Polo interdisciplinare dell’Illinois Institute of Technology “ED KAPLAN Family Institute for Innov - John Ronan Architects
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Polo interdisciplinare dell’Illinois Institute of Technology “ED KAPLAN Family Institute for Innov

Un tempio classico del terzo millennio

John Ronan Architects

Scritto da Raymund Ryan - 13 giugno 2019

Il campus dell’IIT (Illinois Institute of Technology), progettato da Ludwig Mies van der Rohe, è stato realizzato su un terreno pianeggiante del quartiere di Near South Side a Chicago. La zona circostante è costituita da un insieme di blocchi di edifici degradati e dalla rete delle maggiori infrastrutture stradali della città fra cui la famosa ferrovia sopraelevata. Per il nuovo e ambizioso campus Mies ha progettato anche diverse decine di edifici, dall’iconica Crown Hall ai vari laboratori - veri e propri templi per gli appassionati di tecnologia - a strutture minori, come la cappella o la sala macchine. Se da un lato il campus viene definito dal suo stile modernista, pragmatico, talvolta severo, tipico degli anni Cinquanta, dall’altro si resta il più delle volte affascinati dall’evidente, inconfondibile e straordinaria maestria di Mies. Alla fine del ventesimo secolo, il campus sembrava vincolato, dominato dall’eredità del grande architetto, senza la volontà di evolversi integrando al suo interno nuovi linguaggi o, forse, nuove logiche dettate dalle nuove necessità. Uno status quo intaccato dall’intervento progettuale di Rem Koolhaas / OMA per il McCormick Tribune Campus Center. Con il suo intervento ha inteso interrompere la regolarità di Mies digradando il costruito al di sotto delle linee ferroviarie sopraelevate e tracciando rette diagonali attraverso la griglia del campus che ricordano le intersezioni di linee delle composizioni del suo connazionale Theo van Doesburg di un secolo fa. Dal punto di vista programmatico, il McCormick Center ha saputo riconoscere, e capitalizzare, la natura informale e interconnessa della vita studentesca del giorno d’oggi. Quindici anni dopo il McCormick, l’Ed Kaplan Family Institute for Innovation and Tech Entrepreneurship ha introdotto un’ulteriore e ben accolta addizione all’IIT. Progettato dallo studio John Ronan Architects, noto per la sede della Poetry Foundation (2011) a Downtown Chicago, questo edificio autonomo appartiene senza dubbio per le sue caratteristiche al ventunesimo secolo, pur richiamando l’ortogonalità e la minuziosa attenzione al dettaglio di Mies. Si sviluppa come un elemento scatolare al cui interno sono ricavati due patii per portare, in senso letterale, il campus circostante nel cuore del nuovo istituto. Il rivestimento esterno del corpo superiore è costituito da una fascia continua di pannelli traslucidi in ETFE, segno elegante di cambiamento in chiave innovativa della classicità di Mies. Crown Hall non è soltanto il padiglione centrale o il punto di riferimento dell’intero campus, ma rappresenta anche la sede della Scuola di Architettura, uno spazio per la progettazione disegnato a metà del secolo scorso come un perfetto oggetto di design industriale. Crown Hall è un singolo volume rettangolare che misura 67 x 36,6 m, con un “piano nobile” rialzato che poggia su una piattaforma. Due serie di gradini liberi e sospesi fungono da accesso all’edificio, la cui copertura è articolata in quattro travi strutturali di forte effetto compositivo. Il Kaplan Institute riprende il concetto di “piano nobile”, sempre a pianta rettangolare ma più ampio (80,5 x 44 m), con al centro i due patii a cielo aperto. Grazie alla leggerezza del parallelepipedo superiore tutto il complesso sembra librarsi sul terreno come un dirigibile o una nuvola abitata. Crown Hall presenta un prospetto organizzato su due ordini di pannelli in vetro, quelli inferiori sono opachi, mentre quelli superiori sono trasparenti con il fine di rendere ben visibile dall’esterno la grande copertura fluttuante di Mies e permettere dall’interno ampie vedute sul paesaggio. Nel Kaplan Institute, al contrario, la base sottostante il piano superiore aggettante è trasparente, lasciando libera la vista sulle attività interne e fungendo da cornice alle due corti interne piantumate con carpini e alberi di Giuda. Al piano inferiore trovano posto i laboratori - “spazi per creativi”, “banchi di idee” “percorsi d’innovazione” - e la caffetteria che si sviluppa, in stile miesiano, da un nucleo rettangolare che contiene la maggior parte dei servizi tecnici dell’edificio. Al contrario della Crown Hall, in cui i visitatori entrano salendo, il Kaplan Institute è accessibile direttamente dal campus attraverso le due corti. All’ingresso della struttura ci si trova di fronte a una scalinata che funge anche da auditorium, chiamata “tribuna”, che collega il piano inferiore a quello superiore, il cuore dell’Istituto. È uno spazio per riunioni informali, una sorta di condensatore sociale impensabile negli anni ’50, divenuto importante ora per la vita universitaria. Sopra al pavimento in calcestruzzo cerato, il telaio in acciaio, le colonne e i diversi elementi esposti della struttura di copertura sono uniformemente bianchi. I corpi luminosi sono appesi al soffitto in modo lineare. In questo ambiente luminoso alcuni dettagli rivelano la particolare attenzione per l’innovazione di John Ronan. Al piano terra, per esempio, è stato lasciato esposto il rivestimento ignifugo delle colonne in acciaio e i cavi sono stati alloggiati negli incavi verticali tra le flange delle colonne. Una semplice fascia di rete metallica espansa avvolge ciascuna colonna a mezza altezza, fungendo da protezione e al contempo suggerendo una sorta di bricolage attuale improvvisato. Qua e là macchie di colore riprese dai post-it attaccati alle lavagne nei vari punti dell’edificio sono utilizzate per i cuscini distribuiti sui gradoni dell’auditorium. John Ronan, docente dell’IIT da diversi anni, conosce molto bene il campus, l’eredità lasciata da Mies e le applicazioni fatte a imitazione del sistema di costruzione post and beam. Nella struttura del Kaplan Institute, l’architetto ha mantenuto le proporzioni della griglia del campus - 7,3 x 7,3 m - dando fluidità e scorrevolezza alla superficie sia all’interno del nuovo edificio sia attraverso di esso, come già praticato da Mies; assomiglia meno a un tempio classico, è meno rigido e statico. L’Institute of Design occupa il livello superiore - qui non c’è il basamento - estendendosi oltre la struttura per essere avvolto - o rivestito - da cuscinetti in ETFE che permettono scorci, seppur sfocati, sull’esterno. Ronan voleva trasmettere la sensazione di stare “in una nuvola”. Questi cuscini sono formati da quattro membrane di ETFE (Etilene TetrafluoroEtilene); le due più interne, reagendo a dei sensori, si muovono per regolare le sacche d’aria, mitigando così le temperature all’interno dell’edificio. Qui, i pilastri in acciaio suggeriscono un ulteriore nuovo ordine, caratterizzato dai condotti posti nella cavità tra le flange collegate ai sensori (come in un elettrocardiografo) sui cuscini in ETFE. Negli angoli - ulteriori punti cruciali nella progettazione di van der Rohe - questo linguaggio architettonico, derivato dall’ingegneria ambientale, viene intensificato dalla duplicazione dei sensori e dei condotti posti a regolare il funzionamento delle facciate adiacenti, che qui convergono formando angoli retti, in funzione dell’adeguamento alla griglia dell’IIT. Con un budget modesto a disposizione gli architetti hanno creato una nuova tipologia di istituto che vuole essere partecipativo (sono pochi gli uffici individuali), ecologico-ambientale (il legno di frassino dei tavoli nelle aree comuni proviene dagli alberi presenti originariamente sul sito) e funzionale al risparmio energetico (i solai in metallo facilitano ulteriormente il processo di riscaldamento e raffrescamento). Logica e razionalismo caratterizzano quest’ultimo contributo di John Ronan Architects all’ambiente edificato di Chicago, ma non solo; il Kaplan Institute è pervaso da un senso di piacevole benessere e di informalità appaganti in linea con le istituzioni del giorno d’oggi tendenti a sviluppare la creatività.

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