Residenza Sanitaria San Filippo Neri - Picco architetti
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Residenza Sanitaria San Filippo Neri

Il significato ritrovato

Picco architetti

Scritto da Caterina Testa - 2 ottobre 2019

Lanzo è una piccola città di provincia a circa 35 km a nord-ovest di Torino, fulcro e origine di quattro differenti vallate comunemente conosciute come Valli di Lanzo. La città ha rivestito fin dal Medioevo un ruolo di centralità geografica, economica, sociale e culturale per il territorio circostante, il cui elemento simbolico e identificativo era rappresentato dalla parte più alta dell’abitato, in corrispondenza della dorsale del monte Buriasco e della confluenza tra due fiumi. A sottolineare la rilevanza di questa emergenza urbana e insieme territoriale, l’ex Collegio di San Filippo Neri domina il paesaggio circostante dal Medioevo, con le stratificazioni e modifiche che si sono susseguite e che hanno trasformato nel tempo questa architettura: da fortezza nel Medioevo, a convento dei Regi Padri Cappuccini dal 1602 al 1802, a Collegio Convitto comunale fino al 1857, alla prima grande impresa salesiana fuori Torino dal 1864 al 1997. L’abbandono che ha interessato la struttura fino a oggi è rappresentativo di un profondo cambiamento urbano e funzionale che ha interessato negli ultimi vent’anni questi territori, coinvolti da una perdita di rilevanza da un punto di vista istituzionale, economico e sociale. Dopo anni di disuso e di progetti mai realizzati, nel 2017 il Gruppo Santa Croce, con una lunga esperienza maturata nel settore assistenziale-sanitario, si è avvalso della collaborazione dello studio torinese Picco architetti per trasformare il complesso di San Filippo Neri in residenza sanitaria per anziani. L’intervento proposto dal Gruppo Santa Croce e da Picco architetti ha pertanto valore per la sua volontà di riportare vita e significato in un luogo che li aveva persi da tempo. Lo studio di architettura torinese, con un’esperienza maturata a partire dagli anni ’90 su progetti sia a scala urbana sia a scala architettonica, si è spesso confrontato sul tema delle residenze sociali e collettive con uno sguardo attento alla qualità morfologica, alla relazione con l’esistente, al comfort e alla sostenibilità economica di ogni intervento. L’esigenza di trasformare una struttura ottocentesca, inserita in un complesso più ampio, in una residenza sanitaria collettiva, ha reso necessario un approccio volto alla mediazione tra i vincoli imposti dalla preesistenza e quelli della normativa vigente per le case di riposo. I limiti strutturali, architettonici, normativi, sono pertanto diventati materiale di progetto, un’opportunità per plasmare e indirizzare il nuovo. La struttura esistente si sviluppa su quattro piani fuori terra con una pianta a L, di cui la manica longitudinale misura 70 m e quella trasversale 24 m. I temi progettuali hanno riguardato da una parte l’accessibilità e l’inserimento della nuova funzione all’interno di un complesso urbano più ampio, dall’altra la collocazione di 100 camere all’interno dell’impianto architettonico ottocentesco con i suoi vincoli strutturali e distributivi. L’accesso principale alla casa di riposo avviene attraverso la Piazza del Collegio, un ampio spazio aperto a nord-est della manica salesiana, ridisegnato per mettere in connessione l’ex collegio con il complesso ecclesiastico progettato da Crescentino Caselli a sud-est; il piano di accesso alla scalinata che conduce alla chiesa è stato ribassato per consentire di realizzare un camminamento esterno lungo il fronte longitudinale della manica. Su questo percorso, in posizione baricentrica rispetto alla lunghezza della facciata, un portale metallico incornicia il nuovo ingresso alla struttura con un profilo convesso che invita a entrare. Una volta dentro, il porticato al piano terra è chiuso da ampie vetrate che si affacciano sulla corte interna: a questo livello sono disposti gli ambienti per l’accoglienza alla RSA con gli uffici amministrativi, i locali di servizio alla struttura e le sale di uso comune. Gli spazi privati degli ospiti trovano collocazione ai piani superiori: il modulo base composto da una camera per due letti e relativi servizi igienici è inserito all’interno della doppia manica voltata che caratterizza la struttura. L’area deputata al pernottamento occupa l’intero spessore e altezza della manica a nord-est, i bagni sono stati invece concepiti come volumi autonomi inseriti all’interno dell’altezza della manica meridionale. Percorrendo gli ampi corridoi a sud, la serialità e la modularità dei nuovi volumi sottolineano ed evidenziano quella originaria delle aperture e dei soffitti voltati, dimostrando l’ampia flessibilità del precedente istituto scolastico. Gli spazi più ampi necessari per i soggiorni degli ospiti sono stati ricavati all’interno di un nuovo volume vetrato sulla facciata sud-est, da cui godere di una straordinaria visuale verso il paesaggio montano delle vallate alpine. La nuova struttura in acciaio poggia su tre elementi a forcella, e lo spartito della facciata richiama, con elementi schiettamente contemporanei, i caratteri di quella esistente: l’imposta dei capitelli delle colonne del porticato, i davanzali, il ritmo delle aperture. Il tema dell’innesto di architettura contemporanea, rispettosa del contesto, ma in evidente discontinuità con l’esistente, caratterizza come un filo rosso anche gli altri interventi del progetto come una firma dell’architetto: dal portale d’ingresso ai nuovi volumi per i servizi delle camere. Tornando a osservare l’intervento nella sua complessità urbana e territoriale, la residenza sanitaria San Filippo Neri risulta un progetto virtuoso in cui la sinergia tra committenti, progettisti, sovrintendenza e istituzioni pubbliche riesce a operare per riqualificare e rivitalizzare una parte di città, in maniera innovativa e contemporanea, senza tuttavia negare la nostra storia.

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