Riqualificazione di spazi urbani, centro storico di Vittoria - Valentina Fisichella
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Riqualificazione di spazi urbani, centro storico di Vittoria

Valentina Fisichella

Scritto da Francesco Pagliari - 31 marzo 2014
Nel centro storico di Vittoria, popolosa città fondata all’inizio del XVII secolo nella Sicilia sud-orientale, la riqualificazione di spazi urbani pubblici introduce caratteri di concettualizzazione, attraverso un’articolata sequenza di strumenti, fra geometrie e materiali. La struttura ortogonale nell’assetto viario del nucleo urbano, indice della radice di fondazione in età moderna, si prolunga anche nelle zone di edificazione più recente; sulla rilevanza dell’evidente continuità geometrica si forma un primo sostrato di progetto. Nell’adesione al tracciato ortogonale delle vie, l’intento di connettere una piazza-vuoto urbano ed il belvedere urbano paesaggistico rivolto al bassopiano e alla valle del fiume Ippari individua caratteri ordinatori per lo spazio pubblico, che attraggono anche la composizione degli elementi di “arredo”. Concettualizzazione dello spazio, nella direzione di rendere biunivoca la percezione della piazza e del belvedere: la forma urbana accompagna gli elementi edilizi e diviene una sorta di luogo interno, un luogo di cui riconoscere tracce di correlazione con gli edifici nell’articolazione della pavimentazione e tracce di una mediazione verso uno spazio leggibile, controllabile nelle sue caratteristiche e dotato di una polarità che congloba le idee di interno e di esterno. Uno spazio aperto, in cui essere accompagnati ed accolti, fra le case, con visuali che si arricchiscono della contrapposizione fra delimitato ed infinito, fra certezza geometrica conchiusa ed apertura alla distanza visiva. Duplicità nello spazio che è raccolto, familiare come l’interno di una casa, con quinte progettate come sintesi di strutture e colori e nello stesso tempo rimanda a fughe prospettiche, a visuali distese sul paesaggio. La piazza è definita dai lunghi assi viari, che la delimitano ed inducono a prospettive, e vive di relazioni fra elementi di seduta scultoreo-architettonici, tracciati di pavimentazioni e geometrie colorate; nel belvedere si elaborano connessioni fra le variabili percezioni di vicinanza e lontananza, attraverso i moduli cubici delle sedute, le palme, lo scenografico fondale paesaggistico. Il progetto propone l’accumulazione delle connessioni e delle ambivalenze positive fra spazi, geometrie e materie, configurando un universo segmentato da un canovaccio colorato. I piani si compongono in una sovrapposizione di tensioni, fra materia e colore: la pavimentazione accoglie una trama in tasselli quadrati in pietra lavica, in nero o marcate da smaltatura in giallo, rosso, blu, innestando linee materiche di tracciati ortogonali che determinano grandi riquadri in calcestruzzo grigio ed inerti bianchi, ad esaltare le linee di colore smaltato e brillante. Bianchi blocchi prefabbricati costituiscono le sedute, assemblate secondo varie combinazioni, fino a costruire un volume “crescente” a gradoni, come una scultura totemica, che prospetta verso uno degli assi viari; i differenti tracciati in pietra lavica smaltata si ripercuotono sulle sedute, innervandole alla pavimentazione. Nella piazza e nel belvedere, si assestano nuove quinte, aggrappate a pareti cieche degli edifici: nell’assemblaggio dei listelli in legno emerge la medesima forza sensibile della pavimentazione, memoria e raddoppiamento dei colori (giallo, rosso, blu), che sullo sfondo rilucono di brillantezza mediterranea.
Francesco Pagliari


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