Riconnettersi alle culture | The Plan
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Riconnettersi alle culture

Rocco Yim

In quest’epoca che regala un’immediata gratificazione per mezzo di immagini e istantanee, gran parte degli architetti sente la necessità di fare cose in modo non convenzionale o di essere notato mentre le fa. Nell’ultimo decennio, noi ne abbiamo avuto l’opportunità. Nel 2000 abbiamo progettato un padiglione in bambù a Berlino per il Berlin-Hong Kong Cultural Festival. Abbiamo progettato una precisa configurazione strutturale, servendoci di materiale reperibile solo in Sud Asia e coinvolgendo per l’assemblaggio unicamente manodopera specializzata proveniente da Hong Kong. Nel 2004, in Cina, abbiamo disegnato una villa puntando sulla ricchezza non dei materiali o delle finiture bensì della composizione spaziale, studiata su misura per lo stile di vita di una moderna e benestante famiglia cinese. Sempre nello stesso anno, abbiamo vinto un concorso internazionale per la progettazione del museo di Guangdong. La nostra proposta non si ispirava all’architettura cinese tradizionale, ma traeva spunto dalla complessità e dal significato mistico e simbolico degli antichi forzieri, contenitori di preziosi già di per sé opere d’arte. Nel 2012, abbiamo completato la nuova sede dell’Amministrazione centrale di Hong Kong, inserendo un parco pubblico aperto 24 ore su 24 nel cuore del complesso; un elemento di unicità all’interno di un’istituzione da sempre attenta alla difesa e alla sicurezza. Infine il college Chu Hai, sempre a Hong Kong, che aprirà a fine 2016 e metterà a disposizione del corpo docente e studentesco un ambiente stimolante, in cui tutti gli elementi essenziali per la vita universitaria (didattica, ricerca, sport, amministrazione, dormitori e servizi) saranno racchiusi in un unico edificio, realizzato su un sito compatto e in pendenza. Tuttavia, vorremmo essere i primi ad affermare che “essere diversi” non è, di per sé, una filosofia di progettazione. Fare le cose in maniera poco convenzionale non equivale, infatti, a essere creativi. Almeno non in architettura. Questo perché, a nostro avviso, l’architettura trascende la semplice arte. Diversamente dalle mode dominanti, va oltre la forma e l’aspetto. È la rappresentazione concreta della cultura, attinge dunque dal passato ma si confronta con il presente, affronta lo stile di vita e la mentalità di oggi, venendo mitigata e consigliata dal passato nell’uso dello spazio e dei materiali, nella percezione della bellezza e nella valutazione dei valori. Tutti questi sono ingredienti essenziali nel fare architettura, se per architettura si intende qualcosa di autentico e rilevante. L’architettura, in quanto forma d’arte, è unica nel suo vivere in stretto rapporto con un luogo. A questo proposito, l’Asia offre una molteplicità di contesti culturali e fisici, in cui le culture moderne e tradizionali coesistono nelle città più cosmopolite (come Hong Kong) e i valori di epoche e luoghi diversi convergono e divergono. In sostanza, è la definizione di questi valori che ispira l’architettura. La sua espressione formale e spaziale va inevitabilmente a riflettere l’orientamento principale di una o più culture, in particolare i fenomeni fisici e culturali quali identità, spazio, comunità, densità, connessione e matericità. Identità Forse più in Cina che a Hong Kong, il problema dell’identità è un annoso tema di discussione. Il pensiero dell’intera comunità di progettisti è infatti influenzato dalla necessità di sottolineare come le identità progettuali locali si discostino da quelle presenti altrove, in particolare da quelle occidentali. Le riflessioni sull’essenza dell’identità cinese in architettura possono dare adito a diverse risposte. Tuttavia, crediamo che la vera identità di un edificio possa essere, in sostanza, il frutto di una scelta adeguata rispetto a contenuti e finalità. Nei nostri progetti per i musei di Guangdong e di Yunnan, per esempio, l’identità architettonica trae spunto dai reperti culturali più rilevanti e dall’unicità del paesaggio. A Guangzhou, sede di facoltosi commercianti del Sud della Cina, il forziere, usato dalle famiglie ricche per custodire i propri beni di valore, è diventato per noi metafora del linguaggio architettonico. A Kunming (nella provincia dello Yunnan), il celebre patrimonio naturale e in particolare la foresta di pietra non lontana dal centro abitato, è stato di ispirazione per l’organizzazione visiva e spaziale del museo provinciale. Allo stesso modo, per il Boao Canal Village a Hainan, un moderno resort affacciato su un fiume, abbiamo tratto spunto dalla relazione tra natura e costruito rintracciabile negli insediamenti cinesi tradizionali lungo fiume. Tuttavia, l’eredità (che sia un oggetto, un ambiente o uno stile di vita) funge solo da prezioso punto di partenza e non da vincolo nel definire forma, spazio e finalità in ambito architettonico, elementi che fanno emergere la vera identità. Sebbene le memorie del passato fungano da scintilla e siano la genesi di un progetto, il risultato è necessariamente frutto di un laborioso processo di maturazione architettonica, ispirato proprio da quelle memorie e studiato con cura in base alle finalità e alle necessità del vivere quotidiano. Spazio La nostra percezione dello spazio è plasmata dalla nostra stessa storia; riflette il modo in cui questo veniva vissuto, usato e apprezzato nel passato. Dal nostro punto di vista, la tradizione vede lo spazio più come uno strumento che come un fenomeno. La sua organizzazione ha, infatti, definito l’ordine sociale; per esempio nei modelli vernacolari di casa a corte, la gerarchia dei cortili interni rifletteva la struttura di una famiglia estesa. È stata inoltre impiegata per dare forma alle emozioni, enfatizzando il senso di anticipazione e di rispetto, come nella sequenza assiale di spazi pubblici in templi e palazzi. Oggi, le strutture sociali e la natura delle istituzioni pubbliche sono ovviamente cambiate e le attuali tecnologie aprono a nuove opportunità per un’ampia gamma di tipologie edilizie e configurazioni spaziali. Tuttavia, in molti casi, le strategie tradizionali rimangono per noi una vera ispirazione. Per esempio, le ville Jiu Jian Tang a Shanghai dimostrano come il concetto tradizionale di spazio e il suo impiego per riflettere la gerarchia sociale nell’architettura vernacolare possano essere riadattati a un contesto residenziale moderno, soddisfacendo lo stile di vita e la composizione di una famiglia dell’attuale ceto medio cinese. Il progetto per la biblioteca comunale di Guangzhou presenta, invece, una rilettura della sequenza lineare e monodimensionale degli edifici pubblici tradizionali proponendo un’organizzazione spaziale tridimensionale. Una scelta che amplifica lo spirito di ambizione percepibile in un’odierna istituzione pubblica. Comunità La composizione spaziale può essere inoltre uno strumento di aggregazione sociale. La tradizione cinese attribuiva un grande valore al senso di comunità; per molto tempo lo ha celebrato e riflesso nei villaggi cinti da mura e nelle tipologie residenziali vernacolari di casa a corte. L’attaccamento alla famiglia e al clan non è più così forte nella società odierna, tuttavia resiste un desiderio di unione e di associazione tra individui dalle stesse vedute, uniti nell’esaltazione di valori e ideali comuni. In questo contesto, crediamo che l’architettura possa dare un contributo significativo. Il senso di comunità è dunque il frutto di un’opportuna organizzazione dello spazio mediante un’attenta rielaborazione del contesto e della scala, così come della corrispondenza tra spazio, finalità e fruitore. Il risultato non garantisce solo un senso di appartenenza e di protezione, ma amplifica le opportunità di interazione. Il college Chu-Hai, un nuovo istituto universitario di grande compattezza completato di recente, è un esempio di celebrazione della cultura comunitaria, tradizionalmente riflessa nei modelli più chiusi come i tuloi con la loro struttura a fortezza e i villaggi cinti da mura. Tuttavia, in questo caso, si tratta di un’architettura aperta e inclusiva, un luogo ideale per gli studenti e i docenti di mentalità liberale, che prende le distanze dal senso di esclusione e di protezione tipico dell’ormai sorpassata impostazione familiare e dei clan. Inoltre, questo intervento sfida il tessuto urbano estremamente denso di Hong Kong proponendosi come un edificio ibrido e dall’organizzazione spaziale tridimensionale che accoglie le funzioni accademiche in uno spazio compatto e che trasmette, al tempo stesso, un forte senso del luogo, di unione e di associazione. Densità La densità è da sempre vissuta, tollerata e valutata diversamente in questa parte dell’Asia. Essendo una condizione di fatto, è un’arma a doppio taglio. In passato era sinonimo di congestione e di sovraffollamento, ma con il crescere delle preoccupazioni per l’ambiente naturale e per lo spazio fisico è stata rivalutata, diventando sempre più un elemento urbano positivo, portatore di vitalità e di efficienza (piuttosto che di paralisi e inattività). Accettare la densità, prima per necessità e poi per un’effettiva riconsiderazione, ha generato opportunità e forze che l’architettura deve imparare a sfruttare nella ricerca di nuove tipologie edilizie. Per esempio, il complesso ICON Hotel per l’Università politecnica di Hong Kong è una dimostrazione di ibridazione funzionale in un’area urbana di grande compattezza, in cui tre funzioni apparentemente indipendenti (una residenza per il personale dirigenziale dell’Università, una scuola di direzione alberghiera e un hotel con 260 camere) vengono riunite nello stesso edificio. Altro caso è l’iSquare che sperimenta lo sviluppo in altezza. Qui, le attività di retail del frequentatissimo distretto commerciale di Tsimshatsui si sovrappongono per 27 piani, con zone per il life style, l’entertainment e la ristorazione organizzate attorno a piccoli atri che si susseguono in una sorta di tessuto urbano verticale. La densità deve dunque essere utilizzata per il bene comune e, soprattutto, per ottimizzare una risorsa sempre più limitata, ovvero il suolo edificabile. Connessione La densità è un fattore chiave in un contesto urbano come Hong Kong; tuttavia non sarebbe mai diventata un elemento positivo in assenza di una connessione urbana integrata. La possibilità di creare legami “produttivi” dipende da una moltitudine di fattori, tra cui una griglia urbana compatta e un patrimonio pubblico integro e solido. Per esempio, la rete di connettori multi-dimensionali e multi-direzionali del distretto centrale di Hong Kong si integra senza soluzione di continuità nel tessuto urbano, migliorandone la mobilità. La connessione non si limita alla dimensione fisica, ma tocca anche quella visiva ed emotiva. Richiede, anche e soprattutto, una fusione autentica tra architettura e sfera pubblica, con la prima che interviene con ingegno sulla seconda per migliorare le dinamiche di movimento, incontro e interazione. Abbiamo concepito il parco per la sede del Governo di Hong Kong tenendo a mente questa serie di considerazioni: un tappeto verde che dà un senso del luogo e crea un’atmosfera dinamica lì dove si trova la sede dell’Amministrazione centrale. Ma soprattutto funge da elemento di raccordo tra la parte nevralgica della città e il futuro waterfront portuale, un’enorme impresa urbanistica che migliorerà la percezione visiva, emotiva e fisica della metropoli. Matericità La tradizione artigianale è uno degli aspetti più evidenti della cultura cinese. Apprezzare la raffinata complessità e la sottile espressività dei dettagli (fisici e metaforici) è da sempre ritenuto un traguardo culturale e segno di maturità. Tuttavia, l’essenza di questa tradizione è in gran parte legata alla padronanza nel trattare i materiali. Un artigiano scrupoloso è essenzialmente colui che comprende le proprietà delle diverse materie e ne fa un’attenta selezione. Che siano naturali o meno, i materiali devono essere adatti al fine, venendo valutati rispetto alla loro capacità di migliorare spazio e forma e al loro potere evocativo e sensoriale. I padiglioni in bambù, da noi realizzati a Berlino nel 2000 e a Hong Kong nel 2015, dimostrano come materiali e metodi costruttivi tradizionali possano ancora oggi aiutare a soddisfare i bisogni di alcune tipologie architettoniche; in particolare quelle temporanee, per le quali è essenziale che trasporto, assemblaggio e smontaggio siano semplici e rapidi. Per noi, questi padiglioni non sono un simbolo nostalgico del passato, bensì un atteggiamento e un approccio razionale verso la matericità tipico della tradizione, specialmente nella selezione accurata dei prodotti rispetto a finalità d’uso, fattibilità edilizia e spiritualità. I progetti sopra elencati possono sembrare tra loro differenti, si tratta tuttavia di diverse specificità legate ai programmi culturali. Come abbiamo già affermato, riteniamo che l’architettura trascenda dalla forma e dall’aspetto. Solo riallacciandosi alle culture più importanti del passato e del presente ed essendo tanto espressione della forma quanto interpretazione della quintessenza di queste culture, solo allora l’architettura può davvero definirsi sostenibile e autentica.

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