L’Ambiente ben temperato - architettura e ingegneria per un clima che sta mutando | The Plan
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L’Ambiente ben temperato - architettura e ingegneria per un clima che sta mutando

Circa 50 anni fa, Reyner Banham iniziava a raccontare una nuova forma di storia dell’architettura che è diventata oggi una narrativa classica della sua epoca. La sua opera più famosa “The Architecture of the Well-tempered Environment”(1), esaminava l’influenza che l’evoluzione dell’ingegneria e dell’impiantistica esercitava ormai sulla progettazione delle opere di architettura contemporanea, come pure sul ruolo dell’architetto nel team di progettazione. 

Dobbiamo a Carrier (appena un secolo fa) l’invenzione di una tecnologia che avrebbe avuto una profonda influenza sull’architettura: il condizionatore. Banham è stato il primo a rilevare che, con l’avvento dell’aria condizionata, la forma e la struttura dell’involucro edilizio non sarebbero più stati i principali moderatori del clima esterno.
In questo processo sono andate via via perdute le conoscenze, e anche l’interesse, per progettare edifici in grado di operare un controllo passivo del microclima interno. Anzi, nell’architettura contemporanea, spesso l’involucro esterno ha il solo ruolo di incrementare la dipendenza di un edificio dal condizionamento meccanico, vero artefice del comfort.

Naturalmente si è trattato di un processo graduale e molti grandi architetti del ventesimo secolo non hanno dimenticato gli insegnamenti della tradizione storica. Tuttavia, al giorno d’oggi, il principale responsabile del controllo dell’ambiente interno è spesso l’ingegnere o l’impiantista. 

Ma i tempi stanno cambiando. Molti (architetti e ingegneri) ritengono che non si possa più accettare l’introduzione forzata di soluzioni che non siano state integrate in sede progettuale. Si vede un rinnovato interesse per il vocabolario ricco, vario e sottile di un’architettura in grado di moderare l’impatto del clima esterno su un ambiente interno, per raggiungere un’estetica contemporanea, ma anche un comfort termico senza dipendere completamente da interventi meccanici. Si cercano alternative all’aria condizionata tradizionale, che notoriamente contribuisce in modo significativo al riscaldamento globale e ai mutamenti climatici. Questa ricerca ha portato alla riscoperta dei principi di controllo ambientale tramite lo studio delle forme e delle strutture architettoniche: la cosiddetta progettazione “passiva”. Naturalmente, prima di tutto è importante stabilire perché l’aria condizionata tradizionale costituisca un problema. 

Globalmente, gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici. Negli Stati Uniti l’aria condizionata da sola consuma circa il 16% dell’elettricità, mentre è responsabile del 43% dei picchi di carico(2).
La richiesta di aria condizionata è uno dei principali responsabili dei problemi di approvvigionamento energetico verificatisi di recente nella West Coast degli Stati Uniti. Le emissioni globali di CO2 dovute ai condizionatori danno un contributo significativo all’effetto serra. Inoltre l’aria condizionata utilizza sostanze refrigeranti, le più comuni delle quali (come l’R134a e l’R22) hanno un effetto da 1300 a 1700 volte più potente della CO2 sul riscaldamento globale. 

I refrigeranti (sia i CFC sia gli HCFC) sono i responsabili del cosiddetto “buco” nello strato dell’ozono. A livello di stratosfera, l’ozono funge da scudo alle radiazioni ultraviolette del sole. I raggi UV danneggiano la fotosintesi e uccidono il fitoplankton (la base delle catene alimentari oceaniche). I CFC sono estremamente stabili e vengono ancora prodotti in Cina e in India, nonostante il Protocollo di Montreal li abbia messi al bando nel 1987. Sembra che il mercato nero di queste sostanze negli USA sia equivalente a quello dei narcotici. Gli HFC si continuano ad usare in tutto il mondo, sebbene la ricerca di alternative meno dannose stia dando i suoi frutti. I refrigeranti alternativi possono certamente costituire una risposta valida, ma attualmente c’è grande interesse per la ricerca di alternative più radicali ai sistemi di condizionamento dell’aria.

I progetti illustrati in questo numero di The Plan, dedicato alla sostenibilità, sono un piccolo contributo allo sviluppo di un vocabolario dell’architettura che riscopra l’arte del controllo ambientale attraverso la manipolazione della forma e della struttura degli edifici. É una modalità che si ritrova nelle tradizioni di tutto il mondo e che è parte integrante del processo creativo del fare architettura. 

La pratica architettonica è sempre più complessa e richiede una stretta collaborazione interdisciplinare. Prima che Edison inventasse la lampadina elettrica e Carrier ideasse l’impianto di condizionamento dell’aria, il controllo ambientale degli interni si raggiungeva per lo più manipolando la forma e la struttura degli edifici, i rapporti tra gli spazi e la distribuzione delle aperture in modo tale da far entrare nella struttura aria e luce. Tuttavia, negli ultimi 80 - 100 anni, gli architetti hanno richiesto sempre di più agli impiantisti di realizzare a posteriori quello che non era loro riuscito in sede di progettazione.

Ciò è in parte dovuto ad una preoccupazione per il “visibile”, mentre ci si dimentica che l’uomo reagisce all’ambiente con la totalità dei sensi e che è questa esperienza completa a generare il suo apprezzamento, anche estetico. Questo concetto apre le porte anche ad un lato poetico: la raffinatezza di portare i suoni, le fragranze e l’aria fresca dei giardini, all’interno degli edifici, per esempio, non è una fortunata casualità, bensì una parte fondamentale di un progetto. Sono davvero le qualità degli spazi interni ed esterni a determinare la qualità della vita negli ambienti in cui si vive e lavora. (2)

Architetti ed ingegneri devono operare insieme per ritrovare la capacità di capire come la forma e la struttura di una costruzione possano influenzare l’ambiente interno ed esterno e contribuire a creare un edificio dove vivere e lavorare siano salutari e piacevoli. 

Brian Ford

School of the Built Environment,

University of Nottingham

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