La metamorfosi di un progetto anni Trenta
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La metamorfosi di un progetto anni Trenta

Banca Ersel

Atelier(s) Alfonso Femia

La metamorfosi di un progetto anni Trenta
Scritto da Redazione The Plan -
Hanno partecipato al progetto Falegnameria Aresi, Lualdi

Anno 1928. Canoni classici reinterpretati attraverso geometrie pulite e scansioni ritmiche hanno dato vita e ancora raccontano la storia dell’antica sede della Società Generale Elettrica dell’Adamello di Milano, progettata all’epoca dallo studio di Ulderico Tononi con la collaborazione di Agnoldomenico Pica, ancora studente, e di Pietro Cassinoni. Rilevato dal gruppo bancario Ersel, l’edificio è andato oggi incontro a un intervento di ristrutturazione e di riqualificazione a opera di Atelier(s) Alfonso Femia che, proprio per mantenere il più possibile integro il patrimonio architettonico dell’edificio, ha portato a una valorizzazione dell’esistente sotto una lente di contemporaneità.

Banca Ersel  | © Stefano Anzini, courtesy Atelier(s) Alfonso Femia

La sua facciata principale lascia visibili gli elementi che ne hanno tracciato la vicenda storica: l’equilibrio formale è già percepibile dal basamento in bugnato grezzo, scandito da finestre simmetriche da una parte e dall’altra rispetto al portone centrale. Questo, ad arco a tutto sesto e individuato da due colonne laterali, è sormontato da un balconcino con porta finestra coronata da un timpano e, salendo ancora, da quattro sculture di Leone Lodi. Il dialogo tra epoche storiche e la capacità di inserire in questi linguaggi la tecnologia odierna si esplicita, per esempio, nel restauro e nell’installazione di nuovi serramenti in legno ad alte prestazioni, così da rispondere positivamente alle richieste di efficientamento energetico dell’involucro e non solo. Un po’ più marcati gli interventi sulla facciata verso corte, tra cui spicca la superfetazione integrata in acciaio con profili in alluminio che rende vivibile il sottotetto. La medesima composizione formale e cromatica la si ritrova nelle addizioni accolte dalla corte interna: quest’ultima, oltre a essere diventata una piccola oasi verde, è una fonte di luce indispensabile per tutti i livelli della struttura, portando illuminazione naturale dal seminterrato alla cima. L’ultimo piano, in particolare, beneficia delle lunghe vetrate quasi a nastro e delle finestre sul tetto.

 

Banca Ersel  | © Stefano Anzini, courtesy Atelier(s) Alfonso Femia Le porte filomuro bianche singole o doppie Barausse, come quella presente nell’area comune dedicata al ristoro, sono resistenti al fuoco con certificazione  EI 60 e fonoisolanti 30 dB.La valorizzazione di tale patrimonio ha portato alla restituzione dell’autentica filosofia progettuale attraverso una rifunzionalizzazione degli spazi, ma anche grazie all’adozione di una tecnologia a secco, di partizioni e di controsoffitti in cartongesso alla base di un layout flessibile degli interni. Il progetto di Atelier(s) Alfonso Femia ha infatti riguardato l’intero edificio di cinque piani fuori terra, un interrato e un seminterrato. L’accesso avviene attraverso un’ampia hall, realizzata come ambiente di raccordo: attraverso un processo di smaterializzazione dell’architettura, la sua trasparenza – ripresa anche nella struttura della passerella sopra la hall stessa – e la doppia altezza rendono la strada in continuità con il cortile interno. Una scala elicoidale metallica, che fa da contrappunto all’ascensore dallo stesso rivestimento, collega poi la hall al piano superiore: minimi gli interventi al piano nobile, il più identitario del palazzo, con le sue vetrate liberty, i ricercati corridoi, i dettagli in ferro battuto di Giovanni Magnoni e la sala storica affrescata.

Banca Ersel  | © Stefano Anzini, courtesy Atelier(s) Alfonso Femia

Particolari storici, come i portoni in legno, si inseriscono in ambienti assai più minimali ai piani superiori dedicati agli uffici, alle sale meeting e alla direzione, quest’ultima articolata in una serie di sale visivamente collegate da partizioni vetrate. L’ultimo livello, caratterizzato da open space, si apre verso la corte centrale grazie alla vetrata e al terrazzino: «Abbiamo lavorato particolarmente sui piani destinati a ufficio e sulle parti comuni – ha spiegato Alfonso Femia –, sulla hall e la corte centrale, provando a dipanare un filo che accentuasse i caratteri originali, anche nelle necessarie trasformazioni, fino alla metamorfosi del fronte che prospetta il giardino. Abbiamo integrato il verde, rialzato la copertura in modo discreto, enfatizzando il carattere dell’opera di Pica».

Luogo: Milano
Committente: Caradosso 16
Completamento: 2022
Superficie lorda: 3.219 m2
Progetto architettonico, paesaggistico e degli interni: Atelier(s) Alfonso Femia
Direttore della progettazione: Marco Corazza
Responsabile di progetto: Arianna Dall’Occa
Appaltatore principale: Costruzioni Generali Gilardi 

Consulenti
Strutture e impianti:
BMS Progetti
Illuminazione: In-visible lab

Fotografie: Stefano Anzini, courtesy Atelier(s) Alfonso Femia

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