Biobyte srl - # Calzedonia Headquartes
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# Calzedonia Headquartes

Biobyte srl

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Biobyte srl

L’Headquarters è nato con un preciso segno progettuale, quello di uno spazio rappresentativo dell’azienda, sensibile ai cambiamenti della società. Partendo da una ridefinizione della destinazione d’uso di un grande spazio vuoto, si è delineata un’architettura espressione delle nuove necessità. Ed è proprio lo spazio, il vuoto, a diventare il vero protagonista di questa sfida in cui l’Architettura non è considerata solo come arte o forma, ma si caratterizza con quel vuoto, con quello spazio interno in cui le persone possono muoversi, creare, vivere, incontrarsi. Si è scelto di interpretare l’involucro come un contenitore, una “scatola” muraria composta da un parallelepipedo centrale (pari a 9.630 m3) affiancato da due parallelepipedi più bassi (1.580 m3), che assume valore sia per il fatto di esistere come involucro, sia per quello che è in grado di contenere, per quel vuoto modulabile interno che diventa l’essenza più innovativa del nuovo concept. Il progetto ridefinisce il volume interno, rendendolo capace di trasformarsi in un insieme di spazi comunicanti tra loro, ogni volta di dimensioni e forme differenti. Il parallelepipedo centrale comunica con quelli laterali più bassi come in una cattedrale romanica in cui le strutture dell’involucro generano una distinzione netta tra la navata centrale e quelle laterali, nella continuità dello spazio rimarcata solo dai pilastri. Laddove si sarebbe trovato il matroneo, il progetto origina un lungo ballatoio di camminamento, su entrambi i lati, dietro il quale, tra un pilastro e l’altro, nascosti da lamelle pivottanti, possono scorrere enormi portoni verticali che creano il dinamismo. La movimentazione di queste partizioni (nelle quali sono inserite anche le porte) è la soluzione ideale per generare una vastissima possibilità di connessioni, fluenze e scenari. Uno spazio enorme e unico oppure diversi spazi frazionati, un passaggio scenografico, dalla separazione dei luoghi all’unicum avvolgente: tutto è possibile, tutto è efficacemente operabile. L’acustica e le macchinerie di scena diventano elementi architettonici con cui le altre soluzioni progettuali devono relazionarsi, manifestando la chiara intenzionalità stilistica del progetto. Qualsiasi considerazione di aspetto unicamente formale è superata: non è infatti la forma a creare l’Architettura, bensì la concezione spaziale che è in grado di svilupparsi nell’atto progettuale dell’Auditorium. L’esperienza dello spazio dinamico si esprime anche attraverso gli innumerevoli scenari che si generano dal movimento dai ponti mobili, dalle lamelle pivottanti (che guidano la risposta sonora) e dall’enorme parete a soffietto nascosta nel controsoffitto dell’area centrale (Skyfold). Il nuovo Auditorium è uno spazio capace di ospitare 1.000 persone e può essere suddiviso in ambienti più raccolti, originando innumerevoli configurazioni differenti. Ad esempio, può originare fino a 8 diverse salette indipendenti nelle navate laterali, quando sono abbassate le partizioni verticali scorrevoli (longitudinali) e dispiegate le pareti mobili trasversali ricoverate lungo il perimetro. Oppure può ospitare 2 grandi eventi in contemporanea nella navata centrale, con impianti video, luci e audio completamente indipendenti e perfettamente autonomi, dotati delle migliori e innovative tecnologie quando è abbassato lo Skyfold. Accanto a queste configurazioni, altre combinazioni possono essere generate all’occorrenza, mediante un sistema di movimentazione rapido e flessibile, attento alla praticità d’uso, all’efficacia acustica e alla gestione della sicurezza. Lo spazio interno diventa una scatola magica che supera qualsiasi impostazione volumetrica elementare e genera sinergia tra ambienti diversi e coesistenti, formando un’unità di intenti tutt’altro che in contraddizione. Due posizioni principali sono state individuate per ospitare palcoscenici amovibili e di dimensioni importanti e non mancano truss, proiettori,luci pilotate da articolati sistemi per lo spettacolo. Fig 2: il sistema di pareti a scomparsa dell’Auditorium Calzedonia La rottura della staticità impone una progettazione organica. Si potrebbe parlare quasi di uno spazio caratterizzato da elementi instabili, in grado di creare suggestioni diverse da ogni angolo visuale. La dinamicità dello spazio si realizza anche attraverso la duttilità cromatica che scandaglia tutta la scala dei grigi. Lo spazio, nero come un black box, sa trasformarsi: come un corpo nero che rilascia i colori fino a rifletterli completamente, diventa bianco, chiaro come un white box. Partendo da due polarità estreme, si manifestano tutti i cromatismi necessari allo spettacolo. Dai lucernari in copertura può entrare la luce mettendo in risalto le forme interne, le ombre, le sfumature dei colori, mentre altri elementi possono mostrare lati diversamente colorati, bianchi e neri. Le lamelle possono ruotare e cambiare colore in una contrapposizione costruttiva diventando lo sfondo delle proiezioni. Da luogo diurno, l’Auditorium si tramuta in notte e dalla notte si tramuta nuovamente in giorno. M Di seguito si descrivono gli elementi dinamici: 1. le lamelle ruotano da bianche a nere, controllando la risposta acustica e permettono la proiezione laterale. 2. la parete centrale, nascosta nel soffitto, scende a dividere l’ambiente principale in due grandi sale congressuali 3. le pareti mobili laterali, nascoste dietro le lamelle, scendono a dividere lo spazio centrale dagli spazi laterali 4. pareti mobili trasversali dividono gli spazi laterali in numerose salette 5. Il ballatoio, è provvisto di ponte levatoio, che, quando alzato, permette allo Skyfold di abbassarsi; il ballatoio fornisce lo spazio necessario ai tecnici, insieme alle cabine regia di fondo sala 6. I lucernari possono essere completamente oscurati da tende mobili (passaggio dalla luce naturale al buio). 7. La parete di fondo si alza e si nasconde dietro alle lamelle a creare continuità tra il back stage e la sala.

Credits

 Dossobuono (VR)
 Calzedonia s.p.a.
 06/2016
 3200
 4000000
 Dott. Enrico Moretti (CEO), Phd. Ing. Maria Cairoli (Capo Progetto), Arch. Andrea Pozzi (PMA),
 Arch. Valentina Romeo, Ing. Emanuele della Torre, Arch. Simone Porcu, Ing. Mihaela Maraniello
 Biobyte s.r.l.
 studio Rossi (strutture)
 Spotlight, Alphasystem, Eurotest, Tecnologie Industriali, Texim, Video System Broadcast
 Andrea Pozzi

Curriculum

Originata dal distacco di una divisione della Società di Ergonomia Applicata (SEA) di Milano e fondata e diretta da Enrico Moretti, dottore in fisica, ergonomo ed esperto di progettazione ambientale (vincitore di un compasso d’oro ADI per il disegno industriale), la società Biobyte srl opera da circa 30 anni come gruppo indipendente nel campo della progettazione dei luoghi dello spettacolo e dell’intrattenimento, degli interni di teatri, centri congressi, studi di registrazione, multisale cinematografiche, edifici per il culto e uffici, con particolare attenzione verso la fisica ambientale, l’acustica, la termofisica applicata agli edifici. Particolare rilievo assume la progettazione integrata di teatri e centri congressi per quanto attiene la scenotecnica, l’illuminotecnica e la multimedialità. Tra le opere: Parco della Musica di Firenze (Arch. Desideri ABDR), Parco della musica di Roma (Arch. Renzo Piano), restauro Teatro Ristori (Arch. Aldo Cibic).

http://www.biobyte.net