Roberta Fonti - Protective shelters or Exhibition windows? Staging antiquities for future
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Protective shelters or Exhibition windows? Staging antiquities for future

Roberta Fonti

Special Projects / Completed
Roberta Fonti

Il tema degli allestimenti protettivi in area archeologica è uno dei temi più dibattuti e controversi nell’ambito della Tutela dei Beni Culturali. Pareri discordanti si contrappongono nel difficile tentativo di conciliare istanze conservative e ragioni di natura estetico-formale, senza tralasciare gli aspetti di carattere tecnico-applicativo, e le necessità tangibili del monumento. Infatti, non è raro osservare, in siti archeologici e presidi storici, allestimenti protettivi a carattere provvisorio privati di ogni pensiero architettonico ed architetture incapaci di valorizzare l’esistente.
Tuttavia, se pur nella loro inadeguatezza sotto il profilo del Restauro, ambedue le soluzioni cercano di assolvere al medesimo compito: “proteggere il nostro patrimonio culturale”.
Agenti atmosferici, cambiamenti climatici ed errati interventi di natura antropica, sono fra le cause primarie di degrado delle fabbriche murarie e perdita di apparati decorativi. Interventi di restauro conservativo e di ripristino dell’integrità dei tessuti murari, solo se effettuati nel rispetto delle tecniche costruttive del monumento, sono fra le misure più adeguate da adottarsi. Questi interventi, tuttavia, se pur efficaci, non sono in grado di arrestare i processi degradanti dovuti alle piogge intense e di breve durata, all’irraggiamento solare, all’azione erosiva del vento, all’aerosol marino e ad altri fattori che giornalmente minano all’integrità dei monumenti.
Il tema degli allestimenti protettivi assume, quindi, un ruolo di primaria importanza nella salvaguardia dei beni culturali, che nonostante il suo carattere, spesso, di misura d’urgenza, va sempre e comunque sviluppato nel rispetto dei criteri della disciplina del Restauro, guardando all’Architettura nel Restauro, come "un atto creativo capace di integrarsi all’intorno caratterizzandolo".
Pompei si palesa come un caso applicativo di difficile risoluzione, dove responsabilità storiche e difficoltà tecniche oggettive si intrecciano, rendendo criticabile ogni tipo di intervento ed arduo ogni passo verso una soluzione unitaria.
Bisogna ancora ricordare come Pompei sorga in una delle aree classificate a rischio sismico, che da sempre ha sofferto di un’importante vulnerabilità alle azioni telluriche ed eruttive del Vesuvio.
Pertanto, l’obiettivo che ci si è prefissati è quello di progettare un prototipo di copertura protettiva, da realizzarsi nell’area della Necropoli di Via Nucerina, adatto alla realtà storicizzata che andrà a caratterizzare e capace di preservare l’oggettività di paesaggio archeologico attraverso l’uso di “fondazioni superficiali a carattere reversibile” e modalità di posa in opera di tutta la struttura di tipo manuale con connessioni imbullonate e design sismo-resistente.
Otto principi guida sono stati formulati:
i. Impiego di materiali e design facilmente adattabili all’intorno cromatico ed alla realtà di paesaggio archeologico scelti nel rispetto del principio di massima riconoscibilità dell’intervento;
ii. Impiego di materiali resistenti all’effetto corrosivo degli agenti atmosferici;
iii. Adattabilità della struttura ai diversi contesti altimetrici;
iv. Perfetta Reversibilità dell’intervento;
v. Affidabilità strutturale, anche sotto l’effetto di azioni non ordinarie come quelle sismiche;
vi. Cantierabilità del progetto; nonché modularità ed uso di elementi per quanto possibile standardizzati ;
vii. Costi di realizzazione ammortizzabili nel tempo per via dei bassi costi manutentivi;
viii. Costi di manutenzione ridotti al minimo.
Coerenza del progetto ai sopra citati principi:
(i.) Si è pensato ad una rivisitazione in chiave moderna di copertura romana per cortile interno rimarcando la sequenza classica - trabeazione, capitelli e blocco di base - con struttura di copertura inclinata ad 1 falda, aperta sui quattro lati e dalle linee stilizzate.
La terracotta in copertura è stata scelta con finitura di tipo sabbiato e coloritura rosso-arancio, nonché di acciaio patinato a film bruno particolarmente adatti al intorno cromatico. Per il cotto in copertura si è optato per l’adozione di elementi di tipo a lastra, proponendo una rivisitazione dell’elemento fittile del tipo “tegula mammata”, applicato in chiusura degli elevati, anziché lungo le pareti (dimensione delle lastre: 605 x 300 mm);
(ii.) La struttura risulta interamente progettata in acciaio di tipo COR-TEN. Il manto di copertura (tegole ZEPHIR30 della ABACO solutions ) ingelivo, trattato con idrorepellente a base siliconica fino a ridurre l'assorbimento d’acqua a valori pressoché nulli. Inoltre, al fine di favorire la durata nel tempo delle lastre, ed evitare possibili fessurazioni o danneggiamenti durante i cicli di gelo e disgelo, è prevista l’applicazione di uno strato di silicone neutro lungo i giunti. L’applicazione di questo spessore elastico, tuttavia, non inibisce l’infiltrazione delle acque meteoriche. Queste vengono raccolte, incanalate ed allontanate a mezzo di appositi pannelli sandwich disposti nella direzione di falda, garantendo così un deflusso delle acque piovane del tipo a fontana lungo lo sporto del tetto.
L’eliminazione di pluviali e caditoie, oltre a migliorare l’estetica della copertura che si configura come una mostra espositiva, previene gli annosi problemi manutentivi e conseguenti mal funzionamenti dei presidi protettivi, causa di inestimabili perdite di beni culturali.
Inoltre, il sistema di supporto del manto di copertura é progettato mediante un doppio telaio indipendente, formato da profilati aperti in alluminio del tipo T6060 – Anticorodal.
(iii.) Giunti per aggiunta estensioni a completo ripristino di resistenza.
(iv.), vincolo di base, “privo di scavo in fondazione”, con contrappesi in piombo, perfettamente rimovibili e posati in opera su strati di neoprene. Progettare secondo un modello a telaio avente momento nullo alla base, in modo da progettazione in analogia ai templi greco-romani: per attrito.
(v.) Acciai classe S355W e bulloni 10.9. Minimizzazione di saldature in favore di collegamenti bullonati

Credits

 Scavi Archeologici di Pompei
 08/2017
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  29
 Roberta Fonti
 Roberta Fonti e Erwin Emmerling
 PSPP - Pompeii Preservation Sustainable Project (Coordinator Ralf Kilian)
 Abaco Solution e CortenEssedi
 Roberta Fonti e Erwin Emmerling

Curriculum

Roberta Fonti is a researcher at the Chair of Conservation-Restoration of the Technical University of Munich (TUM) in Germany, having several year of experience in professional practice and trained with a PhD in structural design from the University of Naples “Federico II” in Italy (2013).
She graduated with honors in Architecture - curricula in conservation-restoration (2009).
In general, her interests in professional practice and research are laying into preservation theories especially for heritage lacking integrity and the study of historic books on the theory of Architecture aiming at turning words into simplified numerical models.
She has been awarded a prize by the International Masonry Society (IMS) within the 10th IMC Conference (2018), and the "Kleine Fächer - Große Potenziale" (2017) for her excellence in science, as well as a special mention within the Edoardo Benvenuto International Prize sulla Scienza e l’Arte del Costruire nel loro sviluppo storico (2015).

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