Qaammat, un guscio di vetro sul Circolo Polare Artico
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Qaammat, un guscio di vetro sul Circolo Polare Artico

Un padiglione omaggio al territorio e alla storia degli Inuit

Konstantin Ikonomidis

Qaammat, un guscio di vetro sul Circolo Polare Artico
Scritto da Redazione The Plan -

Una presenza invisibile, sul sottile confine tra territorio antropizzato e territorio incontaminato, un guscio di vetro che si erge e poi scompare tra i fiordi sud-occidentali della Groenlandia. Nel villaggio poco sopra il Circolo Polare Artico di Sarfannguit, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2018 nel comune di Qeddata, l’architetto svedese Konstantin Ikonomidis ha disegnato e costruito il padiglione di vetro Qaammat Fjeld pavilion, un omaggio al territorio e alla tradizione storico culturale della popolazione indigena degli Inuit. Traendo ispirazione dalla luce artica, dalla luna e dai riflessi della neve, si è dato vita a un’installazione site-specific dalle pareti curve aperte in due punti e dal bordo superiore frastagliato, pensata come un oggetto poetico ed estetico attraverso cui guardare, entrare in contatto e sentirsi in sintonia con la natura circostante. In questo senso, dunque, può essere considerata una lente attraverso cui scoprire o riscoprire un luogo, a seconda che si sia viaggiatori o abitanti del posto. I ghiacci, il mare, le rocce e i colori delle stagioni o delle ore del giorno cambiano così i rispettivi connotati, chiedendo in un certo senso agli osservatori di essere pronti ad avere occhi nuovi con cui guardare il contesto naturale. Tutto questo non è comunque svincolato dalla sensibilità instillata nell’animo della popolazione, un grande rispetto, quasi una riverenza, nei confronti della natura.

 

Qaammat, un guscio di vetro in cima al fiordo

Qaammat si trova sulla cima del fiordo tra Sarfannguit e Aasivissuit – Nipisat, così da garantire una vista dall’alto sull’intero villaggio. I suoi abitanti sono stati resi attivamente partecipi di tale scelta, come lo sono state le istituzioni e i rispettivi rappresentanti, a partire dalla site manager Unesco Paninnguaq Fleischer-Lyberth e dal museo Sisimiut Katersugaasiviat. I blocchi di vetro opaco utilizzati fanno sì che la sua sia una presenza leggera, a tratti impercettibile, tanto da confondere il confine tra struttura realizzata dall’uomo e territorio incontaminato. Ponendosi su un suolo roccioso, le sue fondamenta sono del tutto analoghe a quelle delle case private del posto, mentre le pareti di vetro, scelto per la sua palpabilità, sono il frutto di una collaborazione che ha fatto viaggiare i mattoncini dall'Italia alla Groenlandia passando per la Danimarca.

 

Un padiglione disegnato con luce e vetro

Le linee ondulate di Qaammat sono il risultato di approfonditi studi sulla luce e sulle sue variazioni a seconda delle fasi del giorno e delle stagioni. Una sensibilità, questa, che è possibile intravedere nei lavori di Ikonomidis già da tempo, impegnato a inglobare la natura, la cultura e le storie delle persone nelle proprie opere. Anche in questo caso, dunque, ci si può immergere nella forza e nella vulnerabilità della natura attraverso la trasparenza opaca del vetro, ma nulla si sarebbe potuto cucire in modo altrettanto su misura senza le narrazioni e le vicende raccolte a contatto con gli stessi abitanti, veri protagonisti e partecipi delle varie fasi di realizzazione.

Nel complesso sono state impiegate cinque tonnellate di mattoni di vetro di murano, le quali sono il frutto di una lavorazione con tecniche tradizionali come il vetro soffiato, colato e fuso, legando poi l’artigianato al design e all’arte contemporanea. Prima dell’installazione, inoltre, importanti ricerche e test sui blocchi e sulle modalità di fissaggio sono state condotte dall’architetto con il contributo di Faidra Oikonomopoulou e Telesilla Bristogianni dell’Università TU Delft.

I blocchi, disposti in modo tale da lasciare piccole fessure tra gli uni e gli altri, sono dunque gli elementi base di una sorta di tela di pittore, un dipinto sfumato e via via sempre diverso a seconda del suo sfondo retrostante.

 

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Credits

Location: Sarfannguit, Greenland
Architect: Konstantin Ikonomidis
Client: Qeqqata municipality, Greenland UNESCO World Heritage Aasivissuit – Nipisat
Collaborations: Sisimiut Museum (Sisimiut Katersugaasiviat), Faidra Oikonomopoulou and Telesilla Bristogianni from TU Delft University
Photography by Julien Lanoo and Konstantin Ikonomidis, courtesy of the authors

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