La natura delle circostanze: | The Plan
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La natura delle circostanze:

il seme della nostra architettura

Peter Bohlin

Crediamo in un’architettura che nasce dalla natura delle persone e dei luoghi, dal modo in cui noi costruiamo. …la natura delle persone: i nostri sensi - come vediamo, ascoltiamo, percepiamo gli odori, tocchiamo, ci muoviamo -, il nostro intelletto e le nostre emozioni, i sogni, le memorie, il nostro passato, come interagiamo con gli altri, le nostre istituzioni. …la natura del luogo, che sia opera umana o naturale: la morfologia del terreno, l’alternarsi delle stagioni, il sole e il vento, la pioggia e la neve, l’atmosfera e lo spirito che lo caratterizzano, l’impronta dell’uomo, il mondo delle università, che siano ambienti urbani e densi o paesaggi che rivelano il proprio passato geologico e le vestigia dell’opera umana. …la natura del fare, dei materiali: pietra, legno, calcestruzzo, acciaio, alluminio, vetro, plastica, tessuto - ogni elemento ha qualità peculiari, tutti hanno una propria predisposizione. Ci affascina il legame tra l’essenza dei materiali, il modo pressoché naturale in cui questi plasmano un luogo e l’uso che noi uomini facciamo di questi luoghi particolari. Ci affascinano altrettanto le particolarità dei materiali innovativi, delle tecnologie e ibridazioni. Ascoltando il nostro lato razionale e irrazionale, ricerchiamo la natura delle circostanze e le soluzioni con cui svelare la natura di ogni elemento. L’architettura ha la capacità di raccontarci la sua storia e quella del suo ambiente. L’architettura racconta la storia di noi tutti. I miei princìpi sono radicati nei ricordi dell’infanzia - la luce che cambia, il calore del sole, la brezza del bosco, il rumore e il profumo dell’acqua di un ruscello. Quando studiavo al Politecnico di Rensselaer, creai un giocattolo in legno per scavare nella sabbia: rivelava, sia a livello visivo sia a livello tattile, il metodo di costruzione e il suo utilizzo. La consistenza delle varie superfici raccontava degli attrezzi impiegati - sega a nastro, tornio, levigatrice -
e lo rendeva aperto a qualsiasi utilizzo. Nel mio percorso verso un’architettura più reattiva e complessa, studiai le società primitive e le loro reazioni dinnanzi a determinate circostanze, come macro- e microclimi, disponibilità di materiali e di risorse alimentari. Erano culture legate alle particolari strutture che venivano a crearsi a fronte di determinate circostanze. Erano culture sprovviste di alternative. È affascinante considerare gli inevitabili aspetti tecnici di questi luoghi e le loro peculiari e raffinate strutture societarie; sono importanti lezioni per ognuno di noi.
Durante il mio percorso formativo alla Cranbrook Academy of Art ebbi l’opportunità di esercitarmi nel disegno, dedicandomi anche allo studio della muratura, dell’edificio che ne è composto, e del mutare dei prospetti nell’arco della giornata. Studiai inoltre come far emergere la magia e la ricchezza dei materiali e degli elementi con cui si costruisce, così come i legami tra gli stessi materiali e i luoghi che andavano a plasmare. Mi dedicai infine a scoprire le forme che creavo lavorando con le mie mani materiali come l’argilla. Mi ha sempre affascinato il modo in cui i luoghi si mostrano a seconda di dove siamo - come un diverso punto di osservazione possa persuadere o imporre la scelta di spostarsi da un luogo all’altro. La nostra architettura beneficia dell’interesse che abbiamo verso l’inizio e la fine delle cose, che sia un viaggio o un oggetto, la base di una colonna, l’estremità di una trave, o l’angolo di una parete che rivela il suo processo costruttivo. A noi di Bohlin Cywinski Jackson, affascina comprendere le circostanze, le emozioni che suscitano tutte le cose; per esempio, le loro qualità biomorfiche: come placano o innescano la paura, come ci ricordano altri luoghi, la nostra infanzia, come ci rendono autonomi. I condotti possono essere considerati dei grandi organi? Il soffitto convesso è forse il ventre di una creatura marina? La struttura a travi può ricordare una lisca di pesce? Questa è la capacità di essere più cose contemporaneamente e dunque di rivelare, in maniera selettiva, la natura di un posto. Applicammo queste nozioni nei primi anni Settanta del secolo scorso, quando disegnammo una piccola residenza estiva per i miei genitori nel nord-ovest del Connecticut. Il concetto su cui è stata progettata la Forest House si fondava proprio sullo spostamento nello spazio, passando da ambienti più raccolti (un’ombrosa foresta sempreverde) ad altri più aperti e permeabili (una foresta di alberi decidui dove filtra la luce del sole). Il percorso, che rivela la natura del luogo, culmina in uno spazio sviluppato in altezza che sembra fluttuare in un bosco di ombre e foglie luccicanti. Più che esporre in toto la struttura e i dettagli costruttivi, abbiamo preferito utilizzare materiali comuni e selezionare con accuratezza come rivelare il lato più intrinseco e intimo dell’edificio - un esercizio di pensiero intuitivo. Lavorammo duramente per far sembrare questa casa spontanea e naturale. Nel tempo lo studio Bohlin Cywinski Jackson si è sviluppato e le circostanze in cui lavoriamo sono più diversificate e complesse; questo è indubbiamente uno dei fattori che ci affascinano maggiormente. Traendo spunto dalle intuizioni e dall’intelletto dei nostri colleghi, ma anche dei clienti e dei consulenti, andiamo alla ricerca delle soluzioni più soddisfacenti in risposta a ogni sfida. Ciascun progetto è diverso, in quanto miriamo a considerare ogni suggerimento e rispondere alle diverse caratteristiche di ogni committente e luogo. L’ispirazione che traiamo dalla varietà di queste voci e risorse distingue il nostro approccio e il nostro lavoro. Le caratteristiche singolari di ogni edificio sono espressione della natura del cliente: la sua visione del mondo, del progetto a cui lavoriamo insieme e del sito (la topografia, la luminosità, l’aria, la sua storia). L’attenzione che poniamo negli edifici più piccoli si riflette anche nei progetti più grandi; un’attenzione verso lo stato d’animo delle persone. Cerchiamo di costruire architetture che siano d’ispirazione, che raccontino nel dettaglio e diano la percezione di come gli spazi sono usati: questo per noi è il modernismo umano. Oggi il nostro studio ha diverse sedi (Pittsburgh, Philadelphia, Seattle, San Francisco, New York e Wilkes-Barre) e la nostra mole di lavoro è aumentata, così come si è diversificata la nostra visione sul mondo dell’architettura, non solo per via di una gamma sempre più ampia di luoghi e clienti, ma anche in virtù dei cambiamenti nell’utilizzo dei materiali. Siamo in grado di padroneggiare sistemi per finestre più trasparenti e leggeri, soluzioni prefabbricate che aprono a realizzazioni efficaci e dai costi contenuti, materiali tradizionali come calcestruzzo, acciaio, legno ma anche materiali ibridi, creati con nuove tecnologie come macchine a controllo numerico (MCN) e fibre di carbonio. Abbiamo inoltre scoperto materiali e prodotti locali, come le scandole in metallo nella campagna del Minnesota e la quarzite di Vals, una pietra straordinaria delle Alpi svizzere. Un ulteriore punto di sempre maggiore interesse sono i dettagli che tocchiamo con mano, come le maniglie, le ringhiere, i corrimano, ma anche ciò che utilizziamo quando ci muoviamo, come si apre e chiude una porta, come cambiano i materiali. Tutte queste opzioni creano architetture e luoghi emozionanti. Sono per noi altrettanto fondamentali tutti gli aspetti legati alla sostenibilità: soluzioni attive e passive, dispositivi che schermano o sfruttano la luce, sistemi geotermici, di raccolta e di immagazzinamento dell’acqua, i materiali riciclabili e la capacità di intervenire con sensibilità sul sito. Ma soprattutto creare edifici di qualità, che verranno amati e mantenuti nel tempo. Il nostro interesse per i legami enigmatici tra passato e presente, tra il mondo naturale e quello costruito dall’uomo, si ripresenta costantemente nel nostro lavoro. Il nostro è un processo che richiede molto ascolto, molti schizzi e molta interazione, non solo per il concept iniziale ma anche durante la costruzione dell’edificio. Le sfumature, le relazioni e le atmosfere che nascono in questa fase potrebbero non essere esprimibili a parole finché non si è creato un disegno su carta. I computer sono, sì, parte essenziale del nostro mondo, ma è la matita a essere l’estensione del pensiero e la mano uno strumento importante e particolarmente soddisfacente per mettere in evidenza anche il più piccolo dettaglio che dà vita a un’architettura degna di essere ricordata. Da quando abbiamo fondato lo studio, 52 anni fa, siamo diventati più aperti alla collaborazione, avendo accolto sempre più architetti di grandi qualità e compiuto passi in avanti nel quadro di valori che ispirano la nostra prassi. Preferiamo lavorare fianco a fianco, dialogando, riflettendo e disegnando, ispirati da un ambiente aperto e democratico. Abbiamo sviluppato una cultura di progettazione fondata sulla logica e sull’intuizione, sulla tecnica e sulla visione. Non esiste una gerarchia rigida e non ci specializziamo esclusivamente su una tipologia. Crediamo sia più arricchente lavorare tutti assieme su più progetti, restare aperti a nuove realtà e possibilità, affinare il nostro intuito, la nostra prontezza e la capacità di ascoltare attivando tutti i nostri sensi. È così che diamo vita ad architetture significative e sfaccettate, fresche e senza tempo.

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© Maggioli SpA • THE PLAN • Via del Pratello 8 • 40122 Bologna, Italy • T +39 051 227634 • P. IVA 02066400405 • ISSN 2499-6602 • E-ISSN 2385-2054