Stabilimento Marlit
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Stabilimento Marlit

Ricerca, innovazione, rapporto con il territorio

Scritto da Redazione The Plan - 11 dicembre 2018

Nicola Leonardi: Il nuovo stabilimento Marlit e i laboratori R&D inaugurati all’interno del sito industriale Marazzi a Sassuolo rappresentano il completamento di un percorso che in questi ultimi anni, a partire dall’acquisizione di Marazzi da parte del gruppo Mohawk Industries, ha visto il rafforzamento dell’azienda attraverso una serie di investimenti che hanno portato alla modernizzazione di tutti i suoi stabilimenti, all’acquisizione di Emilceramica e all’apertura degli showroom di Londra, Parigi e Varsavia. Ma anche un nuovo punto di ripartenza, per un’azienda che ha messo la ricerca e l’innovazione tecnologica sempre al primo posto. Quali sono le prossime sfide che aspettano Marazzi? Mauro Vandini: La ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti, che devono diventare sempre più belli, con produzioni più specializzate che rispondano ad esigenze specifiche; il miglioramento dei processi, con l’obiettivo di dedicare più tempo a favore del pensiero, di un aumento di professionalità e know-how a ogni livello, dalla fabbrica al marketing, dalle vendite alla logistica. La sfida più ardua credo sarà affrontare un cambiamento del modello di business, che non potrà più essere uno solo. Oggi non si può essere bravi a fare una cosa sola ma si deve essere capaci di avere modelli diversi, a seconda dei paesi, dei segmenti di mercato, delle esigenze specifiche, e questo richiede competenze diverse e una capacità di mettersi in gioco che non sono semplici da trovare. È difficile, ma credo sia necessario e anche stimolante, perché rimette al centro le capacità e il potenziale delle persone, non solo delle macchine e l’opportunità di fare la differenza come professionisti. N.L: Quali sono i punti di forza della sinergia tra Mohawk Industries e Marazzi? M.V.: L’acquisizione di Marazzi da parte di Mohawk Industries ci ha permesso in questi anni di dare una progressiva accelerazione al nostro percorso di crescita, forti non solo delle nostre nuove dimensioni di Gruppo ma anche della leadership in termini di stile, capacità di innovazione e posizionamento di marchio riconosciuta a Marazzi nel settore ceramico, che ha permesso a Mohawk di diventare leader anche in questo segmento del flooring. Il piano di crescita è partito proprio dallo sviluppo tecnologico e dal know-how del distretto, con la modernizzazione di tutti i nostri stabilimenti in Europa, e in seguito con l’acquisizione di altre aziende ceramiche, secondo quella che è la strategia consolidata di crescita internazionale del gruppo Mohawk, da sempre fatta di investimenti diretti e indiretti. N.L: La sede produttiva Marazzi a Sassuolo è un vero e proprio campus, che racchiude nella sua architettura la storia dell’azienda e che testimonia l’apertura dell’azienda al territorio e la consapevolezza di quanto sia importante un rapporto di reciproco e continuo scambio di cultura e conoscenza. A pochi anni dal progetto di recupero e riqualificazione del sito industriale Marazzi e dei suoi edifici storici, quale bilancio si può trarre di questa operazione? M.V.: Molto positivo, sia all’interno sia all’esterno dell’azienda. Nell’ultimo anno abbiamo completato il rifacimento del sito produttivo e i nuovi laboratori, che si aggiungono al recupero della sede con le palazzine uffici, il Crogiolo Marazzi e gli showroom Marazzi e Ragno, che oggi si affacciano con grandi vetrine su via Regina Pacis. Marazzi rappresenta storicamente un punto di riferimento per Sassuolo e il territorio: è nata negli anni ’30, circa trent’anni prima dello sviluppo del distretto ceramico, ed è sempre rimasta nello stesso luogo, attraversando più di ottant’anni di storia e partecipando da protagonista ai diversi cambiamenti sociali, culturali ed economici del territorio. La riqualificazione di via Regina Pacis e il restauro conservativo del Crogiolo, il primo insediamento industriale della Marazzi, che oggi è uno spazio eventi aperto alla città e ospita la rassegna culturale del Comune e delle associazioni, sono stati sicuramente molto apprezzati perché, oltre a restituire un’area migliore da un punto di vista urbanistico e architettonico, sono stati anche un modo per rinforzare il legame tra l’azienda, le sue persone e la cittadinanza, legame che passa anche attraverso la cultura e il tempo libero. N.L: L’attenzione alla qualità del prodotto si accompagna a quella per la qualità della vita dei lavoratori impiegati in Marazzi. Qual è il ruolo che attribuite all’architettura degli ambienti di lavoro? M.V.: Abbiamo conseguito per il secondo anno consecutivo il Premio Top Employer, ente internazionale che certifica condizioni e qualità del lavoro in azienda secondo parametri che vanno dalla formazione al welfare aziendale. Sono temi a cui teniamo molto e che ci vedono impegnati in progetti diversi che vanno dal nostro Centro di Formazione al sistema di convenzioni attivo per tutti i dipendenti, con condizioni di favore nell’acquisto di beni e servizi, ai corsi di pronto soccorso che stiamo facendo proprio in questi giorni al Crogiolo. Anche l’architettura degli spazi gioca sicuramente un ruolo fondamentale per lo svolgimento delle attività e la qualità del tempo trascorso sul lavoro, che è tanto nella vita delle persone. L’optimum sarebbe progettare i luoghi di lavoro partendo dalle persone e dalle loro esigenze, visione eticamente perfetta ma poco realistica per realtà aziendali come Marazzi, le cui sedi e siti produttivi sono stati costruiti in diverse epoche storiche, ognuna delle quali con caratteristiche peculiari dal punto di vista organizzativo e industriale. Abbiamo iniziato una progressiva e molto impegnativa opera di recupero e rinnovo degli spazi aziendali e delle fabbriche partendo dalla sede storica, dal Crogiolo e dai siti produttivi di Fiorano, Finale Emilia e Sassuolo, cercando di adeguare tutti gli edifici alle norme più severe in materia di sicurezza, antisismica, impatto ambientale ed ergonomia degli spazi di lavoro, lavorando con progettisti qualificati e specializzati nelle diverse materie, architetti, interior designer, ingegneri, urbanisti. N.L: Quali prospettive offre la tecnologia allo sviluppo delle ceramiche nel prossimo futuro? A quali risultati porta e potrà ancora portare l’incontro tra tecnologia dei materiali e tecnologie digitali? M.V.: Le nuove tecnologie produttive e digitali, su cui la ricerca è in continua evoluzione, possono aumentare notevolmente le prospettive di sviluppo della ceramica in più direzioni. Stiamo lavorando a 360° sul prodotto, su tutte le tecnologie e tutte le espressioni e siamo soddisfatti dei risultati ottenuti sulle grandi lastre che, grazie al lavoro congiunto di fabbrica e laboratori, hanno un impatto ambientale ridotto, sono perfettamente piane, con un sistema di levigatura e di riflessione netta, e sono prive di tensioni interne, grazie al controllo della microstruttura. Quindi si tagliano e si lavorano molto bene, condizione necessaria, per esempio, per il nuovo segmento dei counter-top che stiamo approcciando. Inoltre, il continuo miglioramento delle tecnologie digitali ci permette, da un lato, di ottenere gres dall’aspetto sempre più naturale, vicinissimo alle materie di ispirazione come legni, marmi e pietre ma con caratteristiche tecniche elevate in termini di resistenza e igienizzazione; dall’altro di proporre materiali nuovi, risultato di contaminazioni interessanti tra materie diverse e, infine, di esplorare il vastissimo mondo della personalizzazione e del “fatto su misura”, molto apprezzato dai professionisti del progetto. N.L.: Qual è il ruolo svolto dai laboratori di Ricerca e Sviluppo nell’ottica di una ricerca di qualità, affidabilità e resilienza dei materiali? M.V.: Il laboratorio R&D rappresenta sicuramente una delle arterie principali del sistema aziendale, snodo focale in cui l’idea si prepara a diventare prodotto industriale. Proprio un paio di mesi fa è stato presentato il nuovo laboratorio, dove avviene tutta l’attività di ricerca sulle materie prime, gli impasti, le colorazioni e la grafica delle superfici per la messa a punto dei prototipi che saranno poi industrializzati e dove vengono inoltre fatti i test più severi volti ad assicurare ai prodotti il massimo delle performance tecniche. Il nuovo spazio dedicato al Marazzi Lab, oltre 3.000 mq coperti e 1.000 mq scoperti con ampie zone molto luminose, divise da vetrate, è stato progettato proprio per valorizzare la collaborazione e lo scambio di idee e informazioni.


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