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Complesso multifunzionale 80 Charlotte Street | Edificio universitario The Exchange

Make Architects

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Scritto da Redazione The Plan -

Cosa cercano le persone in un luogo di lavoro? È da questa domanda che nasce il progetto di Make Architects per 80 Charlotte Street, complesso multiuso situato a Fitzrovia, quartiere multiculturale nel cuore di Londra. L’intervento, che combina il rinnovo di edifici esistenti con la creazione di nuovi volumi, affianca agli uffici un variegato programma funzionale, che prevede anche 55 appartamenti, spazi destinati al retail, un café e un ristorante, oltre a un piccolo parco pubblico, il Poets Park. Il complesso occupa l’intero isolato racchiuso tra Howland Street, Whitfield Street, Chitty Street e Charlotte Street, a cui si aggiunge il vicino edificio degli anni Cinquanta denominato Asta House. La superficie dedicata agli uffici è di 30.000 m2, mentre quella destinata alle residenze – che includono anche una quota parte di alloggi sociali – è di 4.200 m2.

Complesso multifunzionale 80 Charlotte Street | © Jack Hobhouse, courtesy Make Architects Alla base del progetto c’è l’idea  di lasciare a vista l’ossatura portante dell’edificio, così come gli impianti  a soffitto, perseguendo un principio  di onestà strutturale.

Il concept architettonico è stato in gran parte definito dalla scelta di conservare le facciate originali su Whitfield Street, che crea a un dialogo tra i prospetti esistenti in mattoni e quelli nuovi in cemento. D’altra parte, mantenendo intatti i fronti, non è stato possibile aumentare l’altezza interpiano, che è di soli 3,3 m.
Si è dunque pensato di disporre i pilastri secondo una maglia di 6x9 m (invece che di 9x9 m oppure di 9x10,5 m), in modo da ridurre lo spessore di travi e solette, ottenendo un’altezza netta da pavimento a soffitto di 3 m e consentendo di portare il numero totale di piani da sette a dieci. I livelli aggiuntivi sono stati inoltre previsti in arretramento rispetto al filo della facciata, in modo da ricavare ampie terrazze esterne affacciate su Fitzrovia e sulla BT Tower, ma dalle quali si possono ammirare, più in lontananza, anche la City e il Tamigi. La struttura in acciaio, i solai in cemento armato e gli impianti a soffitto sono stati lasciati a vista, così da ottenere un ambiente piuttosto neutro, pronto per essere arredato con creatività dai vari tenant dell’immobile, che possono approfittare anche di una certa flessibilità nell’organizzazione degli spazi.

Complesso multifunzionale 80 Charlotte Street | © Jack Hobhouse, courtesy Make Architects

Un altro tratto distintivo dell’intervento, che ha ottenuto le certificazioni BREEAM Excellent e LEED Gold, è rappresentato dalle sue caratteristiche di sostenibilità ambientale e sociale. Si tratta infatti di un edificio completamente elettrico, dunque “decarbonizzato” (net zero operational carbon building), dotato di numerosi spazi verdi e aree destinate alla socialità, che combina la ventilazione naturale con un sistema meccanico di aerazione e condizionamento.

Mix funzionale e interazione tra elementi storici e contemporanei sono alla base anche di un altro progetto dello studio: il restauro di The Exchange,  palazzo costruito negli anni Trenta del secolo scorso a Centenary Square, nel centro di Birmingham, su disegno di Thomas Cecil Howitt. L’edificio neoclassico, che in passato aveva ospitato la sede di una banca ma versava in stato di abbandono da 16 anni, appartiene oggi all’Università. Riaperto in seguito all’intervento firmato da Make Architects, che si inserisce all’interno di un masterplan di riqualificazione urbana, l’immobile contiene non solo aree riservate a studenti e professori, ma anche spazi per eventi e locali aperti al pubblico, come la caffetteria a piano terra. Un esempio di riuso adattivo concepito nella città e sviluppato per la città.

Complesso multifunzionale 80 Charlotte Street | © Jack Hobhouse, courtesy Make Architects Tra i servizi offerti a coloro che lavorano all’interno della struttura c’è il BAR 80,  una caffetteria situata a piano terra e aperta anche al pubblico.

 

INTERVISTA

Creare un luogo capace di attrarre le persone

Ken Shuttleworth
Founder, Make Architects

La sostenibilità e quella che si può definire “onestà strutturale” sono i cardini del vostro progetto per 80 Charlotte Street. Quali strategie avete adottato per realizzare questi obiettivi, compatibilmente con il fatto che il complesso si trova in centro a Londra?
L’aspetto fondamentale del progetto è l’integrazione tra vecchio e nuovo: non si tratta di un intervento di semplice demolizione e ricostruzione, né di sola ristrutturazione. Poiché sono state mantenute alcune delle facciate originali, abbiamo dovuto confrontarci con un’altezza interpiano piuttosto esigua rispetto agli standard fissati dalle linee guida del British Council for Offices (BCO). Proprio questa limitazione ci ha spinto verso una soluzione innovativa nell’ambito di un progetto che è stato molto lungo, considerando che è durato più di dieci anni, e avrebbe potuto evolvere in molti modi differenti. Per guadagnare più spazio possibile in altezza, abbiamo deciso di raffittire la maglia strutturale, in modo da poter ridurre lo spessore delle partizioni orizzontali, permettendo anche di realizzare tre piani ulteriori. Abbiamo poi spostato il nucleo strutturale al centro della planimetria dell’edificio, in modo da rendere più efficiente il layout distributivo. Questo ha inoltre consentito di ricavare agli angoli tre atri a tutta altezza, che forniscono agli ambienti interni illuminazione e ventilazione naturale, creando anche un effetto camino per il controllo della temperatura. Dal punto di vista dell’efficienza energetica, ci sono altri due contributi molto importanti: il fatto che l’edificio sia completamente elettrico e l’alternanza tra porzioni vetrate e opache a livello dell’involucro.

Oltre agli uffici, il progetto prevede anche 55 appartamenti, un café, un ristorante e il Poets Park. In un complesso a uso misto di queste dimensioni, quali sono i principali vantaggi di cui godono gli utenti e quali le sfide che devono affrontare i progettisti?
La commistione tra residenze, servizi di ristorazione e uffici, con la presenza di terrazze esterne, è un plus per il progetto. Gli edifici multiuso, così come le aree che presentano un mix di funzioni su scala urbana, sono molto più vivaci: si genera un luogo capace di attrarre le persone. Come progettista, credo che si debbano superare i confini tra i vari ambiti dell’architettura: il nostro lavoro nel settore degli uffici beneficia della nostra esperienza nel campo dell’hospitality e viceversa. La sfida principale sta nell’assicurare un certo grado di adattabilità e flessibilità all’interno del progetto, in modo da consentire all’edificio di seguire un’evoluzione nel tempo, assecondando eventuali modifiche, cambiamenti di destinazione d’uso inclusi. Per quanto riguarda nello specifico i luoghi di lavoro, se da un lato si va verso un modello che prevede di svolgere l’attività individuale da remoto, recandosi in ufficio solo per le riunioni, dall’altro molte persone ci tengono ancora ad avere la propria scrivania. Nel caso di uno studio di architettura, ad esempio, è fondamentale avere un continuo confronto tra i vari componenti del team di progetto, per cui diventa difficile poter lavorare da casa. Oggi, come in ogni momento storico, quello che conta è progettare spazi sempre migliori che in passato.

Il mix funzionale è uno dei tratti distintivi anche del progetto The Exchange, edificio vincolato nel centro di Birmingham, che è stato restaurato nell’ambito di un più ampio intervento di rigenerazione urbana. Quale ruolo riveste nel progetto la relazione tra spazi pubblici e privati, tra elementi storici e contemporanei?
Birmingham è la mia città natale: fin da bambino, ho dei ricordi di questo palazzo storico che un tempo ospitava una banca. Poi è stato acquisito dall’Università, che ha deciso di rinnovarlo, anche per mantenere una presenza nel centro della città, visto che il campus si trova invece in posizione più periferica. Sul fronte strada, abbiamo previsto il restauro della facciata principale, che si confronta con gli edifici circostanti, come quello della biblioteca; sul retro, invece, abbiamo realizzato un ampliamento dal carattere più contemporaneo, in vetro e acciaio, che si affaccia sulla corte verde. Si crea così un contrasto, una tensione tra il prospetto storico e quello moderno. Abbiamo poi cercato di mantenere quell’atmosfera di importanza che in precedenza avvolgeva la sede della banca, prevedendo a piano terra non solo le aree collettive, ma anche alcuni spazi aperti al pubblico, mentre gli ambienti riservati alle attività di ricerca sono collocati ai piani superiori. Il punto di forza del progetto è proprio l’accostamento di elementi moderni a quelli originali, risalenti alla prima metà del XX secolo.

La mission di Make Architects è «progettare i luoghi, gli edifici e gli spazi migliori al mondo». Come si concretizza questo intento nella progettazione degli spazi di lavoro oggi?
Vogliamo offrire al committente le migliori soluzioni progettuali possibili tenendo conto di fattori quali il contesto, il clima, il budget e le tempistiche di realizzazione. Nel 2022 abbiamo ottenuto due riconoscimenti importanti a livello internazionale: 80 Charlotte Street è risultato vincitore ai BCO National Awards nella categoria Commercial Workplace, mentre Brookfield Place Sydney – progetto che comprende una torre con uffici, due edifici storici restaurati, spazi commerciali e un nuovo percorso pedonale verso Wynyard Station – è stato premiato con l’Award for Excellence nell’ambito degli ULI Asia Pacific Awards. 
Penso che questi due progetti mostrino bene qual è il futuro degli ambienti di lavoro: edifici sostenibili, con molti più spazi di incontro e molte più attività di intrattenimento, oltre alle postazioni di lavoro vere e proprie.

Make Architects è tra i curatori dell’Architecture Drawing Prize – il premio internazionale che celebra l’arte del disegno di architettura – insieme al Sir John Soane’s Museum e al World Architecture Festival (WAF). Quale ruolo rivestono il disegno realizzato a mano e quello sviluppato con tecnologie digitali nell’attività giornaliera del vostro studio?
Io sono cresciuto con la matita in mano, tuttora sono sempre intento a tracciare schizzi. Pensare è disegnare a mano, e questo aspetto si perde disegnando al computer, anche se naturalmente ci sono altri aspetti migliorativi: i due metodi devono essere affiancati uno all’altro. Il disegno va dritto alle radici dell’architettura, è uno strumento fondamentale per comunicare un’idea, che intendiamo celebrare con questo riconoscimento. Siamo molto felici della partnership con il WAF e con il Sir John Soane’ Museum, anche perché John Soan (uno degli architetti di maggior rilievo del neoclassicismo inglese, ndr) realizzava disegni meravigliosi e ha avuto un’influenza enorme in questo senso.

Luogo: Londra, Regno Unito
Committente: Derwent London
Completamento: 2022
Superficie lorda: 376.000 m2
Progetto architettonico e degli interni: Make Architects
Progetto esecutivo: AFK
Capo progetto: Avison Young
Fit out: Perkins & Will, Arup Architecture
Appaltatore principale: Multiplex

Consulenti
Strutture:
Arup
Acustica: Clarke Saunders Acoustics
Paesaggio: del Buono Gazerwitz Landscape Architects

Fotografie: Jack Hobhouse, courtesy Make Architects

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