School of Arts and Sciences, Università di Ahmedabad
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School of Arts and Sciences, Università di Ahmedabad

Un luogo simbolico crocevia dei saperi

RMA Architects

School of Arts and Sciences, Università di Ahmedabad
Scritto da Francesco Pagliari -

L’edificio per la School of Arts and Sciences dell’Università di Ahmedabad (nello Stato indiano di Gujarat), di recente inaugurato, compone una serie di riflessioni progettuali di notevole caratura, al centro di questioni essenziali in architettura. Il nuovo edificio si confronta con costruzioni risalenti a varie epoche dell’Università di Ahmedabad (in particolare con l’adiacente primo nucleo storico dell’Università fondata nel 1935) e con le superfici a parco circostanti. La concomitante presenza di questi distinti elementi rende necessario considerare che il ruolo del nuovo edificio assume una rilevanza simbolica - riguardo alla capacità di integrazione nel contesto dell’insediamento universitario e riguardo all’esigenza di rinnovamento -, in relazione alla collocazione in diretta prossimità all’accesso per l’insediamento universitario. La School of Arts and Sciences si identifica come un luogo simbolico anche per la stessa concezione in termini educativi e formativi che riunisce corsi ed indirizzi di differente contenuto, raggruppati in settori che percorrono ramificazioni del sapere, fra scienze biologiche, ricerche umanistiche e scienze linguistiche, scienze matematiche e fisiche e scienze sociali. Innovazione nelle modalità d’apprendimento e sperimentazione, in una visione che si richiama ad una vasta interdisciplinarietà, ad un sistematico ricorso ad attività laboratoriali, all’intensa applicazione di un’interazione conoscitiva a vari livelli.

L’incontro rappresenta una modalità d’elaborazione: le concezioni dell’inclusione e della correlazione divengono forme del progetto che si innervano negli spazi della School of Arts and Sciences. L’edificio facilita negli schemi di pianta l’idea di una circolazione flessibile, strumento per un arricchimento sostanziale delle conoscenze attraverso la potenzialità degli scambi, nei rapporti interpersonali e nella forza delle idee che si trasmettono, sotto l’egida dell’incrocio fra le discipline. E la stessa idea di flessibilità appare nell’obiettivo di rendere possibili adeguamenti, variazioni, evoluzioni, anche nell’assetto spaziale interno dell’edificio. Un nucleo della riflessione architettonica si esplicita nella coniugazione di flessibilità interna e di permeabilità verso l’esterno: l’edificio compone l’idea di rendere possibile un’accessibilità che “percorre” il grande atrio a tripla altezza, fornendo collegamento fra le zone boschive contigue alla scuola. L’atrio è baricentrico nell’edificio, che è schematicamente costituito da un volume composto secondo una linearità longitudinale in direzione est-ovest: l’atrio è il luogo delle potenzialità, e fornisce una rappresentazione del valore degli scambi relazionali, con aree di sosta per gli studenti a gradoni, aperte, libere ed immediate, con l’accesso alla biblioteca centrale, con la forza comunicativa e funzionale di uno spazio che si differenzia per accenti architettonici di delicata conformazione (materie e colori, fra pavimentazioni e pareti). In questo spazio centrale, si evidenzia la presenza costante dello “sguardo”, la grande altezza diffonde la capacità di interrogarsi e rende possibile l’intersecazione, a partire proprio dalla dilatazione delle sensazioni spaziali. Si tratta di una conformazione “avvolgente”, che accompagna con chiarezza e semplicità, e al tempo stesso densa di arricchimento. Come negli accessi (a nord e a sud) che conducono con levità all’interno, senza retorica, ma con l’idea di rendere disponibili scelte e percorsi, al piano terra nella moltiplicazione dei luoghi di incontro e nei piani superiori nella differenziazione dei luoghi di studio ed esperienza, fra laboratori didattici e sperimentali, fra spazi per seminari e colloqui, negli anfiteatri per lezioni e correlazioni del sapere, ai quali spazi si aggiungono nelle testate a ovest e ad est le zone degli uffici. Ai piani superiori, lo spazio interno, pur nel principio regolatore di flessibilità e circolazione, si legge prevalentemente per elementi trasversali, serviti dal corridoio di distribuzione longitudinale; lo spazio di circolazione, inserito al centro del volume, risulta così isolato e protetto dalle temperature tipiche del clima subtropicale.    

La presenza di aperture fortemente strombate nelle pareti all’interno simula (e, in parte, sono da considerare tali) finestre che propongono una qualità urbana agli spazi, nel dare comunicazione visiva fra le porzioni del piano terra, nell’inquadrare una luminosità diffusa che attraversa orizzontalmente l’edificio e nell’esprimere la profondità e la consistenza volumetrica delle pareti stesse.

La composizione dei prospetti si basa sulla presenza di porzioni opache e porzioni vetrate (con un basamento “solido” in cui si allineano finestre strombate); per la vivibilità degli spazi principali, funzionali all’attività precipua della scuola, una parete esterna ad elementi mobili protegge la parete interna dall’irraggiamento solare, dal calore e dalla polvere, nel clima secco e caldo di Ahmedabad.

Luogo: Ahmedabad, Gujarat,  India
Completamento: 2020
Committente: Università di Ahmedabad
Superficie: 18.600 m2
Architetto: RMA Architects
Direzione della progettazione: Rahul Mehrotra, Payal Patel, Robert Stephens 
Appaltatore principale: PSP Projects

Consulenti
Strutture:
N.K. Shah Consulting Engineers
Paesaggio: Amitabh Teaotia Designs
Progettazione elettrica, meccanica e idraulica: Arkk Consulting
Interni: Aakruti Architects
Facciata: TDW, Facade India Testing  
Vetri: Saint-Gobain Glass

Testo di Francesco Pagliari
Fotografie di Vinay Panjwani
Ritratto fotografico di Tina Nandi
Tutte le immagini courtesy RMA Architects

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