Brutus di Bassam Fellows | THE PLAN
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Brutus di Bassam Fellows | THE PLAN

Alcuni degli oggetti di design più innovativi e significativi traggono forza dalla loro dimensione scultorea. In alcuni casi è un senso di fragilità che provoca l’impatto, per esempio la gamba affusolata e la leggerezza della Superleggera di Gio Ponti. Altre volte è l'imponente e massiccio peso dell'oggetto che colpisce per il forte senso di presenza. Ci sono stati molti pezzi di design influenti degli ultimi 100 anni che sono nati in ambito utilitaristico, spesso concepiti per essere prodotti in serie e per durare all’infinito. Ciò non si riferisce necessariamente all’approccio di falegnameria elementare di IKEA o Muji, o dello sgabello Artek 60. Quando negli anni '50 Pierre Jeanneret stava sviluppando gli arredi per il progetto della città di Chandigarh, nel nord dell'India, parte del suo incarico prevedeva di fornire sedie che potessero essere realizzate con materiali di provenienza locale e resistere all'usura tipica degli affollati edifici governativi, così come all'umidità intensa. Le sedie che ha creato, in teak e canna trafilata con gambe a forbice, hanno un aspetto basico e istituzionale. Come calzare un paio di pesanti scarpe da campagna: c'è poco di delicato in loro, ma è lì che sta la loro bellezza: sono solide, robuste e davvero... brutali.

Gran parte del lavoro di Charlotte Perriand condivide questo tipo di bellezza. La mostra allestita nell’inverno 2019 alla Fondation Louis Vuitton di Parigi – "Charlotte Perriand: Inventing a New World" – ha presentato pezzi che avevano familiarità sia con il lavoro di Jeanneret sia con quello di suo cugino Le Corbusier. I tre individui hanno respirato la stessa aria e spesso hanno lavorato per gli stessi obiettivi. Alcuni oggetti – incluso il Tabouret Cabanon Chestnut LC14 del 1952, che è essenzialmente un semplice blocco facilmente trasportabile su cui sedersi – sono attribuiti a tutti e tre. LC14 è un classico del Brutalismo.

La nuova sedia Brutus di BassamFellows, lanciata a Milano nel 2020, ha le sue radici nel potente linguaggio modernista di Perriand e Jeanneret, ma è più morbida e visivamente più leggera. Sottolinea alcuni elementi scultorei, enfatizzando gli aspetti visivi evidenti in gran parte del design brutalista, ma aggiornati con una leggerezza organica. È più “scolpito” che “costruito”, e la sua forma sembra invecchiata naturalmente e poi lavorata; la linea dello schienale suggerisce la forma di un guscio gigante che è stato lavorato per creare un sorprendente riquadro aperto nel centro. Lo schienale e la seduta sembrano un unico elemento scultoreo, il piano orizzontale e verticale si incontrano con piacevoli curve.

La seduta in paglia di Vienna in alcuni modelli di sedia (altri sono imbottiti con cinghie di sospensione) disegna una linea che riporta alla Chandigarh degli anni '50 e contribuisce alla leggerezza visiva e fisica dell'oggetto. Come il lavoro di Jeanneret in India, la sedia Brutus è qualcosa di forte e solido, ma in questo caso la prospettiva è tutto: le gambe sono ellittiche, si assottigliano dalla seduta al pavimento e hanno la forma di una pinna di squalo arrotondata, quindi sembrano larghe viste da un angolo e notevolmente sottili da un altro. Come per lo sgabello Tractor di BassamFellows, le gambe sono inserite direttamente nel sedile con un grande tenone.

Sorprendentemente, l'idea di Brutus è nata da un sogno del designer Craig Bassam: un giorno si è svegliato alle 3 del mattino e ha schizzato Brutus già nei dettagli. Veniva dal subconscio ed era già materializzato sulla carta. È un design modellato dall'istinto.

 

www.bassamfellows.com

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