Studio raro - Punta Eco - Sonic Park, il significato simbolico delle antenne
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Punta Eco - Sonic Park, il significato simbolico delle antenne

Studio raro

Landscape / Future
Studio raro

Il progetto per un percorso sulla Cima della Paganella, montagna del Trentino, caratterizzata dalla presenza di grandi antenne ricetrasmittenti, sin dal primo sopralluogo si è mutato nel progetto di un parco, un parco sonico che mettesse in atto un cambio di paradigma, mettendo in primo piano il significato simbolico delle antenne, considerandole come una traccia integrata nel paesaggio, immagine di innovazione e tecnologia.

Punta eco è un posto che c’è sempre stato, ma che non abbiamo mai voluto vedere.
È un centimetro quadrato di cielo con una concentrazione straordinaria di storia, vita e bellezza.
Le sue antenne possono intimidire, infastidire, e perfino piacere.
Di fatto sono li: indispensabili ed inconfondibili.
Centro di comunicazione fondamentale per la RAI che voleva alfabetizzare l’Italia e la NATO.
Attraverso queste parabole è passata la storia della Tv locale, delle radio private, della trasformazione della nostra società e così queste antenne hanno ascoltato notizie belle e brutte, la fine della guerra come quella di una storia d’amore adolescenziale, il gorgoglìo del ’68 come le trasmissioni in codice della guerra fredda, le email che partivano attraverso i primi rudimentali modem... onde ricevute da lontano e catapultate oltre, ancora più lontano nell’oceano-etere.
E allora PUNTA come un promontorio slanciato in cielo, anziché nel mare. Un posto dove le onde, come barche approdano per poi ripartire con nuovo slancio.
Ma punta come cima, come meta, come osservatorio.
Ma per osservare bene gli occhi non bastano.
Occorre mettersi in ascolto.
E sentire quelle onde che arrivano e che ripartono mettendo in comunicazione orecchie, cuore e cervello.
Così nasce l’idea di un parco sonico.
Il suono è il veicolo ideale per le emozioni ed i ricordi. È l’ ECO di quello che eravamo e siamo diventati, è l’eco naturale della montagna così come l’idea di un sogno appena fatto che riverbera confuso nella nostra mente. È l’eco subliminale della cura e del rispetto per la natura che è un punto fondamentale di questo progetto.
È l’idea di un intervento mirato a togliere più che ad aggiungere elementi alla natura presente. Un’idea che ordina il paesaggio e cancella la sensazione di abbandono delle strutture esistenti tentandone un riutilizzo e recupero.

Per questo sono stati individuati degli hot spot, osservatori dai quali apprezzare più facilmente le valenze geologiche e paesaggistiche del luogo, delle piccole “architetture parlanti ” capaci di evocare e trascendere il paesaggio che le accoglie. Per questo le installazioni esprimono dei concetti attraverso il suono, per incentivare l’attenzione e l’ascolto.

Nel primo tratto il progetto ragiona per addizione, le due stazioni della zip line si mettono in relazione al costruito, al centro del percorso c’è il recupero dei due elementi storici, il Faro e il Rifugio Battisti , il secondo tratto invece crea degli elementi strettamente legati all’orografia ed alla forma del territorio, si lavora con il terreno attraverso gesti minimi ma altamente simbolici.

Il primo elemento inquadra il paesaggio e segna l'inizio del percorso, una linea aerea che “lancia” i visitatori verso le antenne che diventano subito meno lontane e meno minacciose.

Si atterra su Cala 0 dB.

In questa installazione/approdo si arriva dritti al cuore di punta eco. Il luogo delle onde. Il luogo dove arrivano per poi ripartire, amplificate. Racchiude un ambiente che rievoca il calco di un'antenna nella quale sono racchiusi i suoni, le comunicazioni, i messaggi in codice passati attraverso i ripetitori nel corso degli anni. Dona un significato poetico ed emozionale alle antenne, guarda dentro di esse, smaschera quegli introversi elementi in ferro.

Le stazioni della zip line sono volumi sfaccettati , poliedrici, creano percezioni diverse rispetto al punto di vista dell’osservatore, come le rocce quando vengono colpite diversamente dal sole nell’arco della giornata e creano ombre, colori e forme diverse tra loro.

Il percorso continua verso il Rifugio Battisti, una sosta contraddistinta da una “cornice” di grandi dimensioni, inquadra il Faro Battisti, elemento storico e simbolico di grande importanza, isolandolo per un istante dal contesto attuale, facendolo emergere rispetto alle antenne circostanti, spiegando il suo significato storico, simbolico e commemorativo.

L’intervento sul Rifugio è di pulizia e sottrazione; l’idea è di riportarlo alla sua forma originaria, una piccola L in pietra, eliminando l’ampliamento degli anni ‘60 liberando così la facciata sud-ovest.
Il rifugio sarà il guardiano della storia del luogo e al tempo stesso potrà accogliere ed abbracciare i visitatori che potranno assistere a performance o concerti al coperto, con una quinta scenica senza paragoni, l’immensità del paesaggio.

La linea-palcoscenico si interrompe sul denso strato di mughi, per poi riprendere sulla Secca di Capo d’Onda: la roccia verrà scoperta, e ospiterà nel punto più alto la Sirena, il dislivello naturale roccioso terminerà con un belvedere, puntato verso la Valle dei Laghi.

Il progetto da questo punto diventa un tutt'uno con la natura. Sia dal punto di vista formale che dell'installazione; il terreno è disceso e siamo immersi nella natura, le antenne sono schermate dal dosso e ne vediamo solo le punte.

Incontriamo Scoglio del Santo Rumore, un taglio nel terreno in una valletta che è già una cicatrice nella superficie di mughi, un segno che penetra la roccia per cercarne il cuore, per scoprire il suono della roccia carsica, caratterizzata da cavità e grotte. Un muro, come una lama, si inserisce nel dosso e crea questo valico inatteso che prosegue da dentro la roccia a fuori, con un piccolo belvedere proteso verso il Brenta.

Il percorso attraversa successivamente Spiaggia dei Riverberi, una traccia di acqua o ghiaccio a seconda della stagione, un abbeveratoio che prosegue come roccia, un vibrafono che genera suoni con il rimbalzo di sassi.

Credits

 Trento
 
 70000
 0
 Roberta Di Filippo, Roberto Salvischiani
 raro + osuonomio

Curriculum

Lo studio raro fondato nel 2004 da Roberta Di Filippo e Roberto Salvischiani, con sede a Trento, si occupa di architettura e comunicazione visiva.
L’esperienza maturata attraverso la direzione lavori di cantieri, la collaborazioni con vari professionisti, corsi formativi sulla sostenibilità e la passione, permette allo studio di affrontare progetti a grande o piccola scala in maniera completa e professionale.
Nel 2011 si è aggiudicato il primo premio al concorso per Piazza D. Chiesa a Rovereto (Tn) e nel 2012 vinto il concorso per la riqualificazione di Malga Fosse nel Comune di Siror (Tn).
Nel 2013 ha ricevuto il Premio New Italian Blood 2013 Architettura.
Nel 2018 Casa MF e Cinquanta4 hanno ricevuto il premio “Best Project 2018” da Archilovers.
Nel 2019 Casa MF è arrivato tra i finalisti al premio The Plan Awards 2019 nella categoria “Villa, abitazioni unifamiliari con aree a verde” ed è stato pubblicato su “100 Houses: Nature and Nurture” da Images Publishing.

https://raro.tv/

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