Architettura iraniana contemporanea: paradosso e continuità | The Plan
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Architettura iraniana contemporanea: paradosso e continuità


I radicali cambiamenti vissuti dall’Iran nel corso degli ultimi 40 anni spaziano dallo zelo di modernizzazione dell’ultimo Shah fino al regime teocratico degli ayatollah. Contemporaneamente si è formata una nuova generazione di architetti. La selezione dei progetti presentati in questo numero mette in luce un notevole grado di qualità e varietà nelle opere realizzate da questa nuova generazione, non solo in Iran ma anche all’estero. Un analogo processo di rinascita si presenta anche nella produzione artistica iraniana la quale, non meno spettacolare, è apparsa sulla scena già in anni meno recenti preminentemente perché la realizzazione di opere d’arte richiede, rispetto all’architettura, tempi meno lunghi. L’affermarsi nel panorama internazionale di artisti iraniani dopo la rivoluzione del 1979 è la conseguenza del successo raggiunto dalle prime opere altamente evocative di Shirin Neshat (n. 1957). Sebbene lavori all’estero, con la sua arte che affronta esclusivamente aspetti specifici della società iraniana, o per lo meno percepiti come tali, Shirin Neshat ha influenzato in larga misura i criteri di definizione dell’ “artista iraniano”. Non è comunque il caso di operare una netta distinzione fra “artisti della diaspora” da un lato e “artisti iraniani” dall’altro, in quanto non tutti gli artisti post-rivoluzione presentano come cifra stilistica il paradigma dell’artista in esilio che riflette sulla terra perduta. Ne è un esempio il pittore YZ Kami (n. 1956), eccellente ritrattista, i cui lavori ricordano forse più Giacometti che la tradizione iraniana. Infatti, più che “un artista iraniano”, Kami può essere definito semplicemente un artista contemporaneo. Diversità, queste, che meriterebbero un maggiore approfondimento; in ogni caso però, è importante almeno citarle in quanto confermano l’intricata natura dei rapporti tra identità, senso del luogo e patrimonio culturale globale. Tuttavia, coglie sempre di sorpresa osservare da una prospettiva esterna l’emergere sulla scena di opere d’arte profondamente critiche e intransigenti provenire dall’Iran; ciò sottolinea non solo la complessità della società iraniana moderna, ma anche l’esistenza di gruppi minoritari di artisti che operano malgrado evidenti restrizioni. I lavori della generazione più giovane, dei fratelli Haerizadeh (n. 1975 e 1979), per esempio, evidenziano un ampio spettro di sensibilità e sperimentazione: la collocazione locale non è più l’unico parametro della loro produzione, ma si inseriscono in una comunità - e in un mercato - più globale. Analogamente, le opere architettoniche selezionate in questo numero mettono in evidenza l’ampia gamma di interessi affrontati da una generazione di architetti cresciuti sia in Iran sia all’estero, che spaziano dalla produzione digitale di Farshid Moussavi a quella più artigianale di Ramin Mehdizadeh. Il contesto culturale che stimola una tale varietà di interessi va rintracciato nell’istruzione ricevuta in istituti nordamericani o europei; altrettanto importante, tuttavia, è stato l’apprendimento nell’ambito della cultura e dell’architettura in Iran, dove dalla fine degli anni ‘70 esistevano stretti rapporti, sia intellettuali sia progettuali, fra architetti iraniani e stranieri; Gio Ponti, Skidmore Owings e Merrill, Claude Parent, Kenzo Tange, per menzionarne solo alcuni, o avevano come partner un architetto iraniano o progettavano in Iran. Questa realtà, e il forte desiderio di modernizzare il paese, hanno espresso una cultura architettonica evidenziata al meglio nelle opere di maestri iraniani moderni come Mohsen Foroughi, Aziz Farman-Farmaian o Reza Moghtader, per citarne nuovamente solo alcuni, i quali hanno inserito definitivamente l’Iran all’interno del modernismo.
Invece di ricorrere a una definizione in termini di contrapposizione di queste due realtà, è forse più interessante cercare di capire il motivo per cui una generazione di architetti “separati dalla nascita” ha nondimeno indirizzato il proprio interesse verso uno Zeitgeist globale piuttosto che orientarlo verso un’opposizione oriente-occidente. È questa la ragione che ha loro impedito di cadere nella trappola della ripetizione nostalgica di stili e iconografie tipizzate: questi artisti appartengono a una generazione speculare con grandi risorse indipendenti dal paese d’origine ma preziose per la cultura architettonica universale.

Alireza Razavi
Architetto, è nato in Iran nel1970; si è formato a Parigi e New York; vive e lavora a Parigi

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