D. Castellino - V. Cottino - G. Barberis - D. Regis - Recupero della Borgata Paraloup
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Recupero della Borgata Paraloup

D. Castellino - V. Cottino - G. Barberis - D. Regis

Culture / Completed
D. Castellino - V. Cottino - G. Barberis - D. Regis

Il progetto per il recupero della borgata Paraloup in Valle Stura, rappresenta, nella sua completezza, la testimonianza concreta della possibilità di riportare alla vita un borgata in completo abbandono, la valorizzazione e comunicazione di una delle pagine più intense della Storia del nostro paese, sia per la sua valenza documentale che per il suo interesse antropologico e sociale, il segno di un dialogo possibile tra patrimonio storico e architettura contemporanea.
La borgata è simbolo della Resistenza (è il villaggio dove si è organizzata la lotta di Italia libera da cui nasceranno i gruppi giustizia e libertà) ma anche un’icona del patrimonio architettonico e paesistico in abbandono, immagine tangibile delle relazioni ancora leggibili tra valori naturali e antropici, tra paesaggio e insediamento.
Paraloup è una piccola borgata alpina di media valle, composta da un nucleo di case in pietra, un tempo collegate alle attività stagionali di alpeggio, prima dell’intervento in condizioni di completo abbandono ed avanzato degrado. E’ disposta lungo due direttrici, una sorta di Tau che determina il suo principio insediativo. La prima linea di definizione è pianeggiante, taglia orizzontalmente l’abitato e coincide con il sentiero che collega Rittana a Valloriate. Il secondo asse, disposto verticalmente, è scandito da un susseguirsi di gradini che formano una chintana.
Il progetto di recupero ha configurato ogni azione nel segno dell’identità del luogo, della sostenibilità dell’intervento, della qualità ambientale e sociale, della conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesistico, intesi come valori essenziali, attuali, vitali, autentici. Ha sottolineato la necessaria qualità del progetto architettonico, la possibilità concreta di adesione del progetto di architettura contemporanea ai principi fondamentali della conservazione e del restauro: quali la riconoscibilità, la reversibilità e il minimo intervento ed insieme il ristabilimento dell’unità potenziale dell’architettura e dell’ambiente.
La filosofia del recupero lascia le tracce delle rovine come definizione dell’esistente e come lettura dei tessuti murari originali, attraverso la cosiddetta memoria di percorso, e rende in ogni momento riconoscibili gli interventi eseguiti dall’operatore ma ricostruisce anche l’immagine della borgata in modo unitario, offre la possibilità di cogliere l’opera, il paese nella sua interezza, nelle sue relazioni, senza pretesa di una ricostruzione impossibile (e falsa) ma attraverso la più attenta lettura delle informazioni offerte dal patrimonio esistente.
Questa intenzione è stata sviluppata sia su scala architettonica che su scala urbanistica.
L’aderenza al progetto al sito al contesto si sviluppa attraverso la valorizzazione del principio insediativo confermando i tracciati lasciati allo loro naturale dimensione pedonale, ritrovando con il sentiero scala l’immagine originale e riprendendo le tracce del “rittano” o “chintana”, che diventa alla fine un anfiteatro naturale.
Per le architetture l’adesione a questo principio informatore è semplice in pianta: si e trattato di consolidare le tracce dell’edificato (pur leggendole l’integrità attraverso un operazione di costruire nel costruito) e le sue rovine, più complessa in alzato dove ci si è attenuti identificando per quanto possibile gli originari volumi, le altezze, le inclinazioni delle falde, in segni nitidi, chiari, depurati. Sono dunque le stesse rovine a suggerire le geometrie, i volumi, la stilizzazione delle forme per un integrazione che adotta pienamente i principi di riconoscibilità di minimo intervento ed insieme di leggibilità del sito nella sua completezza, nella sua forma primitiva.
La riconoscibilità dell’intervento fa uso dei materiali antichi e nuovi: alcuni visibili in legno per le parti esterne delle integrazioni, altri più tecnologici ma invisibili, ma è anche un lavoro sul tempo sulla trasformazione: oggi il legno scelto -castagno locale non trattato -sta assumendo le coloriture naturali dovute all’esposizione e le leggere coperture in acciaio zincato cominciano a prendere la loro patina vicina alla la tonalità delle lose in pietra.
Le murature esistenti, in pietrame a vista, sono state rinforzate in modo da rimanere indipendenti dalla struttura in legno, e consolidate mediante soffiatura e pulizia degli interstizi e iniezioni in profondità di malta di calce a granulometria finissima, in un operazione di raffinata filologia che restituisce l’immagine originale di costruzione in pietra a secco con poco utilizzo di malta.
Il progetto prevede l’inserimento di un teatro all’aperto; uno spazio dedicato alla cultura, al turismo, al paesaggio, alla riscoperta della dimensione natura; una piattaforma in legno proiettata a sbalzo verso la pianura; un disegno che prosegue l’dea progettuale dell’intera Borgata, quella di preservare il valore spaziale e distributivo sia delle Baite che dei sentieri esistenti.
Grande attenzione ai temi della sostenibilità in tutte le sue forme: l’utilizzo di isolanti di origine aerospaziale o la sperimentazione della lana di pecora come isolante proveniente dalle produzione dell’Ecomuseo della Pastorizia della Valle Stura, l’applicazione del fotovoltaico insieme alla biomassa nell’ambito di un progetto che coinvolge la comunità locali, danno misura delle possibilità di ripensare il tema della sostenibilità anche nel recupero del patrimonio esistente.
Oggi Paraloup è una realtà viva che ospita importanti stagioni culturali organizzate dalla Fondazione Nuto Revelli, con workshop, laboratori, mostre, concerti, seminari, conferenze… un museo multimediale ed un ecomuseo multimediale, una sala polivalente, laboratori, un rifugio gestito aperto anche d’inverno, una foresteria, un ristorante, nella rete di un percorso ecomuseale e turistico, con ciclovia ed ippovia, ed in progetto un piccolo caseificio per la produzione locale negli antichi alpeggi (in collaborazione con l’Università di Torino).

Credits

 Rittana
 Fondazione Nuto Revelli Onlus
 08/2014
 700
 548254
 D. Castellino - V. Cottino - G. Barberis - D. Regis
 D. Castellino - V. Cottino - G. Barberis - D. Regis
 Barberis Aldo S.p.A.
 Ing. G. Gobino, Ing. F. Gobino, Ing. E. Gallo, Per.Ind. A. Olivero, arch. M. Ravera
 Segheria Romano, Carpenteria Metallica Forneris, Dovero Davide, Cappellino Serramenti
 Daniele Regis, Dario Castellino, RealyEasyStar

Curriculum

DARIO CASTELLINO, architetto, si occupa di progettazione architettonica, restauro, riqualificazione paesaggistica, allestimento di musei e recupero del patrimonio edilizio alpino, oltre alla progettazione di edifici residenziali e produttivi vitivinicoli.
VALERIA COTTINO, architetto, si occupa di recupero, restauro, allestimenti museali, rivalorizzazione del territorio. È presidente di Architettura senza Frontiere Piemonte, onlus che realizza progetti a valenza sociale e svolge ricerca su materiali alternativi quali la paglia.
GIOVANNI BARBERIS, architetto, ha lavorato più di 20 anni presso l'impresa di costruzioni di famiglia e ha esperienze di progetti architettonici anche in collaborazione con studi di livello internazionale.
DANIELE REGIS, architetto, Ph.D. e post-Ph.D. in Storia dell’architettura e dell’urbanistica con R. Gabetti. E’ Professore aggregato in Composizione architettonica e urbana al Politecnico di Torino. Autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche.


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