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Acero, ciliegio e quercia rossa: una mostra per scoprire i legni sostenibili

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Scritto da Redazione The Plan -

Nasce dall’amore per il legno Forest Tales, un’antologia di mobili in legno di latifoglia sostenibile, selezionati tra gli ultimi progetti di American Hardwood Export Council (AHEC), una delle prime realtà a introdurre un modello di Life Cycle Assessment per i legni di latifoglia e impegnata da oltre 30 anni nella promozione del legno americano in Europa. L’esposizione che “racconta la foresta”, curata e progettata da Studio Swine, è andata in scena a giugno alla Triennale di Milano in occasione del Fuorisalone 2022. Celebrando i progetti più recenti di AHEC, la mostra da un lato intende fornire una piattaforma globale ad arredi che non sono ancora stati presentati al pubblico su larga scala, avendo visto la luce negli anni della pandemia, dall’altro lancia un forte richiamo a riflettere su come i designer e l’intero settore siano chiamati a confrontarsi con i cambiamenti climatici e la necessità di porre fine alla cultura usa e getta.

L’allestimento della mostra Forest Tales alla Triennale di Milano

La spinta verso una nuova prospettiva è parte integrante dell’installazione, per la quale Studio Swine ha scelto di riutilizzare casse multiuso per esporre, spedire e riporre in magazzino i pezzi in mostra. L’immagine presentata ai visitatori all’ingresso dell’esposizione è infatti quella di tante casse impilate, con i vari arredi esposti sopra, sotto e accanto, su diversi livelli: un concept mirato a ottenere la massima attenzione con il minimo impatto ambientale. Così, l’allestimento prende posizione contro ogni genere di spreco, portandosi il più vicino possibile a zero emissioni di carbonio e citando al tempo stesso la pellicola che l’American Film Institute ha posto in cima alla lista dei cento film americani più importanti di sempre. Si tratta dei fotogrammi iniziali di Quarto potere (1941), il lungometraggio di Orson Welles, in cui gli effetti personali del protagonista, il magnate della stampa Charles Foster Kane, sono visibili appunto in mezzo a una moltitudine di casse di legno da imballare.

Tre legni sostenibili, quattro progetti e 22 arredi, firmati da designer sia affermati sia emergenti: sono questi i numeri di Forest Tales. Ognuno degli arredi esposti, provenienti da quattro diversi progetti, è stato realizzato con una – o più – fra tre varietà di legno di latifoglia americana: l’acero, il ciliegio e la quercia rossa. Si tratta di legni versatili e in grado di rinnovarsi rapidamente, ma sottoutilizzati dall’industria del design, in quanto non alla moda o semplicemente poco conosciuti. Forest Tales lancia dunque un appello, o piuttosto un monito, in favore di un maggior utilizzo di questi legni sostenibili, che crescono a una velocità superiore a quella con cui vengono raccolti. Il tutto con l’obiettivo di arrivare a una gestione delle risorse «più ponderata e responsabile», per usare le parole di David Venables, direttore di AHEC Europa, senza rinunciare a prodotti in grado di combinare estetica, durata e praticità.

L’allestimento della mostra Forest Tales alla Triennale di Milano

Queste tre essenze lignee rappresentano il filo conduttore dei quattro progetti dai quali Studio Swine ha attinto per comporre l’allestimento: Connected, nell’ambito del quale nove designer di fama mondiale hanno creato tavoli e sedie in risposta alla condizione di isolamento imposta dal Covid; Discovered: Designers for Tomorrow, che ha visto impegnati invece 20 talenti emergenti del design internazionale; Slow Design for Fast Change, che ha riunito nove giovani designer provenienti dai Paesi di lingua tedesca (Germania, Austria, Svizzera); A Seat at the Table, un’iniziativa promossa insieme all’azienda brianzola Riva 1920, specializzata nei mobili in legno massello, che ha portato alla selezione di quattro designer italiani emergenti e dei loro progetti per quattro tavoli, innovativi ed ecologici. I design vincitori della prima edizione di questo concorso dedicato ai giovani talenti italiani sono Ilenia Viscardi con Alter Ego, tavolo in acero americano, Alessandro Gazzardi con Morso, tavolo in ciliegio che può essere costruito senza bisogno di attrezzi, Federico Degioanni con Libra, tavolo in quercia rossa, ispirato alla forma di una libellula, e Matteo Benedetti con Navalia, un altro tavolo sempre in quercia rossa. Allargando lo sguardo sul panorama internazionale, tra i pezzi in acero esposti in Forest Tales figurano Stem, il tavolo biofilico di Heatherwick Studio, Ikare, un sistema di scaffalature espandibili con giunzioni prive di colla, ideato da Taiho Shin, e gli sgabelli impilabili Nordic Pioneer di Maria Bruun. Leftover Synthesis di Simon Gehring, una sedia che utilizza gli scarti di produzione, comprende invece tutte e tre le essenze lignee, mentre combinano ciliegio e quercia rossa le composizioni di tavolo e sedute Humble Administrator’s Chair and Table dello stesso Studio Swine e The Kadamba Gate di Ini Archibong, che si ispira al Giant’s Causeway, ossia il “Selciato del Gigante”, un affioramento roccioso naturale situato sulla costa nord-orientale irlandese.

L’allestimento della mostra Forest Tales alla Triennale di Milano Tavolo The Kadamba Gate in ciliegio americano, quercia rossa e quercia rossa termicamente modificata, design Ini Archibong 10,12. Il designer con David Venables, Direttore europeo di AHEC

Maestri artigiani per creazioni ispirate dalla natura

Intervista a Ini Archibong

The Kadamba Gate rimanda all’immagine delle colonne esagonali di basalto del Giant’s Causeway: da dove arriva l’idea di trarre ispirazione dal monumento naturale irlandese?
Nel mio lavoro, mi rivolgo sempre alla natura per trarre ispirazione, con l’obiettivo di creare qualcosa di magico e fuori dall’ordinario. Quando il seme di un’idea germoglia nella mia mente, lascio che attecchisca dentro di me e aspetto che cresca: così funziona il mio processo creativo.
Di volta in volta, cerco luoghi speciali in giro per il mondo che stimolino la mia immaginazione, siti naturali in cui si può vivere un’esperienza spirituale. In questo caso, ho fatto una ricerca tra le formazioni rocciose e, quando mi sono imbattuto nel Giant’s Causeway, ho pensato che rappresentasse molto bene l’idea della terra che si innalza verso il cielo. Un’immagine quasi sovrannaturale, che rimanda anche a quella degli alberi di un bosco, creando così una connessione con il materiale da utilizzare per l’opera, il legno.

Il tema dell’installazione Connected, da cui è tratta la combinazione di arredi The Kadamba Gate, era legato alla personale esperienza dei designer durante il lockdown e basato sui nuovi modi di vivere e lavorare insieme a distanza, operando da uffici spesso improvvisati in casa. Come ha vissuto questa esperienza e come l’ha trasferita nel design di questo pezzo?
Mi sono chiesto cosa significasse essere connessi nel 2020 e ritrovarsi isolati in una piccola città in Svizzera (Ini Archibong abita a Neuchâtel, ndr). Poi, ho cercato di trasferire questo sentimento in un brano musicale e, focalizzandomi su alcuni passaggi di questo brano, ho avuto l’idea per tradurlo in un oggetto di design. Nel periodo del Covid, con il lockdown e il lavoro da casa, la natura è diventata ancora più importante per me di quanto non fosse già in precedenza e ho iniziato a vederla un po’ come il mio nuovo ufficio.
The Kadamba Gate è un tavolo con sedute per esterni, che rispecchia questa idea, consentendo di evadere dai confini domestici e proiettarsi verso il cielo. Inoltre, l’arredo è realizzato con elementi in legno di recupero, che vengono trattati e assemblati in modo da ottenere un risultato sorprendente: un percorso di rinascita analogo a quello che siamo chiamati a compiere dopo la pandemia.

Oltre al legno di ciliegio e a quello di quercia rossa, per The Kadamba Gate sono stati utilizzati diversi altri materiali: che significato assume questa commistione?
Faccio sempre del mio meglio per abbinare materiali differenti in modi inaspettati, tenendo conto che ci sono requisiti da rispettare sul piano tecnico e prestazionale. In questo caso, per esempio, trattandosi di un arredo per esterni, era necessario prevedere una soluzione per lo scolo delle acque piovane. Così, accanto al legno come materiale principale, ho inserito questi dettagli in ottone rimovibili, che da un lato rimandano all’immagine dei frutti sugli alberi – e simboleggiano anche i frutti dell’immaginazione – e dall’altro fungono da sistema drenante.

Il suo è uno dei soli arredi della mostra Forest Tales a presentare una verniciatura colorata che si stacca con decisione dalla tonalità naturale del legno. Quali sono le ragioni dietro questa scelta?
Anche qui c’è una ragione concettuale – con il colore verde si intendono richiamare le foglie degli alberi – accanto a un’esigenza di ordine pratico: il top del tavolo è infatti rifinito con una finitura epossidica lucida che assicura la protezione dagli agenti atmosferici. Con quest’opera volevo realizzare qualcosa di speciale e, sia in termini di colori sia di materiali, ho colto l’occasione per esplorare nuove soluzioni che consentissero di costruire un arredo adeguato all’utilizzo outdoor.

I suoi genitori sono originari della Nigeria, lei è cresciuto a Pasadena, in California, e oggi abita e lavora a Neuchâtel, in Svizzera: come si riflettono queste diverse culture nelle sue creazioni, se si rispecchiano in esse?
È impossibile che non siano rappresentate nelle mie opere: tutto ciò che creo riflette quello che sono e quello che mi rende tale, anche se non intraprendo un processo esplicito per evidenziare le mie diverse esperienze di vita e le differenti culture che le connotano. Le cromie vivaci di The Kadamba Gate ricordano quei colori vivaci tipici dell’Africa che ho sempre avuto intorno a me. Oppure, pensando alla California, la forma e la finitura del tavolo rimandano all’immagine di una tavola da surf. O ancora, la Nigeria, la California e la Svizzera sono tutti luoghi pieni di alberi e di vegetazione.

Tecnologia e artigianalità: come interagiscono in questo progetto e più in generale nella sua opera?
C’è una sinergia tra questi due elementi: il Giant’s Causeway è una formazione di rocce naturali, da cui viene poi estrapolata una geometria che risponde a regole matematiche, ma anche una forma organica e scultorea. Credo che il punto d’incontro tra artigianalità e tecnologia stia nel produrre qualcosa che trae ispirazione dalla natura. Sono nato in un’epoca tale per cui gli strumenti tecnologici hanno sempre fatto parte della mia vita (Ini Archibong ha 39 anni, ndr), quindi per me sviluppare un progetto attraverso un modello 3D equivale a usare carta e matita. D’altra parte, lavoro sempre a stretto contatto con gli artigiani, per approfittare al meglio del loro know-how nell’utilizzo di materiali e tecniche costruttive.

In occasione di Forest Tales, David Venables, direttore di AHEC Europa, ha richiamato a un «equilibrio nel modo in cui utilizziamo i materiali naturali, con particolare riguardo per quelli rinnovabili, come il legno». Nella sua visione, come si può raggiungere questo equilibrio?
Quando si lavora con artigiani che hanno una conoscenza profonda dei materiali, prestando attenzione a non scegliere materiali inflazionati in quel dato momento, ci sono maggiori opportunità di utilizzare il materiale in una maniera rispettosa del suo luogo di origine, senza generare sprechi.
Per Connected, era importante focalizzarsi sul ciclo di vita del legno: ho creato un arredo composto da una moltitudine di pezzi, senza un elemento protagonista, in modo da poter utilizzare non solo il top di gamma, ma anche frammenti che altrimenti verrebbero scartati. Ora, come designer non avrei avuto contezza di queste possibilità tecniche se non avessi parlato a lungo con gli artigiani: è un confronto di fondamentale importanza per la riuscita del progetto, che da sempre fa parte del mio modus operandi.

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