Tassonomia dei materiali secondo Studio MK27 | The Plan
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Tassonomia dei materiali secondo Studio MK27

Marcio Kogan

I lavori dello Studio MK27 evidenziano tutto il potenziale della dimensione tattile come fonte della comune percezione spaziale. Nella ruvidezza della pietra o nella precisione del metallo si cela una forza simbolica in grado di innescare le memorie sensoriali più primitive. Ogni materiale ha una propria specificità, la quale può potenzialmente agevolare la percezione e quindi la consapevolezza di un determinato spazio. Una delle principali tematiche affrontate dallo Studio è infatti la combinazione dei materiali, la ricerca attenta di ogni accostamento cromatico, dal più intenso al più tenue.

La progettazione parallela degli spazi interni ed esterni è il punto di partenza di ogni processo creativo e la scelta dei materiali può portare alla dissolvenza dei confini tra interno ed esterno. Una facciata in pietra irrompe all’interno attraverso una vetrata e il bianco s’impone con forza su ogni altra superficie.

La percezione degli spazi, pieni e vuoti, è influenzata in parte dai materiali: il bianco esalta il vuoto, il legno sottolinea il susseguirsi dei volumi scatolari e dell’area porticata.

Queste composizioni materiche ci consentono di procedere identificando una sottile linea di demarcazione tra materiali diversi che genera tensione. L’obiettivo dello Studio è trovare un equilibrio tra una volumetria semplice e spazi accoglienti, creando una narrativa che passa attraverso stretti corridoi per arrivare a svelare paesaggi sconfinati: in una parola, il chiaroscuro; l’architettura, in sostanza, deve essere l’espressione intenzionale del nostro dualismo esistenziale.

Il nostro linguaggio architettonico progredisce attraverso la combinazione - descritta qui di seguito - dei quattro elementi naturali con sette materiali.

 

Acqua/Vetro

Il vetro utilizzato come rivestimento, così sottile e “liquido”, ha in sé la trasparenza, la capacità di riflettere e diffondere la luce. Come elemento divisorio, offre riparo ma al contempo consente dall’interno di uno spazio definito di vedere l’esterno.

I grandi pannelli in vetro riflettente, elementi straordinari dell’architettura moderna, formano dei volumi di cristallo attraverso i quali vediamo delle immagini del mondo esterno otticamente rifratte. Questi pannelli, inoltre, sono superfici su cui la riflessione dello sfondo si fonde con la vita privata interna agli edifici.

Ma, soprattutto, il vetro permette alla luce naturale di compiere la propria funzione. Oggi è possibile assorbire la luce e trasformarla in energia grazie ai pannelli fotovoltaici. Il vetro, sin dalla sua scoperta accidentale, si pensa da parte di mercanti fenici intorno al 5000 a.C., ha simboleggiato nell’arco della storia lo sviluppo delle tecnologie fino ad arrivare al futuro, a tutte le innovazioni in ambito comunicativo, ossia agli schermi dei nostri dispositivi.

Il passaggio della luce ci rende consapevoli dello scorrere del tempo attraverso lo spazio, offrendoci infinite possibilità di progettare e filtrare la luce. Per ottenere un’illuminazione diffusa che garantisca però la privacy delle persone, utilizziamo mattoni di vetro; per rendere visibili solo i profili dei passanti, utilizziamo dei polimeri. Ricorriamo a larghe sporgenze di coperture per controllare la quantità di luce che entra in uno spazio attraverso strutture in vetro e aperture, e spesso riprendiamo all’interno il medesimo materiale ignorando la schermatura di vetro. In molti casi esaminiamo e scegliamo le tipologie di vetrate in base alla loro capacità di filtrare la luce e creare ombre organiche o geometriche rendendo percepibile all’interno di uno spazio il moto della rotazione terrestre.

 

Aria/Bianco

Il bianco rimanda a un senso di purezza, di estrema astrazione e d’immaterialità. Contro una tela bianca il gioco delle ombre è più espressivo. Poiché la tonalità del bianco varia in base alla luce, enfatizzando al contempo la relazione tra le linee di contorno e gli sfondi di un volume si può affermare che il bianco è immateriale. Villa Savoye di Le Corbusier, Casa Farnsworth di Mies van der Rohe e il museo d’arte contemporanea a Niterói di Niemeyer sono architetture eteree, poiché emanano un senso di sospensione della materia. Per citare Marina Acayaba, una collega contemporanea, «Il bianco è la nostra storia, ma è anche la base di un futuro che deve ancora essere scritto».

Il bianco ha anche una valenza politica. Attraverso l’uso del bianco in progetti come il Memorial da América Latina e il Congresso Nacional Brasilia, Niemeyer ha voluto evocare un senso di austerità, sottolineando al tempo stesso il valore democratico della giustizia. In un articolo del 1925 contenuto nella raccolta L’art décoratif d’aujourd’hui, Le Corbusier scrive: «Il latte di calce è una ricchezza per i poveri così come per i ricchi. È di proprietà di tutti; come il pane, il latte e l’acqua sono una ricchezza sia dello schiavo sia del sovrano».

Analogamente, riferendosi ai bianchi villaggi medievali del Sud Europa - Grecia, Spagna e Portogallo - Le Corbusier afferma: «Il latte di calce è presente in tutti i posti dove le persone hanno mantenuto intatta la struttura equilibrata di una cultura armoniosa. È un materiale legato agli spazi abitativi dell’uomo sin dalla sua nascita; la pietra viene calcinata, polverizzata, diluita in acqua e le pareti sono del bianco più puro; un bianco straordinario, stupendo».

Tutti questi riferimenti alla cultura valorizzano l’utilizzo dei materiali e rafforzano il rapporto tra l’architettura e il suo specifico contesto geografico. In alcuni progetti, come per esempio nella Casa Gama Issa, l’utilizzo del bianco si richiama alla visione del futuro degli anni Sessanta; in altri ricorda i villaggi mediterranei e la loro ricca composizione volumetrica che mette in relazione diverse abitazioni - come nel nuovo quartiere Somosaguas nella periferia di Madrid.

Il bianco di Micasa Vol C sottolinea la monumentalità e la purezza della forma cubica e costituisce uno sfondo ideale per le esposizioni temporanee di arte e design, come per la struttura leggera in legno lamellare. Il trattamento delle superfici bianche comporta un certo grado di complessità: metallo ondulato, pannelli in formica oppure in policarbonato perfettamente lisci, attraverso i quali la luce si diffonde creando un senso di coesione visiva che si trasforma in complessità tattile.

Nel progetto per lo Studio SC, il bianco dà forma al vuoto e funge da base agli elementi scatolari in legno e alla passerella sospesa in calcestruzzo. Evidenzia, inoltre, l’effetto scenografico dello spazio vuoto, lungo 54 m, dove vengono prodotte le immagini fotografiche. Il bianco sottolinea qualsiasi difetto, sul bianco tutto diventa evidente: imperfezioni estetiche, cellulite, smagliature, segni di caducità e imperfezione - aspetti della vita che la cultura del
wabi-sabi e il buddismo aiutano ad accettare. Tornando a Le Corbusier, «Se la casa è completamente bianca, al suo interno il design degli oggetti risalterà senza dare spazio ad errori; il volume del colore si percepirà chiaramente; il colore degli oggetti sarà categorico. Il bianco è assoluto; tutto ciò che è incluso al suo interno risalta - infatti scriviamo: nero su bianco».

 

Fuoco/Metalli

I metalli, per contro, tracciano linee precise, evidenziano i punti di fuga e la mano dell’architetto. Sono strutturalmente potenti, traslucidi e freddi. Attraverso l’efficienza di un materiale come il metallo che è leggero e resistente alla trazione, torsione e corrosione, viene espresso il concetto razionale dello spazio.

Viste da vicino, le lamiere in alluminio perforato della Casa Cube presentano un delicato motivo floreale che crea un contrasto tra la finitura lucida naturale e questo aggraziato pattern ornamentale.
La luce, le ombre e i movimenti tra ambientazione interna ed esterna vengono messi in risalto dalla capacità di riverbero di questi pannelli.

L’involucro riflettente della Casa C16H14O3 (formula chimica del policarbonato) ha ampliato un volume ermetico ed evidenziato al contempo il contrasto e l’interazione tra la razionalità del materiale e degli elementi naturali circostanti.

Il metallo è un ottimo conduttore di calore. Sin dall’età del bronzo, i minerali sono stati purificati e fusi al contatto con il fuoco prima di essere utilizzati per la produzione di oggetti. Parallelamente alla propensione degli esseri umani a trasformare ogni cosa, il metallo possiede di suo una dinamica di transitorietà.

Lo scintillio del rame, dell’ottone e dell’oro rivela la preziosità dei metalli in quanto risorse naturali. Quando l’acciaio Cor-ten e l’armatura che rafforza il calcestruzzo sono esposti agli agenti atmosferici si corrodono. I primi sono materiali caldi, a differenza di stagno, alluminio levigato, acciaio, acciaio inossidabile e acciaio al carbonio.

I metalli scuri danno l’idea di un prodotto industriale ed evocano le forme eleganti proprie dell’ingegneria, la giusta misura delle cose, le fini ed eleganti proporzioni. In generale, i colori scuri sono negativi, sono materia infinita, ed è per questo motivo che spesso li usiamo come base o per dissimulare cose che non vogliamo mettere in evidenza: il punto di ingresso su un prospetto, una contrapposizione tra materiali diversi o le parti tecniche poste all’interno della struttura dell’edificio.

 

Terra/Cemento

Il cemento, al contrario, è volume, riempie di materia i vuoti. è una massa lavorabile che, in loco, prende forma, peso e forza. Il cemento valorizza il carattere ermetico dei volumi, rivelandosi espressione diretta della capacità edificatrice della progettazione architettonica.

Nella Casa Cube e nella Casa Ipês, il peso del cemento definisce i volumi sospesi e sublima la provenienza terrena di questo materiale: “Rocce nel cielo”, come Paulo Mendes da Rocha definisce il MuBE, il museo brasiliano della scultura simbolo dell’architettura brutalista. Questa interrelazione tra volumi e masse è resa possibile non solo dalla resistenza del cemento, ma anche dalla sua malleabilità.

La versatilità lo ha reso, nel corso della storia, il materiale più utilizzato nell’industria edilizia. Sia come struttura, sia come involucro, quando è messo a nudo rivela le fasi del processo costruttivo attraverso le quali vengono lavorati i vari componenti materiali: una miscela semplice, ma accuratamente proporzionata di acqua, sabbia e cemento. Quando è esposto faccia a vista, sono evidenti la sua intrinseca purezza e la sua stratificazione. Le varie texture e tonalità del calcestruzzo rivelano le diverse identità della sua materialità, sia esso liscio e compatto, espressione di estrema precisione, o realizzato utilizzando diverse tecnologie per produrre effetti di rusticità e “brutalità”.

La rugosità del cemento colato in loco nei progetti dello Studio MK27 viene accentuata per far sì che le sue proprietà tattili facciano risultare le superfici più morbide. Le tracce impresse dalle casseforme di legno sul calcestruzzo vogliono dare un’idea di imprecisione, propria della natura umana e riportata nella tecnica, per evidenziare la lavorazione manuale della materia in modo da accentuare dettagli architettonici secondari.

 

Terra/Legno e Mashrabiya

Il metodo artigianale è decisamente più evidente se lo si applica a materiali naturali, derivanti quasi esclusivamente da processi di estrazione.

L’utilizzo di listelli di eucalipto a sezione rotonda nei progetti più recenti dello Studio è parte della ricerca costante volta a creare un’architettura semplice e tattile, che si affidi non soltanto ai materiali ma anche agli elementi della natura come luce, ombra e vento, quali componenti fondamentali della progettazione.

Utilizzando materiali grezzi in strutture e volumi essenzialmente razionali e ortogonali, come nel caso della Casa sulla spiaggia, è possibile ridurre la distinzione tra architettura e natura.

Utilizzare il legno come struttura significa avvicinare questi due mondi, non solo sotto il profilo formale, ma anche in relazione a funzionalità ed economia, permettendo una costruzione sostenibile che produce meno carbonio.

Il legno, del resto, è uno dei materiali da costruzione primitivi. Consente di costruire manualmente, senza dover ricorrere a gru o macchinari, e riconduce la natura a una scala umana. Nel progetto di Casa Catuçaba, per esempio, l’utilizzo di legnami con certificazione FSC per i processi di prefabbricazione della struttura ha reso possibile la costruzione in un ambiente isolato, assemblando in loco elementi quali travi e pilastri.

Il legno così impiegato avvalora inoltre la bellezza della natura circostante e ha ottime proprietà termiche e acustiche quando viene utilizzato come rivestimento di finiture interne, pareti e arredi. Specialmente il Brasile poi ha la fortuna di avere una grande possibilità di scelta di sfumature lignee per rendere gli spazi più caldi e confortevoli.

La progettazione di finiture in legno reticolari o listellari su facciate, porte e finestre consente inoltre che tra ambienti interni ed esterni non vi sia soluzione di continuità favorendo spazi di incontro senza rinunciare alla privacy.

 

Terra/Pietra

Infine, ma non meno importante, la pietra: grezza o levigata la pietra è comune in tutti gli insediamenti umani in quanto alla base della relazione dell’essere umano con il territorio circostante. Le tracce di questo materiale ci raccontano le epoche più remote: “le pietre parlano”. La pietra attraversa l’intero corso della civiltà, dalla preistoria all’epoca moderna, portando il peso fisico e metafisico della sua densità. La pietra è definitiva.

La sua inerzia termica la rende un materiale ideale per ripararsi da un clima inclemente. Come materiale, ha resistito negli anni lasciandosi dietro rovine che ci raccontano dell’uomo, della sua società e cultura. La porosità della pietra crea un legame tra il mondo naturale e quello costruito.

Utilizzata per le pavimentazioni, la pietra a taglio naturale dà vita a spazi rustici e confortevoli e riporta alla mente l’immaginario di un rifugio primitivo atto a ripararci dalla natura e dalle sue trasformazioni. La pietra è il limite che ci invita ad andare oltre.

Dall’altro lato, il marmo levigato, come nel Padiglione di Barcellona di Mies, ci fa inaspettatamente scoprire la sua leggerezza e il suo aspetto riflettente, la delicatezza delle venature naturali che contrasta con le proprietà intrinseche di peso, massa e gravità.

La pietra è puro dialogo con il contesto. Di colore chiaro denota l’impurità del bianco; accostata alla sabbia ci ricorda l’impermanenza della vita. Generalmente, per lo sforzo che richiede il suo trasporto, viene più spesso estratta localmente. Se invece proviene da lontano, la gravosità dell’impegno costruttivo valorizza l’opera.

Ci sono diversi modi di unire tra loro le pietre: con linee sottili di legante che dividono geometricamente le loro forme diseguali, realizzando mosaici con piccole tessere irregolari, cementando insieme ciottoli per creare delle lastre.

Intenzionalità e caso, geometria e organicità, variazioni tonali devono legarsi tra loro in modi diversi per formare piani continui seppur irregolari. Il movimento delle mani che uniscono le pietre è incessante; un muro ci può dire molto del suo creatore.

La pietra viene utilizzata per contenere un terreno, per progettare le fondamenta di una piattaforma in calcestruzzo sospesa in una foresta, rifacendosi sostanzialmente alla capacità della roccia naturale nel contenere le montagne permettendo alle piante, al muschio e ad altre specie di occupare e condividere l’habitat con gli esseri umani.

Le composizioni materiche dell’architettura sono una manifestazione tangibile della relazione tra l’uomo e il suo ambiente, un legame che unisce natura e tecnologia creando diverse emozionalità.

Marcio Kogan, Mariana Simas, Nathalia Lima

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