La scala, un rapporto empirico tra geometrie e spazi | The Plan
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La scala, un rapporto empirico tra geometrie e spazi

Steven Holl Architects

Il rapporto di scala, che ci dà la comprensione della misura della geometria e dello spazio, rimane essenziale alla nostra esperienza. Al di là di lunghezza, larghezza, o massa di una struttura, esiste la grandezza della misura in scala. Essendo centrale nei rapporti di proporzione tra gli oggetti e l’uomo, la scala può essere misteriosa.
Alcune città presentano enigmatiche giustapposizioni di edifici di piccole e grandi dimensioni che, come campi di forza causati da programmi contrastanti, irradiano un’energia interna. A Manhattan l’accostamento tra una serie di “brownstones” a quattro piani e una struttura di 20 piani,
di scala misteriosa, crea un contrasto dinamico equivalente alla dinamica degli eventi che si possono sviluppare al loro interno. Salti di scala, giustapposizione di scale diverse e disorientamento di una scala apparente sono essenziali al dinamismo di una metropoli. La ricchezza programmatica e spaziale di uno spazio metropolitano va di pari passo con lo spiazzamento rispetto alla lettura tradizionale del concetto di scala. A differenza dell’omogeneità di scala dello sviluppo orizzontale suburbano, lo spazio urbano è caratterizzato da una giustapposizione dinamica di scale. Il contrasto tra architetture sorprendentemente diverse crea un’identità metropolitana che si sviluppa con rapporti spaziali differenti. Il preconcetto di molti studi di progettazione di integrare e adattare forzatamente l’architettura al “contesto”, ostacola la complessità dello sviluppo urbano nella sua essenza sociale, programmatica e poetica. L’uniformità della scala può influenzare negativamente la struttura del tessuto urbano soffocandone la vivacità e vitalità. Tuttavia la percezione della dimensione sublime di uno spazio metropolitano è in relazione alla posizione del nostro corpo nello spazio come strumento di misura. Il nostro senso del fattore di scala è inseparabile dalla proporzione e dal mistero della qualità della proporzione.
La sezione aurea è il modo più semplice ed antico per indicare un rapporto spaziale armonico. Tale rapporto è espresso dalla formula (1+√5)/2 = 1,618, che produce un numero irrazionale le cui sorprendenti qualità algebriche sono approssimabili solo a π (ovvero 3,14).
Matila Ghyka nel suo “The Geometry of Art and Life (La geometria dell’arte e della vita)” rintraccia le proprietà della sezione aurea in natura, nella crescita logaritmica a spirale della conchiglia, nella morfologia degli organismi marini e nella crescita gnomonica, oltre che in architettura e in musica. La scala è fondamentale per esempio nella crescita gnomonica della conchiglia del nautilus: le proporzioni delle sue camere a spirale sono aritmeticamente conformi alla serie di Fibonacci 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34… Se le scale simultanee dei frattali sfidano i nostri sensi ripetendosi all’infinito su scala sempre più ridotta introducendo il concetto di “autosomiglianza”, in architettura la scala in senso percettivo è sempre un’esperienza mediata dal corpo. Da un’altezza di 1,68 m dal piano orizzontale, o con una inclinazione del capo e un passo in avanti, l’esperienza dello spazio architettonico dipende dalle proporzioni umane e da particolari fenomeni del corpo nello spazio.
Scala e proporzione sono fondamentali nei collegamenti matematici fra musica e architettura.
Diversamente da una pittura o scultura nei confronti della quale ci si può allontanare, musica e architettura ci circondano, legando la nostra esperienza a una sequenza temporale. Se ci si sposta all’interno di un edificio, ogni passo modifica le proporzioni spaziali all’interno della sequenza delle prospettive che si sovrappongono. Possiamo girarci e muoverci nella direzione opposta e la sequenza darà luogo ad un’esperienza totalmente diversa, tuttavia sempre condizionata dalla lunghezza dei passi. In una composizione di musica dodecafonica una sequenza di note può essere seguita dalla stessa sequenza capovolta, detta inversa, ma può essere scritta anche al contrario, dalla fine all’inizio, ottenendo la sequenza retrograda, che a sua volta può essere capovolta (inversione della retrograda). Gli intervalli rimangono uguali e da un certo punto di vista equivalgono ai passi con cui si percorrono sequenze spaziali sovrapposte.
La tecnologia digitale ha aperto un nuovo mondo di possibilità in architettura. La configurazione spaziale può ignorare la scala ed essere quindi priva del fondamentale rapporto tra il corpo umano e gli spazi in questione. Lo spazio può essere modellato secondo forme plastiche sorprendenti, in un processo progettuale che non tiene conto della scala. Uno degli aspetti problematici della nuova tecnologia è infatti la rimozione della scala. Il progettista che lavora digitalmente nello spazio plastico è privo del senso del corpo, privo quindi dei rapporti di scala nello spazio a cui sta dando forma. Il digitale ha tuttavia il vantaggio di offrire strumenti senza precedenti per la sperimentazione, permettendo di esplorare nuove geometrie. Tuttavia, nel prodotto finito, l’imprescindibile rapporto del corpo umano con l’ambiente circostante rimane la dimensione esperienziale fondamentale. Il corpo, come specchio dello spazio circostante, riflette la misura della scala. Le connessioni fra spazio e corpo sono stimolanti sia nella macroscala della metropoli sia nella microscala dell’individuo collocato in uno spazio interno. Come una forza centrifuga intrecciata con una forza centripeta questi rapporti spaziali movimentano e strutturano la nostra esperienza quotidiana. La scala e la proporzione sono aspetti fondamentali in tutta la storia dell’architettura. Francesco di Giorgio Martini e Piero della Francesca, come Leon Battista Alberti, Sebastiano Serlio, Andrea Palladio e Leonardo da Vinci, hanno indagato i rapporti spaziali. Dal libro di Auguste Choisy sulla storia dell’architettura dedicato ai tracciati regolatori (tracé régulateurs) fino al Modulor di Le Corbusier, “un’armoniosa misura della scala umana”, la comprensione della scala è stato un tema importante.
La posizione del corpo nello spazio - l’esperienza di muoversi attraverso prospettive sovrapposte, con i nostri occhi a 1,68 m sopra l’orizzonte - non è cambiata. Oggi, forse più che mai, la comprensione dei rapporti spaziali, dal macro al micro, è fondamentale per la nostra percezione. La scala non è un dato oggettivo ma una modalità di comprensione, un’esperienza fondamentale nella percezione del mondo.

Steven Holl

 

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