Zash Country Boutique Hotel - Studio Archline
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Zash Country Boutique Hotel

Studio Archline

Scritto da Francesco Pagliari - 26 febbraio 2014
Il progetto opera la trasformazione di un edificio dai caratteri storici in una struttura alberghiera ad elevate qualità d’accoglienza: attenzione ed essenzialità nella misurata rielaborazione degli ambienti antichi, con un atteggiamento che unisce al recupero degli spazi ed al restauro di materiali e strutture l’ideazione di un intervento contemporaneo equilibrato, evidente ma non invadente, con aggiunte d’architettura significative e valorizzanti.
In provincia di Catania, a Riposto, lo Zash Hotel si fonda su una posizione paesaggistica che può abbinare lo sguardo verso il mar Jonio con quello verso l’Etna, in una zona un tempo coltivata a vigneti ed ora caratterizzata dagli agrumeti. Nell’edificio storico, una funzione abitativa temporanea - aulicamente espressa nella dotazione di stanze ampie e di notevole altezza e con una certa intensità decorativa, in un compatto volume - si stringe alle attrezzature per la conduzione di un fondo agricolo: la zona a piano terreno, elemento storico rilevante, era destinata alla produzione vinicola, in ambienti rustici con volte e murature poderose, in pietra lavica, luogo in cui la permanenza dell’antica pressa per le vinacce funge da catalizzatore d’interesse. Il progetto prende spunto dai nodi funzionali preesistenti e procede alla separazione degli ambienti, calibrando l’intervento per assecondare valori architettonici e farli risaltare nella nuova funzione alberghiera. Poche stanze, intessute di scelte qualitative orientate ad una visione che modula in un dialogo costante la coesistenza intelligente d’antico e contemporaneo. Quattro stanze al primo piano, alti ambienti con finestroni ad infissi in legno di castagno, conservano i tratti dell’eleganza antica che si muta nella caratura contemporanea. II concetto fondamentale è di orientarsi ad indicare una direzione prioritaria verso la spettacolarità del paesaggio, accogliendo l’ospite in un ambito stilizzato e chiaro. Purezza compositiva dell’arredo di disegno specifico, che si appaia alla tonalità chiara e lucente delle pareti e degli infissi; materiali che compongono con sottili variazioni una gamma cromatica e di finitura nelle superfici: pavimenti in rovere, inserti in pietra lavica che rivestono delimitati settori nelle stanze (il camino nella grande suite, porzioni dei servizi igienici). A piano terreno, il progetto affina il restauro delle strutture murarie, che mostrano pietra lavica a vista, a scabra e porosa superficie: il binomio antico e contemporaneo diviene caratterizzante nella propria duplice evidenza, fra strutture conservate ed inserimento di funzioni ed ambienti. Da un lato dell’edificio, si collocano le tre stanze a piano terreno, che vengono concepite come volumi “bianchi”, quasi abbacinanti, con pavimenti in resina bianca ed arredo coordinato, a contrastare con le pareti in pietra lavica conglobate nelle stanze; dall’altro lato, gli ambienti comuni, collocati nella zona d’antica produzione vinicola, in cui la pietra lavica ottiene un ruolo di protagonista, visivo e materico: l’arredo per il ristorante, il bar, le sale per riposo, conversazione o riunione è un accompagnamento che soggiace all’espressività della pietra e della pressa per le vinacce, complicato meccanismo tecnico in legno che segna lo spazio. L’ampliamento sul prospetto nord dell’edificio segue la logica di una contiguità che si differenzia con leggerezza: due stanze in un unico blocco volumetrico che accentua i valori di trasparenza e chiarezza formale degli ambienti. Le grandi pareti vetrate a tutt’altezza, con tende interne a rullo, formano uno spazio che si dilata all’esterno e lo congloba, fra agrumeto e porzioni erbose: l’estensione al giardino si contrappone all’identità del volume e degli interni che si conformano a coloritura “grigio-lavica”, amplificata dagli inserimenti di lastre in pietra lavica per i rivestimenti nei servizi igienici e per la testiera dei letti.
Lo Zash Country Boutique Hotel ha ricevuto il primo premio al concorso internazionale d’architettura alberghiera PIDA (Premio Internazionale Ischia d’Architettura), nell’edizione 2013.

Francesco Pagliari