Palazzo Provinciale del Lavoro - Alberto Apostoli
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Palazzo Provinciale del Lavoro

Alberto Apostoli

Scritto da Francesco Pagliari - 1 luglio 2013

La trasformazione di un condominio costruito nel corso degli anni Sessanta in edificio funzionale e di utilità pubblica, nella città de L’Aquila segnata dagli eventi sismici del 2009, assume un rilievo notevole, nell’insieme delle operazioni di recupero edilizio post-terremoto. La struttura, parzialmente danneggiata, viene risanata secondo i concetti prestazionali delle odierne prescrizioni antisismiche, attraverso interventi di ripristino e attraverso la legatura dei nodi strutturali con fibre in carbonio. L’edificio viene interamente ripensato in termini compositivi e funzionali, secondo una nuova connotazione che definisce alcuni elementi prioritari: l’assetto delle facciate, la pianta tipo, l’accesso all’edificio che coinvolge le superfici esterne all’edificio con un percorso in lastre di pietra e l’arredo “vegetale” dell’area.
I parcheggi individuati al livello inferiore seminterrato comportano una netta separazione fra il basamento seminterrato ma visibile e il corpo dell’edificio, con i suoi 5 piani fuori terra architettonicamente definiti. L’accesso pedonale dalla strada impone il superamento di un dislivello, attraverso una scala esterna all’edificio, in modo da raggiungere l’ingresso principale sul fronte nord-ovest: una zona d’accoglienza vetrata immette negli spazi interni, che sono composti ad ogni piano in forma libera, senza tramezzature. L’elaborazione del piano tipo mette in rilievo la conferma della scala preesistente in posizione centrale sul perimetro della facciata nord-ovest dell’edificio, rinnovata dall’invito asimmetrico dell’apertura sullo spazio di piano. Al centro della pianta-tipo, il blocco dei servizi igienici e dei locali tecnici e di deposito. Tutt’intorno, gli spazi liberi per gli uffici di ogni piano.
Il nucleo radicalmente innovativo nella trasformazione dell’edificio si configura nella composizione dei prospetti: non si determina una differenziazione fra le quattro facciate, ognuna caratterizzata dal medesimo principio di variazione nella coloritura della superficie di parete esterna, nella formazione delle finestrature, nella dinamica di relazioni fra le parti che si viene a costituire, con ricercatezza formale. Il cappotto di coibentazione esterno si distingue in una tessitura di vasti settori geometrici regolari: ai vari settori corrispondono spessori diversi nello strato di coibentazione, così da formare lievi accenti di profondità sulla superficie parietale, cui si aggiunge il rafforzativo dei colori che si distribuiscono in facciata, in campiture dai toni grigi e beige. Altrettanto significativa per la caratterizzazione dei prospetti è la dinamica proposta dall’incorniciatura delle finestre, che aggetta in maniera rilevante sul filo di facciata: la bordatura in lamina d’acciaio lucido delle cornici, in contrapposizione materica con i serramenti in legno di rovere, fornisce ulteriore forza alla sequenza di aggetti e profondità nelle facciate che identificano una tessitura asimmetrica di notevole valore compositivo. Lo sviluppo di finestrature a nastro sul prospetto nord-ovest, al quinto piano fuori terra, è una parziale eccezione nel quadro della composizione: all’ultimo piano, riluce la scelta di un’orditura a vista per la copertura, formata da travi di abete sbiancato e sottolineata dalla grande luminosità che domina lo spazio interno.
Francesco Pagliari