Science and Engineering Complex della Harvard University
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Science and Engineering Complex della Harvard University

De rerum natura

Behnisch Architekten

Science and Engineering Complex della Harvard University
Scritto da Luca Maria Francesco Fabris -

A 14 anni dall’esito del concorso progettuale, Behnisch Architekten consegna alla Harvard University un nuovo complesso dedicato alla Scienza e all’Ingegneria. Continuo a dirlo e non ho paura di ripetermi, quella dello studio tedesco è sempre un’architettura tecnica che riesce a trovare la sua sublimazione nell’armonia con gli elementi naturali, con il suo farsene carico e con l’abilità di farli diventare sempre protagonisti. Dimostrando che una coerente ed adeguata fusione fra ambiente, tecnologia ed architettura non solo è possibile, ma può raggiungere livelli estetici di ottima qualità. In altre parole, anche in questo caso siamo di fronte ad un’architettura altamente performante e molto complessa che comunque si sviluppa seguendo il principio naturale delle cose, quello in cui la tecnica riesce a imitare e riverberare al meglio la Natura che ci circonda senza avere l’arroganza di sostituirla nel nome di un’evoluzione programmatica sorda e asettica. Più di dieci anni fa, avevo definito l’architettura di Stefan Behnisch come appartenente ad una sorta di nuova tendenza, quella che allora avevo chiamato “tecno-natura”, ma più passa il tempo e più lo studio affina il suo livello di progettazione, più questi due elementi che, per me, costituiscono la base stessa dell’architettura “made in Behnisch” sembrano fondersi, diventando un tutt’uno. E questo scardina la necessità di attribuire ad essa un’etichetta. Quello che si vede realizzato è semplicemente la dimostrazione di ciò che l’architettura contemporanea dovrebbe essere e che, soprattutto, può ottenere senza compromessi di sorta.

Il Science and Engineering Complex (SEC) si trova nel nuovo Campus di Allston a Boston, sulla riva del fiume Charles opposta a quella su cui sorge la storica Harvard University. L’impianto è costituito da un basamento praticamente trasparente di due piani cui è anteposto, a sud, un edificio che disegna una specie di parentesi aperta formata dalla sovrapposizione di tre livelli leggermente sfalsati che abbracciano il paesaggio urbano circostante creando un ampio cortile di rappresentanza. Alle spalle di questa base, che possiamo leggere anche come un elemento unitario continuo, si ergono tre blocchi strutturali, uniti fra loro da un sistema connettivo costituito da ampi sfondamenti a tutt’altezza chiusi da tamponamenti vetrati.

Nei suoi 49.000 m2 circa di superficie, il SEC si compone di spazi per l’insegnamento e la ricerca con aule, laboratori didattici e spazi ricreativi che ne occupano i piani inferiori, mentre gli uffici e i laboratori di ricerca della John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences (SEAS) sono stati inseriti nei tre grandi blocchi che si sviluppano sul voluminoso piedistallo. Il sistema di distribuzione si caratterizza, come avviene sempre negli edifici ideati da Behnisch Architekten dedicati all’istruzione, in un livello aperto e semipubblico, che pervade tutti i piani inferiori accessibili da strada. In questo modo l’edificio diventa praticamente permeabile. Un susseguirsi di spazi la cui configurazione perimetra gli ambienti, disegnando un sistema dalla caratteristica matrice porosa alveolare. Con un po’ di astrazione si possono ben leggere nei disegni delle piante dei primi livelli gli spazi chiusi dell’aula magna, delle aule e gli altri spazi ancillari di servizio come cellule che vibrano tra loro vicine o distanziate dagli spazi connettivi, veri e propri canali attraversati da un flusso vitale. Quando si allargano diventano piazze, quando si stringono diventano quasi calli veneziane. All’interno dei tre blocchi, che costituiscono i livelli superiori del complesso, al sistema di spazi connettivi fluidi orizzontali si aggiungono quelli ideali verticali e quelli sospesi orizzontali (un altro immanente “behnischano”) che si rincorrono nell’atrio, alto sei piani, all’interno del quale si proietta una cascata di luce naturale che dalla copertura giunge fino al livello terra, amplificata dalle due cortine trasparenti a tutt’altezza che chiudono il perimetro dell’edificio a meridione.

Il SEC ospita due tipologie di laboratori di ricerca, diversificate dalla presenza di protocolli “a umido” (riferiti alle materie biologiche) e “a secco” (facenti capo alle scienze informatiche), e per ciascuna delle quali è stato raggiunto il più alto sistema di certificazione rispetto agli standard di sicurezza, offrendo comunque ambienti modulari e altamente flessibili, pronti per affrontare il futuro unendo necessità di sicurezza ai principi di risparmio energetico in maniera innovativa. Lavorando in fase di progetto in collaborazione con i futuri fruitori degli spazi e i consulenti di Transsolar, i progettisti hanno calcolato e regimato i tassi di ventilazione, in genere il fattore più importante di consumo energetico presente nei laboratori, per determinare sempre un flusso d’aria appropriato in tutti gli spazi dell’edificio. Le facciate, inoltre, realizzate con pannelli modulari opachi e trasparenti, agganciati a tamponare la struttura in sistema misto acciaio-cemento, garantiscono rigorosi livelli di prestazione termica, e al tempo stesso incorporano elementi operabili manualmente per garantire ovunque la possibilità di ottenere una ventilazione naturale.

Gli elementi emergenti del complesso che contengono i laboratori sono rivestiti da una seconda pelle costituita da pannelli in lamina di acciaio inossidabile (spessore 1,5 mm) il cui disegno alveolare è stato realizzato tramite un processo di idroformatura, un sistema produttivo comunemente usato per realizzare le carrozzerie delle automobili. La foratura dei pannelli è stata progettata differentemente a seconda del posizionamento degli elementi lungo la facciata, in modo da garantire una maggiore protezione dall’irraggiamento solare a meridione, specie in estate, e al contrario una maggiore riflessione verso l’interno dell’edificio della luce diffusa proveniente da settentrione. Ne deriva una trama altamente sofisticata e parametrica che ricorda una specie di arabesco laico, la cui raffinatezza tecnologica si stempera in un grande gesto estetico che diventa architettura. Perché forse questa è una delle qualità migliori di questo progetto che mira a ottenere diverse certificazioni per la sostenibilità ambientale, come richiesto dal piano della Harvard University: il rendere la tecnologia, l’architettura e gli elementi costruttivi ed impiantistici parte di un sistema olistico continuo. Travi fredde, pannelli radianti, operatività manuale delle finestrature, sistema adiabatico di ricircolo dell’aria, il bilanciamento tra raffrescamento naturale e forzato, un’illuminazione naturale così performante da permettere lo spegnimento della luce artificiale in tutto il complesso sono gli ingredienti della strategia progettuale sostenibile cui Behnisch Architekten ci ha abituato e che eppure, ogni volta, ci stupiscono nuovamente.

Luogo: Boston, Massachusetts, USA
Completamento: 2021
Committente: President and Fellows of Harvard College
Superficie lorda: 50.000 m2
Architetto: Behnisch Architekten
Partner: Stefan Behnisch, Robert Matthew Noblett
Capo progetto: Christine Napolitano, Erik Hegre
Appaltatore principale: Turner Construction Company

Consulenti
Strutture:
Buro Happold
Paesaggio: Stephen Stimson Associates Landscape Architects
Progettazione elettrica, meccanica e idraulica e prevenzione incendi: van Zelm Heywood & Shadford
Facciata: Knippers Helbig
Ingegneria climatica: Transsolar
Illuminazione: Bartenbach, Lam Partners
Progettazione laboratori: Jacobs Laboratory Planning Group
Segnaletica e grafica: Ockert und Partner
Verifica conformità normativa: Code Red Consultants
Certificazione LEED: Thorton Thomasetti

Apparecchi illuminotecnici Ondaria: Zumtobel Group

Testo di Luca Maria Francesco Fabris, Politecnico di Milano - BUCEA Expert
Fotografie di Brad Feinknopf
Ritratto fotografico di David Matthiessen
Tutte le immagini courtesy Behnisch Architekten

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