Spazi sartoriali e senza tempo
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Spazi sartoriali e senza tempo

Ciarmoli Queda Studio

Ciarmoli Queda Studio

Spazi sartoriali e senza tempo
Scritto da Redazione The Plan -

Le stanze dell’Hyde Hotel a Dubai catturano i colori della sabbia e del legno di palma, sposandoli con sete preziose e rivestimenti esotici, a rispecchiare la commistione di culture che caratterizza la vivace metropoli degli Emirati Arabi. Gli interni dell’albergo, situato nel quartiere degli affari di Business Bay, sono stati disegnati da Ciarmoli Queda Studio, che si è occupato di tutti gli ambienti della struttura, la quale include 276 camere e numerosi spazi comuni, con due ristoranti e un bar, spa, palestra, piscina e perfino una sala da ballo, oltre a diverse sale riunioni. Le aree collettive, pervase da un senso di spettacolarità, sono definite dalla presenza di acqua e marmo: la lobby si ispira infatti a un monumento iconico come la fontana di Trevi, di cui intende richiamare il fascino senza tempo. Le camere sono invece caratterizzate da colori tenui e fantasie geometriche, che riproducono il calore dell’ambiente domestico, pur non rinunciando a finiture eleganti ed esclusive. Gli arredi dell’Hyde Hotel, disegnati su misura per il progetto, sono poi diventati i pezzi di una vera e propria collezione, basata su quell’approccio sartoriale e orientato alla personalizzazione che contraddistingue tutti i lavori dello studio e che viene dal comune background di Simone Ciarmoli e Miguel Queda nell’industria della moda.

Hyde Hotel - © Matteo Lavazza courtesy Ciarmoli Queda Studio

Non c’è differenza tra definire il taglio di un tessuto finemente ricamato e scegliere un algido blocco di marmo nelle cave di Carrara, tra disegnare il bozzetto di un abito d’alta moda e progettare gli interni di uno yacht di lusso. Nella visione di Ciarmoli Queda, le creazioni per uno stile di vita contemporaneo rappresentano un concetto a tutto tondo, che si tratti di capi d’abbigliamento oppure di spazi architettonici. Dettare le tendenze è una vocazione irrinunciabile per i due designer che, con sede a Milano, lavorano in tutto il mondo spaziando dai progetti di interni al disegno industriale, fino all’experience design, nel segno di una grande passione per l’artigianalità e della cura minuziosa di ogni singolo dettaglio. Nell’interior design firmato da Ciarmoli Queda il made in Italy incontra l’arte e pezzi vintage sono accostati alle realizzazioni di artigiani locali: succede, ad esempio, nel loro progetto per una dimora storica affacciata sul mare nell'isola greca di Hydra. Questa casa per le vacanze, che con le sue diverse stanze è stata rinnovata come se fosse un boutique hotel, è pervasa da un’atmosfera marinara, data dall’accostamento tra finiture lignee, superfici bianche ed elementi d’arredo – ma anche intere pareti – sui toni del blu profondo o del verde acqua.

Hyde Hotel - © Matteo Lavazza courtesy Ciarmoli Queda Studio

Oltre all’hôtellerie e al residenziale, lo studio opera anche nei settori del retail e della nautica, sempre proponendo un lusso contemporaneo e discreto, quasi “sussurrato”. Il concept store di Agnona, che ha debuttato nella boutique londinese del marchio, si ispira ai filati pregiati che hanno fatto la storia del brand. Il negozio valorizza la tradizione che avvolge i prodotti di elevata qualità con uno spirito più dinamico e fresco, essendo progettato con linee pure ed essenziali, addolcite da note di leggerezza e sofficità. Questa ricerca progettuale carica di spontaneità, che genera un’esperienza genuina e inaspettata, deve però essere conciliata di volta in volta con gli aspetti tecnici presenti in ogni progetto, non privi di una certa complessità, soprattutto nell’ambito della nautica. Dietro ai fondali scenografici alla Jules Verne e alle finiture ricercate che avvolgono gli interni di un’imbarcazione come Dream, c’è infatti una combinazione bilanciata di tecnologia e artigianalità che soddisfa appieno i requisiti tecnici di un super yacht di ultima generazione.

 

INTERVISTA

Dall’atelier di moda alla bottega dell’artigiano

Simone Ciarmoli e Miguel Queda
Founders, Ciarmoli Queda Studio

Per entrambi, il design non è soltanto una professione, ma «un modo di vedere il mondo». Come si rispecchia la vostra visione della realtà nei progetti di Ciarmoli Queda Studio?
Avendo lavorato per anni nell’industria della moda, siamo allenati a osservare ciò che succede intorno, a creare le tendenze piuttosto che a seguirle. Trasferendo questo concetto ai nostri progetti di interior design, per ognuno di questi è richiesto un lavoro preliminare di osservazione e analisi, per poi realizzare un progetto “customizzato”, capace di rispondere alle esigenze del cliente. Passando al contract, è necessario tener conto dei vari aspetti richiesti dal processo di industrializzazione del prodotto e così facendo nasce un’estetica nuova: un po’ come quando Yves Saint Laurent, nel 1966, inventò il prêt-à-porter a partire dalla haute couture, dimostrando che si può lavorare con qualità anche se si tratta di un prodotto di serie. Tra i nostri progetti più recenti nell’ambito del product design c’è una collezione che si compone di 29 arredi, disponibili in diverse finiture e tessuti, con profili ispirati alle forme naturali e alla forza degli elementi.

Gli interni dell’Hyde Hotel a Dubai sono stati disegnati riflettendo la natura del luogo, crocevia di influenze internazionali e crogiolo di culture provenienti da Paesi diversi. Quali sono gli spazi più rappresentativi dell’albergo in questo senso?
È un progetto molto ampio che intende “glocalizzare”: si ispira infatti all'arte e al design di più Paesi e questo incontro di diverse culture è tradotto in un’organizzazione estetica. Nella lobby, ad esempio, abbiamo realizzato un’oasi, uno spazio senza tempo dove l’ospite può trovare vari servizi che rendono l’albergo confortevole: un caffè, una libreria, l’ingresso al ristorante e l’accesso alla elevator lobby al piano principale. Alta 12 m, la lobby ospita due fontane scenografiche, come monoliti, in marmo di Carrara: forse lo spazio più “instagrammabile” che abbiamo mai disegnato. Questi obelischi rappresentano anche un richiamo alla colonna come elemento architettonico classico, però sezionato e disassato, proiettandosi così verso il futuro.

«Caramel è sinonimo di un lusso discreto e non ostentato, l’unico accettabile oggi». Potete spiegare questa affermazione in riferimento agli interni di questo yacht realizzati a Istanbul?
Caramel risale agli anni in cui Dubai stava nascendo. È stato il committente a dirci che non voleva finiture dorate né pelle stampata, ma uno yacht contemporaneo da vivere. Così, abbiamo intrapreso una grande ricerca su materiali e tessuti – con un concept cromatico che richiama i colori del cappuccino – lavorando anche sulla selezione delle opere d’arte, per arrivare a quell’eleganza che da sempre portiamo avanti. È un lusso sobrio e senza tempo: in effetti, pur essendo un progetto del 2010, risulta ancora attuale.

Restando sulla nautica, lo yacht Dream ha vinto il primo premio nella categoria “conversion yachts” al World Superyachts Awards 2019.
Dream porta 44 passeggeri più 30 membri della ciurma: all’epoca in cui abbiamo disegnato gli interni era lo yacht privato più capiente al mondo. Questo progetto, che nasce dalla riconversione di un traghetto, sposa appieno l’idea di tradizione nel futuro. Dopo Caramel, Dream ha di nuovo messo alla prova la nostra attitudine nel progettare spazi che tengano insieme comfort e tecnologia. È un luogo in cui il committente, un importante armatore greco, intendeva ricevere molti ospiti, quindi abbiamo deciso di ispirarci al personaggio storico che ha “reinventato” il ricevimento: Marie Antoinette, regina di Francia nel VXIII secolo. Siamo partiti dalla boiserie di Versailles, sostituendo il mogano con un legno chiaro come il thai, utilizzato anche per il pavimento e le porte, in abbinamento con il metallo satinato e il cuoio. Le maniglie sono in galuchat: a corte le volle Madame de Pompadour, che amava molto gli accessori realizzati con questo materiale, ribattezzato appunto con il nome dell’artigiano Jean-Claude Galuchat. Poi abbiamo immaginato di far incontrare Marie Antoinette con Jean Michel Frank, grandissimo decoratore degli anni Trenta, e Jean Prouvé, architetto e designer del secolo scorso, che applicava gli stessi principi costruttivi sia ai mobili sia alle architetture. Oltre all’involucro, abbiamo progettato anche gli arredi, arrivando perfino al disegno di posate e bicchieri, per dare vita a un luogo singolare e prezioso, con pelli, tessuti, lampade e decori tutti made in Italy. Le stanze sono identificate da diversi temi di colore: giada, azul, siena e acqua. A fronte di questa varietà, abbiamo mantenuto un rigore compositivo grazie a tre punti cardine: una sola essenza lignea, un unico tipo di pavimento e un solo colore per il soffitto.

Avete in serbo altri progetti nell’ambito del design nautico?
Stiamo lavorando a uno yacht “futuribile”, caratterizzato da un’originale carena che diminuisca il consumo di carburante, in nome della sostenibilità ambientale. Questo fa sì che gli spazi interni – che dalla forma e dalle misure della carena dipendono – siano di dimensioni inabituali. Anche per gli interni si è sentita la necessità di un’attitudine green: rivestimento in polipropilene riciclato, pelle rigenerata e altri materiali e accorgimenti “eco” caratterizzano gli ambienti, dotati di grande luminosità e predisposti alla vita all’aperto e al dialogo con il mare.

Quanto è importante nel vostro processo creativo la collaborazione con artigiani del made in Italy per arrivare alla realizzazione di prodotti unici e soluzioni sartoriali?
Questo è uno dei codici più importanti dello studio. La nostra conoscenza dell’artigianalità nasce nell’atelier di moda: ci confrontiamo con il vetraio di Murano o con l’ebanista brianzolo come dialogavamo con la première (la sarta che dirige il lavoro in una sartoria, ndr) che tagliava il tessuto. Prima di incontrare gli artigiani, per un mobile o per un oggetto, noi realizziamo sempre dei prototipi in cartone, cercando forme e proporzioni attraverso la tensione della manualità.

Nella boutique di Agnona a Londra, il sistema modulare su cui è impostato il disegno del negozio viene stemperato dai tessuti che rimandano alla storia del marchio. Cosa apporta a un progetto il dialogo tra istanze opposte?
Spesso nei progetti ci sono due livelli: l’involucro è ciò che rimane, per cui deve essere realizzato con un materiale riconoscibile, in grado di durare nel tempo. Poi, la scatola va a confrontarsi con gli elementi che in essa vengono inseriti, creando un dialogo tra opposti che alla fine si ricompongono in un disegno armonico. Nella boutique di Agnona, abbiamo voluto riprodurre il rigore progettuale che abbiamo visto nella fabbrica quando siamo stati a visitarla. Il marchio produce cashmere e infatti gli elementi che sostengono le mensole rimandano all’immagine del telaio per filare la lana. In opposizione a questo razionalismo caldo, abbiamo voluto inserire rivestimenti in seta lavorati a mano – che raffigurano i cardi, un tempo utilizzati per cardare le fibre nobili – su paraventi che scandiscono lo spazio.

Come si coniuga l’idea di uno spazio senza tempo con il settore dell’experience design, per sua natura calato in un preciso momento?
È vero che la mostra è limitata nel tempo e volatile di per sé, ma l’emozione che crea resta per sempre. Sono due gli eventi più importanti che abbiamo curato. Il primo è la mostra Before Design: Classic, allestita per l’edizione 2016 del Salone del Mobile: un percorso multisensoriale che indaga le diverse componenti del classico, nella sua costante attualità. Il secondo evento è DeLightFuL: Design Light Future Living, presentato sempre al Salone, l’anno seguente: una successione di sale racconta le diverse suggestioni del design contemporaneo in maniera inedita. Entrambe le mostre si ispiravano ai due rispettivi cortometraggi, realizzati appositamente dal regista Matteo Garrone, che abbiamo voluto con noi per questo progetto: anche il cinema è un veicolo di comunicazione che rimane nel tempo e infatti i due filmati sono stati ripresentati da Stefano Boeri al Supersalone nel settembre 2021. Abbiamo apprezzato molto la sua curatela per aver documentato i due cortometraggi di Garrone, una testimonianza di un diverso modo di guardare il design dove l’uomo è al centro per esplorare le dinamiche dello spazio domestico da un punto di vista decisamente innovativo. Se Before Design: Classic esplora la tradizione nel futuro, DeLightFuL riporta il messaggio della casa senza muri.

Luogo: Dubai, Emirati Arabi Uniti
Committente: Emerald Palace Group (EPG)
Completamento: 2022
Superficie lorda: 30.000 m2
Progetto architettonico e appaltatore principale: National Engineering Bureau (NEB) 
Progetto degli interni: Ciarmoli Queda Studio
Appaltatore interni: Emerald Palace Interior Decoration (EPI)

Consulenti
Capo progetto:
Mace
Strutture e ingegneria impiantistica: National Engineering Bureau (NEB)
Illuminazione: Stefano Dall’Osso Lighting Designer

Fotografie: Matteo Lavazza courtesy Ciarmoli Queda Studio

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