Second Home
  1. Home
  2. Architettura
  3. Second Home

Second Home

SelgasCano

Second Home
Scritto da SelgasCano -

La classica tipologia architettonica degli spazi per uffici si caratterizza per una partitura piuttosto rigida (con piante cellulari e spazi chiusi, formali e organizzati gerarchicamente), sebbene l’intervento sulle superfici rispetto a colori, texture e opere d’arte ne abbia effettivamente migliorato il carattere. In modo analogo, gli uffici a locazione nati di recente si presentano come luoghi convenzionali o effimeri. Da tutto questo prendono le distanze gli spazi di co-working creativo, presenti a Londra (precisamente a Shoreditch) come in altre città della Gran Bretagna, i quali traggono spesso vantaggio da strutture industriali obsolete. In alcuni casi, questi luoghi vengono impostati seguendo una progettazione antitetica, mostrandosi dunque come un unico e vasto spazio living.Una scelta idonea quando si ha un’unica postazione condivisa, ma che tuttavia non è conforme alle esigenze di questa nuova tipologia crescente, che ambisce a ben di più di una banale riproduzione dei progetti per strutture ricettive. Second Home è un spazio di lavoro e intrattenimento innovativo, creato da Rohan Silva e Sam Aldenton per gli imprenditori dell’era digitale. Sviluppato a Whitechapel, occupa i 2.322,6 m² di una vecchia fabbrica di tappeti e si distingue per la sua grande singolarità. Un centro culturale aperto, con più di 1.000 impianti idroponici e piante disposte lungo le pareti degli spazi di lavoro, ricurve e in vetro per rendere trasparenti le attività che si svolgono all’interno. Second Home accoglie anche un’imponente sala del consiglio, circoscritta da vetrate, destinata a meeting ed eventi dal vivo (tra cui quello col biologo Edward O. Wilson e con la rivista Dazed and Confused) e corredata da un’enorme tavola ovale in acciaio, del peso di 1,5 tonnellate, dotata di sistema idraulico per poter essere sollevata e risistemata sul soffitto. La porzione dell’edificio rivolta sulla strada ospita un bar e il ristorante Jago. Per dare vita a un centro di lavoro creativo così all’avanguardia e organizzato su una base di iscrizione, Silva e Aldenton si sono rivolti a SelgasCano, un giovane studio spagnolo la cui sede, realizzata alcuni anni fa e parzialmente immersa nel giardino della propria residenza alla periferia di Madrid, è diventata il simbolo del proprio lavoro. Il successo di Second Home ha messo in evidenza lo studio agli occhi della Serpentine Gallery, la quale ha annunciato di recente di aver commissionato agli architetti la progettazione del Serpentine Pavilion per il 2015. Come per il proprio studio, la palette di colori di Second Home privilegia le tonalità del giallo, arancio e verde, cromie che ispirano positività e tranquillità al tempo stesso. Traendo spunto dalla biofilia e dalla psicologia evolutiva, Second Home presenta a malapena qualche linea dritta. Una scelta in sintonia con il punto di vista di Silva sull’attuale condizione urbanistica (“le città presentano complessità frattali”) e con lo spirito esuberante e il concetto di spazio di lavoro portato avanti da SelgasCano. Second Home è un luogo di lavoro per società attive nel mondo dell’industria creativa, che si pongono all’intersezione tra molti settori, tra cui SurveyMonkey e Foursquare, ma anche Visualise (produttore cinematografica di realtà virtuale) e Santander, con il suo nuovo fondo comune di investimento di per startup tecnologiche. Le persone possono lavorare nei propri uffici (variabili in dimensioni, accolgono da 6 a 25 membri), ma anche in spazi “liberi”, come le sette aule meeting, il bar, la sala di consiglio da 120 posti e il ristorante Jago. Qui trovano ospitalità anche i project team e gli staff freelance, professionisti che vivono costantemente alti e bassi, come afferma Silva. “La libertà di muoversi è molto importante” afferma Aldenton.  “Rispettiamo molto la volontà della committenza”, afferma José Selgas, “la progettazione, se sbagliata, può morire nel giro di un anno. C’è bisogno di nuova linfa vitale”. SelgasCano ha mostrato grande ingegnosità nei progetti a lungo termine: oltre ai soffitti in legno di foresta, viene data la massima attenzione anche ai più piccoli particolari, come l’illuminazione della toppa delle porte in presenza di luce tenue, o la presenza di dispositivi di illuminazione regolabili e incastonati a muro. La varietà di buchette della posta in plexiglas diventa un’opera d’arte astratta, mentre le lampadine colorate vanno a punteggiare lo spazio. Ogni cosa è pensata in un’ottica di insieme, agendo con razionalità e senso pratico. Il mobilio è a opera degli architetti, i quali hanno preso spunto dai nomi più disparati, da Charles e Ray Eames, passando per i progettisti di metà secolo, fino a firme più contemporanee. Per quanto riguarda l’adattabilità della sala del consiglio/per eventi, Selgas afferma che sconvolgere lo spazio fa parte della storia dell’edificio. L’adattabilità è infatti un elemento chiave di Second Home, come testimonia il rapido susseguirsi di società che preferiscono pagare una quota di iscrizione, piuttosto che vincolarsi a un contratto di locazione di cinque anni. Date le evoluzioni delle attività lavorative coinvolte, che cambiano e si espandono nel tempo, i due architetti hanno già messo in conto di doversi misurare con un altro, nuovo spazio. I due hanno riconfigurato il magazzino, una struttura in calcestruzzo rinforzato, demolendo il piano ammezzato e ricreandolo in modo che coprisse solo parzialmente il livello inferiore. In questo modo hanno dato vita a uno studio in posizione arretrata, a tutta altezza, circoscritto da due piani di uffici. Data la grande presenza di superfici vetrate, è possibile ammirare le attività da ogni angolazione. L’unico ostacolo potrebbero essere i fili degli impianti idroponici che aiutano a creare un’atmosfera da oasi in ciascun workspace. Il calcestruzzo rinforzato è stato lasciato a vista sia per questioni di budget, sia per la propensione degli architetti ad affidarsi a materiali a buon mercato. Nel ristorante ispirato ad Ashkenasi viene utilizzata una superficie in plastica colorata a coste, la quale crea una fascia continua che avvolge sedute, pavimenti e pareti. Second Home è lungo Hanbury Street, a est di Brick Lane, nel bel mezzo dei negozi di sari indiani, nello svantaggiato distretto di Whitechapel, distante da Shoreditch (a ovest) e dalla sua gentrificazione. Qui, gli unici edifici contemporanei sono la biblioteca Idea Store di David Adjaye e l’estensione della Whitechapel Art Gallery di Robbrecht e Daem. Alcuni ritengono il prospetto di Second Life incongruente rispetto al contesto, ma la gran parte delle persone si incanta nel guardare il mondo al di là di quella facciata. La speranza è che questo polo possa avere un ruolo rilevante nel processo di agopuntura urbana, aumentando nelle dimensioni per accogliere nuovi uffici, diversificando l’offerta per venire incontro ai residenti dalle diverse possibilità economiche, sostenendo la rigenerazione e la gentrificazione dell’area a est di Londra, desiderosa di abbracciare un futuro più limpido.

Lucy Bullivant
 

Photography: © Iwan Baan

Resta aggiornato sulle novità del mondo dell'architettura e del design

© Maggioli SpA • THE PLAN • Via del Pratello 8 • 40122 Bologna, Italy • T +39 051 227634 • P. IVA 02066400405 • ISSN 2499-6602 • E-ISSN 2385-2054