Pellitteri Riccobono Associati Studio - Riecupero della Morgue del Policlinico Universitario di Palermo
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Riecupero della Morgue del Policlinico Universitario di Palermo

Pellitteri Riccobono Associati Studio

Renovation  /  Completed
Pellitteri Riccobono Associati Studio
Tra le ali di due dei primi corpi del Policlinico Universitario, un pessimo edificio era il simbolo del degrado di questo importante complesso ospedaliero di Palermo, degrado verso cui precipita inesorabilmente l’attenzione alla salute della società e alla cura della persona. La mancanza di rispetto della Città, si rifletteva anche nel non rispetto della memoria delle persone che a volte in quei luoghi hanno lasciato la propria vita, vittime della malvagità umana, martiri di una criminalità fatta a sistema, come lo stesso Paolo Giaccone cui il Policlinico è intitolato.
Restituire dignità ai luoghi è l’obiettivo primario dei vari progetti di riqualificazione ed adeguamento dell’intero complesso ospedaliero, centro terapeutico e di ricerca, riferimento per la Città e per la Sicilia occidentale. Restituire dignità ad un momento così drammatico, di quanti non hanno avuto la fortuna di poter sopravvivere al male, significa dare anche dignità a quella società che vede in un futuro migliore una speranza di luce e di riscatto.
Seneca, stoicamente scriveva della morte: Noi, nella nostra profonda dissennatezza, crediamo che essa sia uno scoglio, mentre è un porto, cui talvolta dobbiamo tendere, da cui non dobbiamo mai rifuggire (Epistulae morales ad Lucilium, Libro VIII, Ep.70), cogliendo quel valore di trascendenza ed immanenza che le religioni hanno consolidato nel tempo, che vede nella morte un momento di passaggio e non esaustivo della vita.
La morgue all’interno di un complesso ospedaliero rappresenta il primo luogo, seppur temporaneo, di passaggio verso un’altra vita, prima di trovare una definitiva sede alle umane spoglie che, nelle varie forme religiose o laiche, la famiglia e la società riservano ai defunti; un primo passo verso il commiato, una soglia di passaggio tra la vita e la morte. Non può essere un luogo abbandonato, un non luogo, ma un’architettura, di cui forma e spazio sappiano travalicare i limiti strettamente funzionali, per caricarsi di quei significati emozionali e trascendenti che molto spesso sono lasciati a luoghi più stabili, in cui esercitare la memoria e continuare un dialogo anche post mortem.
L’edificio esistente ha un impianto planimetrico a forma trapezia, costituito da un’elevazione fuori terra e un piano interrato. In corrispondenza, un progetto in corso di realizzazione prevedeva l’arrivo della galleria sotterranea di collegamento tra i vari padiglioni e quindi tra le vicine Anatomia Patologica e Medicina Legale, da cui provengono le salme. Lì si sono realizzati tutti i servizi necessari e richiesti dalle norme igienico-sanitarie: deposito, osservazione, vestizione e trattamenti speciali, prevedendo un elevatore per portare, dopo tutti gli indispensabili controlli e preparazioni, i feretri al piano superiore, per l’incontro con i propri cari, momento importante e significativo che segna l’inizio di quei gesti che contraddistinguono tutto il successivo rituale del commiato, fino al definitivo distacco dalle spoglie. Tutta la parte in elevazione, oltre agli indispensabili adeguamenti funzionali e normativi, è stata totalmente ripensata per renderla in grado di rappresentare in tutti i sensi i drammatici momenti che caratterizzano l’inevitabile distacco. Non un monumento, a tramandare quel senso di eternità che devono avere le sepolture, ma il richiamo al tumulo primordiale, attraverso la pesantezza della pietra tombale e la drammatica gravità che deve avere il ricovero sepolcrale, sono gli elementi ispiratori dell’espressione formale e dell’articolazione spaziale di questa seppur contenuta architettura.
L’impianto e la struttura muraria originari hanno richiesto una totale rielaborazione, attraverso una decostruzione di parti più compatte ed una ricostruzione di parti mancanti, per articolare in più volumi l’intero edificio, rendendolo adeguato ad esprimere quei significati finora mancanti e anche recuperando un mai avuto rapporto con gli edifici circostanti e con il contesto urbano, testimonianza ancora viva della prima espansione novecentesca della Città, con gli originari edifici del Policlinico sorti negli anni ’30 su progetto dell’architetto Antonio Zanca.
Il recupero dell’edificio propone appunto un dialogo mai avuto con i due contigui padglioni neoclassici, cercando di ricucire lo strappo generato dall’improvvida costruzione dalla morgue negli anni ’70, in un posto destinato a rimanere libero. La purezza delle forme e dei volumi, con un aumento dell’altezza dei tetti per alloggiare la quantità considerevole d’impianti necessari, è frutto di una ricerca volta a rendere più neutre possibili le geometrie in rapporto ai fronti dei due edifici. Le diverse altezze, ottenute dalla scomposizione del volume originario, servono a costituire una gerarchia che descrive le diverse attività che si svolgono all’interno, facendo emergere nel corpo più alto le tre camere ardenti, mentre più bassi sono il blocco dei servizi e quello dell’accoglienza, rivolto verso il Viale delle Medicine su cui si allineano i due padiglioni contigui.
I due tagli, che scompongono i volumi, formano due percorsi interni che collegano i tre diversi accessi, il principale per i visitatori e gli altri di servizio: tutti sono contrassegnati da un nastro inclinato in lamiera di rame che li copre, generando un ribassamento del soffitto e terminando all’esterno con tre ampi aggetti metallici scuri che frantumano da cima a fondo l’edificio, enfatizzando gli accessi e sconnettendo i candidi volumi. I rivestimenti lapidei in lastre di marmo perlato di Custonaci conferiscono ai tre blocchi il senso di massi tombali sotto cui si consuma il dramma della morte. Tre tagli in sommità scandiscono lateralmente il blocco delle camere ardenti e servono ciascuno a creare altrettanti tagli nel tetto che, attraverso fenditure sguinciate appositamente orientate fino al soffitto, portano la luce dall’alto all’interno, l’amplificano in direzione dei feretri esposti e danno un aspetto metafisico allo spazio interno.

Credits

 Palermo
 Italia
 Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico "P. Giaccone"
 01/2015
 320 mq
 Giuseppe Pellitteri e Dario Riccobono (progetto architettonico)
 Omniservice srl (progetto esecutivo)
 R.T.I.: Studio Altieri S.p.A.- E.T.S. S.p.A.- Steam s.r.l. - Omniservice Engineering s.r.l. - Arch. Dario Riccobono
 Dario Riccobono, Alessia Riccobono

Curriculum

PRA Studio opera a Palermo da più di quindici anni, costituito da:
Giuseppe Pellitteri (1954), professore ordinario di Composizione Architettonica e Urbana nella Scuola Politecnica dell’Università di Palermo, svolge attività di ricerca progettuale sul rapporto tra contemporaneità e identità locale, pubblicando saggi critici, articoli su riviste e libri, partecipando a convegni. Ha progettato edifici pubblici residenziali, luoghi sacri, allestimenti, spazi pubblici, con progetti pubblicati su testi e riviste di architettura. Ha partecipato a concorsi ottenendo premi e riconoscimenti internazionali.
Dario Riccobono (1973), docente di Tecnologia negli Istituti Secondari e tutor nei corsi di Progettazione Architettonica in Architettura e Ing. Edile–Architettura dell’Università di Palermo. L’attività progettuale lo vede impegnato nella ricerca di un linguaggio capace di esprimere i temi della tradizione e della contemporaneità, attraverso il progetto di spazi comuni e luoghi residenziali.

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