veramente gratuiti, dobbiamo sostenere le nostre biblioteche pubbliche, in particolar modo quelle di quartiere, luoghi di comunità che danno alle persone che desiderano ampliare le loro conoscenze e interagire accesso gratuito a spazi, libri e informazioni.

 

Ringraziamenti

Questo saggio è un’estensione di un corso avanzato che ho tenuto alla School of Architecture dell’Università di Yale nella primavera del 2020 e della successiva pubblicazione del libro Reimagining the Civic (New York: Actar, 2022).
Vorrei ringraziare il mio partner, David Leven, e mio fratello, Paul Betts, per l’aiuto fornitomi durante la stesura del testo. 

 

1 James W.P. Campbell, La biblioteca. Una storia mondiale, trad. Luigi Giacone, Chiara Veltri (Chicago: University of Chicago Press, 2013), 15.
2 Ibid., 37.
3 Ibid., 47, 55, 57.
4 Ibid., 63, 64.
5 Neil Levine, “The Public Library at the Dawn of the New Library Science: Henri Labrouste’s Two Major Works and Their Typological Underpinnings”, Corrine Belier, Barry Bergdoll, Marc Le Coeur, Henri Labrouste: Structure Brought to Light (New York: Museum of Modern Art, 2013), 166.
6 Campbell, La biblioteca, 228.
7 Abigail A. Van Slyck, Free to All: Carnegie Libraries & American Culture 1890 – 1920 (Chicago: University of Chicago Press, 1995), xxv.
8 Ibid., 10.
9 Ibid., 22, 23.
10 Ibid., 79.
11 Ibid., 76.
12 Ibid., 66.
13 George S. Bobinski, Carnegie Libraries: Their History and Impact on American Public Library Development (Chicago: American Library Association, 1969), 80.
14 Van Slyck, Free to All, 102.
15 Ibid., 117.
16 Sito della Brooklyn Public Library
17 Ibid.
18 Ibid.

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