“Rain Harvest Home”
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“Rain Harvest Home”

In simbiosi con la natura

Robert Hutchison Architecture | JSa Architects

“Rain Harvest Home”
Scritto da Caterina Testa -

A Temascaltepec, tra le montagne del Messico centro meridionale, a sud della Valle Bravo e a un paio d’ore da Città del Messico, Robert Hutchison Architecture e JSa hanno progettato un rifugio immerso nella natura rigogliosa del luogo. La ricerca di una relazione olistica e integrata con l’ambiente ha guidato e ispirato le scelte architettoniche, paesaggistiche, impiantistiche e strutturali del progetto. 
La volontà di totale integrazione con la natura rigogliosa del luogo si declina in tre scelte progettuali: dispositivi per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua, un programma frammentato in tre volumi immersi nella vegetazione, soluzioni per un’autonomia energetica e alimentare.
Il nome stesso del rifugio, “Rain Harvest Home”, rivela l’obiettivo del progetto e il suo intimo legame con il luogo e la natura. Qui, come nella regione circostante del Messico centrale, l’acqua è diventata una risorsa sempre più preziosa con l’aumento della temperatura e la crescita della popolazione; sebbene la stagione delle piogge sia copiosa, la raccolta dell’acqua non è usuale e questa viene frequentemente pompata da bacini idrografici lontani.
Hutchison e Sánchez hanno proposto invece un approccio integrato alla progettazione rigenerativa con l’acqua, a partire dall’osservazione del clima locale con inverni estremamente secchi seguiti da mesi umidi e ricchi di pioggia: ciascuno dei tre edifici raccoglie l’acqua piovana che viene fatta confluire e immagazzinata in serbatoi sotto e fuori terra, soddisfacendo il fabbisogno idrico domestico per l’intero anno. 
Un sistema di trattamento delle acque nere privo di sostanze chimiche permette di riutilizzare le acque reflue per i servizi igienici o per irrigare il frutteto della proprietà. I sentieri pedonali che collegano gli spazi e gli edifici della proprietà hanno la duplice funzione di collegamento e di convogliare l’acqua piovana nei bacini idrici dell’area prevenendo l’erosione del suolo.
La scelta di immergere l’intervento nella natura e di concepire uno stile di vita intrinsecamente legato allo spazio aperto ha indotto a immaginare il programma disperso all’interno dell’area di proprietà disegnando tre diversi volumi: la casa, la sala da bagno e lo studio. Ogni parte è progettata come un padiglione isolato e indipendente dagli altri, senza voler generare uno spazio di relazione tra i tre, ma ricercando un rapporto speciale ed esclusivo tra l’interno e lo spazio aperto più prossimo.
Tutte e tre le strutture sono progettate come padiglioni isolati con un vocabolario tettonico comune: fondamenta in pietra vulcanica, involucro in legno nero e una copertura articolata con aggetti e lucernari in rilievo. All’interno del perimetro di ogni padiglione è incluso lo spazio aperto di pertinenza. 
La residenza principale si articola su una piattaforma sospesa sul paesaggio che evoca le architetture di Mies van der Rohe: tra il piano di pavimento e la copertura sostenuta dalle colonne in acciaio si dispongono un nucleo rettilineo chiuso composto da un’area giorno e due camere da letto e tutto intorno un’ampia area aperta protetta dalla copertura pari a due terzi della superficie dove mangiare, rilassarsi, abitare all’aperto. 
Mentre la casa principale è orientata verso il paesaggio in tutte e quattro le direzioni, il vicino stabilimento balneare autonomo inverte questo rapporto orientandosi verso il cielo sopra e l’acqua sotto. Concepita come una sovrapposizione della Trenton Bath House di Louis Kahn e del Tempietto di Bramante, la struttura circolare include quattro diverse attività balneari: bagno caldo, sauna, doccia a vapore e bagno. Le quattro stanze circondano una piscina fredda aperta verso il cielo, centro metaforico del rituale dedicato alle proprietà curative dell’acqua.
Il terzo volume che affianca la residenza e lo stabilimento balneare è un piccolo monolocale concepito per essere lo spazio di lavoro del proprietario. Immaginato come una piccola nave, ha una pianta allungata e si distribuisce su due livelli: al piano inferiore si trova lo studiolo a doppia altezza con il patio di accesso, al piano della copertura una terrazza evoca il ponte di una nave. 
All’interno del lotto di proprietà, una parte della superficie è dedicata alle attività produttive: l’orto biologico e il frutteto, secondo i principi dell’agricoltura sintropica, producono il fabbisogno per un sistema alimentare sano ed equilibrato; un campo di pannelli solari soddisfa invece la necessità energetica della residenza, presupposto, insieme alla gestione idrica, per una dimora completamente autonoma e autosufficiente. 
La ricerca di un contatto totale e immersivo con la natura assume diverse forme nel progetto di Robert Hutchison Architecture e JSa, con coerenza e rigore esemplari e con la capacità di tenere insieme soluzioni innovative con un linguaggio architettonico evocativo e poetico. 

Luogo: Temascaltepec, Messico
Completamento: 2020
Superficie lorda: 360 m2
Architetti: Robert Hutchison Architecture e JSa
Titolari: Robert Hutchison, Javier Sánchez
Responsabili di progetto: Sean Morgan (Robert Hutchison Architecture), Berenice Solis (JSa) 
Appaltatore principale: TAF Alejandro Filloy

Consulenti
Strutture: Bykonen Carter Quinn
Paesaggio: Helene Carlo
Progettazione meccanica: TAF Alejandro Filloy
Sistemi idrici: Miguel Nieto
Impianto fotovoltaico: Teoatonalli, Oscar Matus
Cucina: Piacere Charly Trujillo


Testo di Caterina Testa
Ritratto fotografico (Javier Sánchez) di Fez, courtesy JSa
Salvo diversamente indicato, tutte le immagini courtesy Robert Hutchison

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