The Moon in the Well - Valentina Fisichella
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The Moon in the Well

Valentina Fisichella

Scritto da Francesco Pagliari - 10 dicembre 2019

L’Isola di San Servolo, nella laguna veneziana fra i Giardini della Biennale e il Lido, fu occupata dall’antico monastero medievale, un complesso di architetture e di un esteso parco: qui, lungo i secoli, si praticarono le arti della farmacologia e della cura ospedaliera, e in tempi più recenti - dal XIX secolo - trovò sede l’Ospedale Psichiatrico, fino alla sua chiusura nel 1978. Il complesso architettonico, di rilevante fascino e bellezza, fu sottoposto ad accurati lavori di restauro, valorizzato oggi attraverso la gestione della società San Servolo: un patrimonio culturale e storico, che fornisce una foresteria, ospita convegni e sedi staccate di istituzioni universitarie, e fa parte del sistema espositivo d’arte veneziano.
L’edizione 2019 de La Biennale d’Arte trova spazio anche nell’isola di San Servolo, nei padiglioni nel parco, per esposizioni di alcuni Paesi partecipanti, e nel complesso dell’antico monastero, con altre manifestazioni artistiche.
In questo contesto di rilevanza internazionale, nella sala d’ingresso dell’edificio principale, si allestisce uno spazio introduttivo all’insieme delle espressioni artistiche che si allineano nel complesso architettonico e nei padiglioni del parco, una forma di accoglienza che induce alla riflessione e alla meditazione, proponendo una sosta iniziale d’arte. È il luogo, uno spazio chiuso e scintillante, in cui si evidenziano installazioni di grande significato ed intensità. Qui, il progetto di Valentina Fisichella (The MOON in the WELL) assume una propria centralità, accanto all’installazione di Fabrizio Plessi che posiziona alle pareti lo scorrere fluente dell’acqua che si rispecchia nel tempo.
"The MOON in the WELL" è un’architettura, un’installazione che si attua attraverso le metodologie tipiche del progetto, nello studio dei materiali e delle tecniche costruttive, nello studio dell’esperienza spaziale - architettura pura riassunta in un elemento tridimensionale complesso - che risponde a molteplicità di sensi e di segni.
Un cilindro trasparente autoportante si appoggia sulla preziosa pavimentazione veneziana, al centro della sala d’ingresso; il cilindro (opera tecnicamente rilevante per la curvatura della superficie di parete e l’unione diretta delle parti) è sezionato in obliquo alla sommità, innescando una sensazione dinamica, un possibile movimento d’incerto equilibrio. Sullo spessore delle pareti si installa un oggetto a corona di cerchio in cartone dorato a nervature concentriche, cui si collega al centro dello spazio vuoto un volume sferico altrettanto dorato, in assonanza con un’idea di decoro prezioso e con l’installazione di Fabrizio Plessi.
L’esperienza artistica suggerita dal progetto di Valentina Fisichella è quella della riflessione, in senso proprio, fisico, e in senso figurato: il volume sferico si riflette sullo scuro fondo specchiante del cilindro ed appare nella sua forma di percezione immateriale, duplicandosi nel costruire rimandi fra la matericità propria e la forma riflessa. È, in fondo, un’allegoria; l’architettura sperimenta la compenetrazione fra percezione e consistenza materica, alla ricerca di una sensibile configurazione della realtà e dei molteplici livelli di conoscenza: presuppone e fornisce esperienza del fare e del praticare, è il progetto, è l’architettura ed è l’esistere nei sensi che percepiscono.
Il richiamo ideativo del progetto si fonda sull’apologo che narra il sapiente turco Nasreddin Hoca (XIII secolo), una trattazione per similitudini dell’esperienza e della condizione umana - sulla verità delle cose e la loro percezione - a proposito di quanto vede o quanto ritiene di vedere il protagonista della narrazione filosofica e morale in forma di favola esopica, Hodja: la luna riflessa nel pozzo è “vera” e va salvata dal suo posto incongruo, riportandola in cielo. Così "la favola dimostra” la natura della verità e della percezione. E l’installazione a San Servolo - che sarà donata alla società di gestione degli eventi all’Isola, come continuità d’accoglienza - diviene allora un percorso universale nella realtà delle cose, da apprezzare e condividere nell’esperienza. 
Francesco Pagliari     

 


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