QUID Vicololuna - Lillo Giglia Architecture
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QUID Vicololuna

Lillo Giglia Architecture

Scritto da Francesco Pagliari - 7 giugno 2018

Favara è un luogo privilegiato della contemporaneità in arte e architettura: una complessa e caparbia opera culturale ha potuto trasformare una città dell’interno siciliano, a pochi chilometri da Agrigento, verso una rete di relazioni che sorpassa il puro ambito locale e regionale. Qui il degrado si era via via sommato al degrado, per una sommatoria di componenti, d’ordine generale e particolare, e l’incidenza di un senso di abbandono che fomentava trascuratezza. Ora Favara è una città in cui si può constatare grande fervore di iniziative, culturali e di rinnovo urbano, e verificare quei passi concreti per rendere coerente il tessuto della città a concetti odierni di abitabilità e vivibilità. Parlare di Favara, oggi, significa poter conoscere (ed esserne partecipi, in misura ideale o fattiva) il grande sviluppo civile e sociale di questi ultimi anni, innescato da una cultura che è attiva, che propone e trasforma, nello stimolante percorso indirizzato dal notaio Andrea Bartoli, illuminata figura di intellettuale e mecenate, attraverso le iniziative di Farm Cultural Park. L’architettura partecipa al rinnovo culturale, nell’attenzione al progetto che si diffonde, nella coerenza di attività che indagano - anche con finalità didattiche - il territorio, il tessuto urbano, l’operatività concreta. Comprendere e costruire. Nella conoscenza del luogo si articolano decisioni progettuali di una contemporaneità consapevole, orientata ai principi del saper costruire e del saper ottenere elevati livelli di qualità abitativa, nel riflesso delle esigenze che evolvono e delle prestazioni che si raffinano nella complessa dimensione di una “fisica dell’edificio”. Il progetto di Lillo Giglia e Giorgio Parrino procede sulla scorta di questi parametri di attenzione, razionalità ed espressività. Il comparto urbano riferito a vicolo Luna si presentava in condizioni di notevole degrado, con parti edilizie crollate, e numerosi edifici in disuso; il progetto ricompone un’identità vitale nel fragile tessuto urbano, unendo istanze di conservazione, ricostruzione e ricomposizione in un disegno equilibrato, che ragiona sull’intersezione fra componenti tradizionali e misurata trasformazione contemporanea, secondo un’idea di relazione fra gli spazi aperti e gli elementi costruiti all’interno dell’intervento. Nello sesso tempo, si avvalora pienamente la forma di un esempio di integrazione. Conservare significa riprendere la materia costruita ed operare in sintonia con alcuni principi che raccolgono e riorientano la memoria: i volumi dispiegano equilibrio nella ricostruzione, i materiali si rifanno ai caratteri neutri degli intonaci, per i quali la finitura appare volutamente poco raffinata, nella ricerca di un orientamento concorde di valenza superiore nei confronti del tessuto urbano circostante. “Vicolo Luna” è un centro polivalente, in cui si aprono spazi alla convivenza civica, al ristoro, alla possibilità di riunire pensieri e persone in un luogo che accoglie, nella coerenza di un progetto d’architettura che crede nei valori civili del costruire. La corte, con giardino: luogo che induce alla riflessione, luogo di transito passando dagli affacci su strada, luogo in cui si riversa la compresenza di tradizione e contemporaneità, sotto il ritratto pointilliste e sintetico di Le Corbusier, che sembra dare uno sguardo complice al nuovo progetto. Pareti sulla corte e pareti esterne: i lacerti murari di pietre locali compongono un colloquio sapiente con gli intonaci chiari, in cui si inquadra il portale nobile, mentre le aperture finestrate spiccano con una sequenza raffinata, che lavora sull’aggetto delle cornici. Pareti vetrate verso corte aprono una visione sugli interni, sulla complessità di spazi che ripercorrono la logica della decorazione nel recupero di ceramiche, trasposte e distese a parete con un senso di preziosità antica, e nelle tonalità calde della coloritura di parete, seguendo un itinerario di conoscenza nelle stanze lungo i due livelli dell’edificio, stanze che accolgono e stimolano al vivere e all’abitare gli spazi del centro polivalente “vicolo Luna”, con raffinatezza di sensazioni.

Francesco Pagliari


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