Un innesto di qualità a ogni scala nel tessuto urbano di Londra - Rogers Stirk Harbour + Partners
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Un innesto di qualità a ogni scala nel tessuto urbano di Londra

Rogers Stirk Harbour + Partners

Scritto da Michael Webb - 24 febbraio 2015

I sogni irrealizzati del Futurismo italiano e del Costruttivismo russo si sono concretizzati nell’architettura di Rogers Stirk Harbour + Partners (RSHP). Quarant’anni fa, un giovane Richard Rogers realizzò in collaborazione con Renzo Piano il Centre Pompidou di Parigi, un progetto in grado di stupire e meravigliare ancora oggi con la sua facciata, animata dall’intreccio di ascensori e condotti dalle vivaci cromie. Le torri argentee del Lloyd’s Building di Londra, la Welsh National Assembly dalla copertura aggettante, e il Millennium Dome con l’enorme cupola sostenuta da tralicci gialli sono tutti edifici che incarnano l’audacia del movimento High-Tech britannico. Tuttavia, secondo Rogers, natio di Firenze, l’architettura deve essere sì provocatoria, ma anche in armonia con il tessuto urbano. Il Leadenhall Building, che prende nome dalla strada su cui affaccia, si impone come innesto di valore a poca distanza da due antiche chiese, dal Lloyd’s Building a sud e dalla Swiss Re di Foster a nord-est. Questo edificio completato di recente spicca sia da terra, sia nello skyline metropolitano.
La City di Londra ha una pianta medioevale intricata quanto quella del capoluogo toscano, ed è sopravvissuta al Grande Incendio del 1666, ai bombardamenti di guerra e a un’intensiva riqualificazione. Qui, i tesori del passato sono disseminati tra edifici contemporanei di sconcertante banalità, uno status ancor più aggravato dal recente boom di grattacieli. A Fenchurch Street, la torre “Walkie-Talkie” di Rafael Viñoly è un blocco pesante e grottesco, un oscuro presagio per una società che valuta più il profitto del valore estetico. Tutto ciò non va altro che a rafforzare indirettamente le qualità del Leadenhall Building, esattamente come è accaduto allo Shard di Renzo Piano, un volume semitrasparente sulla sponda sud del Tamigi.
RSHP è uno studio fondato sulla collaborazione. Ogni lunedì mattina presso l’ufficio di Londra si tiene una riunione a cui tutti i 200 membri dello staff sono invitati a partecipare, in modo da confrontarsi sui progetti in corso. Per il Leadenhall Building, Graham Stirk ha ideato e coordinato il progetto, mentre Richard Rogers vi ha preso parte coinvolgendo altri 43 colleghi e i migliori ingegneri di Arup. Del centinaio di idee abbozzate, ne sono state scelte e portate a modello cinque, tra cui una triade di edifici ad altezza contenuta e una torre con profilo digradante. L’obiettivo era preservare la tipica veduta sulla cattedrale di Saint Paul da Fleet Street e da altri punti, così è stato dato all’edificio un profilo asimmetrico, con il fronte meridionale che si rastrema verso l’alto, per non oscurare la vista sulla chiesa e mantenere una porzione di cielo, attorno al duomo, libera da ostacoli. Sono stati aggiunti nuovi livelli che hanno conferito maggiore slancio ed eleganza al volume (come accaduto per lo Shard) e creato un trait d’union visivo con le guglie che caratterizzano il panorama. Per realizzare un solaio ininterrotto su ciascuno dei 45 piani, tutti i servizi (compresi ascensori e scale) sono stati allocati in un secondo corpo sul lato nord. Il vano tecnico è invece ospitato negli ultimi sei livelli dell’edificio.
Da ovest si scorge man mano il volume che sembra levitare sino all’altezza del suo più vicino dirimpettaio. Come asserito da Graham Stirk, “l’altezza dell’edificio ha consentito la creazione di un ampio spazio pubblico sul livello stradale che andrà a integrarsi con l’adiacente St. Helen’s Square. Questo nuovo spazio, illuminato dal sole e alto sette piani, è un’importante aggiunta in una delle zone più attive e densamente sviluppate di Londra”. L’intero edificio, sviluppato su di un lotto di 3.000 mq, poggia su pilotis inclinati di 28 metri, creando un portico illuminato dai raggi del sole, uno spazio protetto per eventi, con nuovi percorsi pedonali a integrazione di quelli preesistenti. Due scale mobili conducono all’atrio al primo piano, dove ha sede il locatario principale (Aeon Insurance), e a un’ulteriore hall, posta al secondo livello, che dà accesso al ristorante al terzo piano e ad altri uffici. Prati e aree a verde fungeranno da elemento di connessione tra piazze e cortili circostanti, creando un parco in miniatura in una zona ad alta densità che necessita urgentemente di uno spazio pubblico di qualità. Questi servizi hanno consentito al developer di occupare l’intera impronta fuori terra, una scelta che gli ha permesso di non retrocedere la torre per inserire uno spazio aperto e interrompere la linea di strada. Come spiega il project architect Andy Young, “non esiste un criterio di zoning a Londra, infatti ogni iniziativa edilizia viene valutata nel merito dall’autorità locale. In alcune aree, i grattacieli sono accettati in linea di principio, ma l’approvazione spesso dipende da un loro apporto a favore della comunità, che sia la costruzione di una piazza, di un ristorante o di un belvedere panoramico”. In questo caso l’apporto è consistente e il progetto può essere preso da spunto per sviluppi futuri.
L’edificio viene sostenuto da una mega-struttura, un telaio controventato in acciaio su tutto il perimetro. Fabbricato in otto sezioni (ciascuna alta 28 metri) e collegato da 3.000 tondini di ferro post-tesi, va a creare una struttura resistente alle forti raffiche di vento e in grado di dilatarsi fino a 10 cm in caso di temperature estreme. Agli angoli dell’edificio sono stati collocati appositi ambienti anti-incendio, mentre i controventamenti a K trasferiscono alla mega-struttura il carico di ogni piano. Per ridurre il consumo energetico, tra il vetrocamera e la pelle esterna in vetro è stato inserito un dispositivo di ombreggiamento automatizzato; ogni sette piani sono stati predisposti dei condotti per la fuoriuscita dell’aria calda. L’apparente semplicità della struttura dissimula la complessità dell’ingegneria, la quale ha dovuto tenere in considerazione diversi gradi di dilatazione delle colonne interne ed esterne per evitare l’inclinazione dei piani. La torre di servizi è autoportante ed è ancorata al corpo principale. Sul prospetto sud, la geometria triangolare della struttura conferisce carattere alla facciata inclinata. Nella torre a nord, gli architetti hanno assecondato Rogers e la sua passione per i colori, riflessa tanto nei suoi edifici quanto nel suo guardaroba. Lo scheletro è giallo, i 20 ascensori sono di tonalità arancione e i due montacarichi color lime. I servizi sono blu e rossi, rispettivamente per uomini e donne. Come sottolinea Young, “gran parte della struttura è visibile ed è importante che catturi l’attenzione”.
Il team è riuscito a raggiungere questo obiettivo creando una torre unica nel suo genere: un corpo che si presenta in una veste sempre diversa a seconda del punto da cui lo si guarda, un’architettura che si staglia nel cielo distinguendosi per eleganza e finezza dagli altri elementi del tessuto circostante. L’imponenza dello scheletro in acciaio fa da contraltare alle vicine chiese dalla delicata muratura, alla splendente torre di Foster (il cosiddetto “Cetriolo”) e alle argentee sinuosità del Lloyd’s Building (che necessiterebbe di una bella ripulita). Se i giardini al di sotto della torre sono anonimi e formali come i completi degli impiegati della City, le caffetterie danno invece ampie garanzie di ravvivare l’area. Per quanto riguarda le aree a verde tutt’attorno, è stato previsto un intervento moderato e mirato a ricreare un’atmosfera “da parco”.
Da quando Londra ha liberalizzato il proprio settore finanziario, diventando un immenso e redditizio casinò per pochi fortunati, ha arrestato la sobria routine urbana tanto nel bene, quanto nel male. L’augurio è che parte di queste nuove liquidità possano essere investite in architettura, andando a migliorare la vita di tutti i londinesi. RSHP ha indicato la via.

by Michael Webb

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