Punto Blu, Autostrada A12 Roma - Civitavecchia - Enza Evangelista
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Punto Blu, Autostrada A12 Roma - Civitavecchia

Enza Evangelista

Scritto da Francesco Pagliari - 27 maggio 2014
Innovare radicalmente la concezione dei punti di commercializzazione dei prodotti Telepass e di assistenza alla clientela, il cosiddetto Punto Blu: il progetto di Enza Evangelista si pone l'obiettivo di trasformare un luogo generico e di semplice passaggio in una struttura accogliente e riconoscibile, un luogo che stimoli l'identificazione e la memorizzazione. Strumenti architettonici, per compiere un'operazione di rinnovo: l'edificio si fa riconoscere, secondo principi visivi, ecologici, compositivi, nella consapevolezza che la ricerca dell'eleganza sia una strategia positiva ed efficace, in ogni caso; tanto più per una struttura commerciale a dimensioni relativamente contenute (60 mq di superficie interna), la cui immagine viene percepita in situazioni di congestione visiva nei pressi delle barriere autostradali. Le scelte progettuali, quindi, si dirigono ad introdurre caratteri di razionalità e di ciò che potrebbe definirsi una voluta e raffinata “semplicità”.
Il volume a parallelepipedo, che contiene l'ambiente commerciale a spazio libero e un vano tecnico separato e distinto con pareti intonacate per spogliatoio e servizio igienico, si definisce attraverso un doppio involucro: l'involucro interno a pareti vetrate e l'involucro esterno a pannelli in lamiera microforata. Trasparenza e luminosità, attraverso le grandi superfici vetrate, che rendono l'ambiente interno di una gradevole contemporaneità; protezione dal soleggiamento per mezzo delle lamiere microforate, agganciate ai profilati di sostegno con la bulloneria in piena evidenza. Vi è un accento di rilevanza complessiva, in questo “padiglione” che oltrepassa il puro significato funzionale di un'attrezzatura per la vendita e l'assistenza alla clientela: l'aspetto compositivo definisce un'architettura, esprime una caratterizzazione, introduce una riconoscibilità significativa, anche dal punto di vista di una possibile iterazione del modello.
Architettura, nel dettaglio e nella visione d'insieme: il progetto interroga la consistenza dell'involucro esterno e lo indirizza alla compenetrazione fra esigenze funzionali ed esigenze espressive, riflettendo sulle qualità del materiale e sulle possibilità trasformative che si possono conseguire. L'involucro esterno non è più un componente dell'edificio fra i tanti, un elemento accessorio; diviene invece un nucleo forte del progetto, proprio perché ne viene asserita la pluralità funzionale ed espressiva. L'involucro non è una superficie anonima, il progetto compone i tasselli dell'architettura. Il colore accentua e indica un simbolo, il blu che riassume la denominazione del marchio commerciale. La microforatura delle lamiere viene articolata in un disegno che aggiunge valorizzazione: fori a differente diametro, con distanze relative di maggior o minor dimensione in rapporto ai diametri stessi, in modo da elaborare la composizione di una tessitura per fasce verticali libere e fluenti, a maggior o minor grado di “trasparenza” in relazione al calibro dei fori. L'effetto filigranato, che attribuisce alle lamiere microforate qualità visivamente simili a quelle di un leggero e morbido tessuto, si traduce in trasparenze fluttuanti e in geometrie luminose ed ombre a differente intensità nella ripercussione all'interno dell'ambiente e sul pavimento.
Le lamiere, in due moduli, si assemblano per settori verticali e formano un involucro a superficie non continua: le interruzioni verticali fra i gruppi di lastre contribuiscono ad determinare una logica di contrasto fra cornici ortogonali e dinamica fluida della trama a microfori, un elemento del progetto.
Sulla copertura a falda unica della struttura metallica, che sostiene i pannelli microforati, si distendono pannelli fotovoltaici, per una tendenziale autosufficienza energetica del padiglione.
Francesco Pagliari