COSTRUIRE LA NATURA | The Plan
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COSTRUIRE LA NATURA

Ma Yansong

Se la città antica era assoggettata alla religione,
E quella contemporanea al denaro e al potere,
Allora la città del futuro dovrebbe essere al servizio
Delle persone e della natura.

Nella mia vita ho visto tante città. Molte mi ricordano gli scaffali di un supermercato, stipati di prodotti appariscenti in bella mostra che non differiscono molto da uno store all’altro. Allo stesso modo i prodotti dell’architettura, che siano ordinari o stravaganti, vengono organizzati per funzione, in attesa di acquirenti. Esistono forse alcune minime differenze tra la merce di supermercati diversi, ma il senso generale di monotonia è tanto soverchiante quanto la domanda commerciale a cui devono continuamente rispondere. Queste città sono, a mio avviso, un’accozzaglia tale da annebbiare i miei ricordi e privarmi della certezza su quali abbia effettivamente visitato.
Naturalmente, le scansie sono progettate seguendo finalità molto specifiche. Possono essere replicate, prodotte in massa e combinate -
scalabilità di produzione e vendita sono le principali voci prese in considerazione. Le città di stampo modernista furono pianificate, similmente a enormi scaffali, secondo il principio di leggibilità e secondo una determinata logica. La pianificazione urbana, dettata dai costi per le operazioni di sviluppo territoriale e dall’efficienza d’uso, ha prodotto griglie urbane ortogonali. Gli oneri di sviluppo territoriale sono stabiliti in base alla posizione del terreno, vero oggetto di contesa tra gli immobiliaristi. L’architettura è diventata un prodotto che occupa suolo, confezionato con eleganza, e che copre il maggior spazio possibile. Al giorno d’oggi, soprattutto in Cina, per effetto delle drammatiche ondate di urbanizzazione speculativa dell’ultimo secolo, le “città-supermercato” sono diventate il modello più efficace per far fronte alla crescita; l’attuale sviluppo incessante e generalizzato di quartieri finanziari centrali, istituti museali, grattacieli residenziali e parchi tecnologici è subordinato ai trend del mercato e viaggia a tempi record. Questo modello, che non dà rifugio emotivo ai residenti e non tutela sentimenti ed esperienze di chi ci vive, ha raggiunto l’apice. Ma quale sarebbe l’aspetto di una città che non replicasse questo schema?
La città è più di un mero organismo, esattamente come l’essere umano è più di un cumulo di ossa, carne e funzioni fisiologiche. Come ogni uomo, anche ogni città ha un suo carattere. La tecnologia agevola la risoluzione di alcuni problemi materiali, ma non può far nulla dinnanzi a problematiche che toccano lo spirito di una città o la crisi spirituale che affligge l’uomo. Le città moderne risentono dell’assenza di un’esistenza intrinseca, dell’assenza di un’anima. Dunque, qual è l’anima di una città?
Ho trascorso la mia infanzia negli hutong di Pechino. Al centro di ogni cortile domestico si ergeva imponente un albero; ogni pagina della nostra vita sembrava aprirsi al di sotto di quei rami. Quegli alberi non avevano nulla a che fare con le piante lungo i marciapiedi. Erano un elemento centrale dei rapporti famigliari e comunitari, con cui si creavano relazioni intime e durature. Da più giovane ero solito attraversare i parchi Jingshan e Beihai per tornare a casa da scuola. D’inverno pattinavo lungo il fossato ghiacciato della Città Proibita, mentre d’estate imparavo a nuotare nei laghi di Shichahai o andavo a pesca sul ponte Yinding. Ripensando ora a quei momenti, poter disporre di colline e corsi d’acqua in una città così grande fu un’esperienza che oggi avrebbe dell’utopistico. Indipendentemente dal fatto che questi ambienti pre-moderni fossero effettivamente una “natura pianificata”, erano tuttavia progettati per suscitare reazioni autentiche.
Pechino è una città straordinaria costruita in grande ma curata e rigogliosa sin nel dettaglio, per ispirare anche i sentimenti più profondi. Come scrisse Lao She, «la bellezza dell’antica Pechino risiede negli spazi vuoti tra gli edifici». Gli storici “Eight Great Sights of Yanjing”, luoghi di interesse e di grande bellezza all’interno e attorno alla città (tra cui il parco Beihai), ne rappresentano la mappa spirituale e il calendario emotivo. Sono paesaggi fiorenti e ricchi di mitologia, che esprimono l’essenza dell’antica filosofia ed estetica cinesi. Sono un dipinto vivente ammirato ogni giorno, ma anche un’immagine custodita nella memoria collettiva. Sono un esempio significativo di pianificazione urbanistica visionaria, un’interpretazione fisica di un mondo naturale idilliaco, custodito nel profondo del popolo cinese.
Noi di MAD ci confrontiamo spesso con l’antica Pechino, con i suoi vuoti e i suoi valori culturali, fonte di ispirazione per ideare alternative contemporanee da contrapporre ai modelli di sviluppo urbanistico dettati dalla “modernità” e comunemente accettati da noi abitanti delle “città-supermercato”. Attraverso i nostri progetti cerchiamo di ricreare un’esperienza emotiva un tempo familiare e oggi desueta. 
Frutto di queste ricerche è il recente progetto per la realizzazione di un teatro dell’opera e di un centro culturale a Harbin, città nel nord del Paese. Il complesso si situa nelle zone palustri della periferia urbana ed è stato progettato in risposta alla forza e allo spirito di questa natura selvaggia dal clima rigido. A livello formale, sembra scolpito dal vento e dalle precipitazioni: un edificio pensato come un paesaggio da esplorare alle diverse quote e per inserirsi armoniosamente con le due sale da concerto e i mezzanini nella topografia naturale del luogo. Il risultato è un edificio disegnato per conferire qualità e significato a un’area in espansione alla periferia della città: una natura “pianificata” per offrire esperienze emotive e culturali e per rispondere, al contempo, alle necessità di chi vive in un ambiente costruito.
Il complesso multifunzionale Chaoyang Park Plaza rappresenta, invece, un caso differente. Ispirandoci alla filosofia Shan Shui abbiamo creato grattacieli urbani secondo forme volutamente non riconoscibili nell’immediato, sebbene rievochino le forme astratte della pittura tradizionale cinese. Le torri si relazionano al contesto naturale, al cielo e alla vastità del vasto parco Chaoyang. Questa architettura si pone palesemente in contrasto con il suo immediato contesto, caratterizzato per lo più da costruzioni a pannelli secondo il modello modernista: una sfida arguta, che contrappone la riproposizione della storia e dell’estetica cinese allo schema urbano oggi consolidato. 
Esattamente come il Salk Institute di Louis Kahn. La prima volta che lo visitai fu di notte. L’entrata era chiusa, così decisi di scavalcarla. Una volta all’interno, avvertii un tremito mai conosciuto prima. Ero nel mezzo del cortile, dinnanzi a un cielo e a un oceano nerissimi, ed ebbi la sensazione di trovarmi davanti a un enorme buco nero con un sentiero indistinto davanti a me. Questo sgomento - quasi spavento - venne completamente cancellato dall’atmosfera tranquilla e poetica della mia visita successiva durante il giorno. Nella mia mente, il Salk Institute è un edificio sacro in grado di suscitare un intenso senso del luogo. La sua organizzazione riflette la simmetria centrale e il doppio colonnato di un antico tempio greco, differenziandosi però nel modo in cui termina l’asse centrale, aprendosi senza ostacoli verso l’oceano e il cielo. Si potrebbe dire che quest’architettura sia in dialogo con la natura o, ancor meglio, che l’interazione poetica tra edificio e natura ci inviti al dialogo con il nostro io. Credo che ancora oggi, a distanza di un secolo, questo sentimento sia percepito dai visitatori. Un’architettura di questo tipo produce un’affinità naturale, creando un’attrazione fuori dalle logiche temporali.
Forse, quando ci libereremo dall’obbligo di progettare secondo lo stereotipo dominante, potremo iniziare a concentrarci di nuovo su come migliorare l’esperienza urbana quotidiana e ricostruire la vita comunitaria. Cambiare l’oggetto del nostro interesse ci permette di incontrare nuove interpretazioni e suggestioni su quale possa essere l’anima delle città di oggi.

L’articolo contiene estratti da Shanshui City (Ma Yansong, Lars Müller Publishers, 2015)

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