Pace Gallery Headquarter
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Pace Gallery Headquarter

Uno spazio vivo aperto a tutte le arti

bonetti/kozerski architecture

Pace Gallery Headquarter
Scritto da Elisa Grossi -

Gallerie dove si possono ammirare opere d’arte con allestimenti di ogni genere, ma anche uffici, sale per eventi e spettacoli, terrazze per mostre all’aperto: come in un Tetris, questi spazi si incastrano uno con l’altro, andando a comporre il quartier generale della Pace Gallery a Manhattan. La nuova sede ha aperto al pubblico a settembre 2019 e si trova sulla Venticinquesima, nella zona di Chelsea, dove centinaia di stabilimenti industriali sono stati riconvertiti in gallerie d’arte. Pace Gallery, che l’anno scorso ha festeggiato il suo sessantesimo anniversario di attività, promuove una visione di democratizzazione dell’arte: la galleria organizza esposizioni per il grande pubblico con lo stesso livello di qualità di un museo, mentre la vendita delle opere si svolge in parallelo. L’edificio, che sorge a pochi passi dall’High Line Park, racchiude una superficie di 7.000 m2 distribuiti su otto piani ed è rivestito esternamente da pannelli in schiuma di alluminio, con lastroni in pietra lavica sulla facciata principale. Il progetto porta la firma dello studio newyorkese Bonetti/Kozerski Architecture, fondato oltre vent’anni fa da Enrico Bonetti, che ha studiato all’Università di Venezia con Aldo Rossi, e da Dominic Kozerski, formatosi alla Bartlett School of Architecture di Londra.
Il concept del palazzo per la galleria d’arte contemporanea è stato sviluppato in diverse fasi, tenendo conto di una molteplicità di aspetti, a partire dalle esigenze della committenza. «Il proprietario aveva questo grande immobile a un piano - raccontano i progettisti - ma voleva sfruttare meglio le potenzialità del lotto, costruendo su più livelli. Allora Pace, che era già presente da anni nell’edificio come inquilino e aveva diverse altre gallerie a New York, ha manifestato l’interesse a tenere per sé l’intero edificio, per concentrarvi tutti i suoi spazi». 
L’indicazione era di avere gallerie con differenti caratteristiche, incluso uno spazio esterno: tutti questi elementi sono quindi stati sovrapposti seguendo le indicazioni del Regolamento edilizio locale. A questo punto, per non replicare la forma di tutti gli altri palazzi, che arretrano progressivamente dal filo della strada a mano a mano che si sale in altezza, è stata studiata una soluzione diversa, come spiega Bonetti: «Abbiamo disegnato l’ultimo piano molto più alto, posizionandolo come un ponte sopra all’edificio, che crea una copertura sulla terrazza». Questo elemento in sommità contiene uno spazioso ambiente a doppia altezza con una balconata.
Osservando le piante ai piani, si nota subito l’assenza di pilastri nelle sale espositive: uno dei requisiti iniziali del progetto era infatti avere lo spazio più ampio possibile senza colonne, con solai capaci di portare molto peso. La galleria più estesa si trova a piano terra e comunica con la strada attraverso grandi vetrate e una porta pivotante che apre un’intera porzione della facciata, con una luce di 6 m e un’altezza di 3,65 m. Questo livello contiene anche una biblioteca con una collezione di oltre 10.000 volumi, mentre quelli successivi vedono alternarsi gallerie e uffici, fino alla terrazza che occupa l’intero sesto piano, pensata per ospitare sculture di grandi dimensioni. Per questo spazio esterno è stato scelto un pavimento in legno, composto da blocchetti in massello di robinia, posati su uno strato di sabbia che consente di distribuire uniformemente il peso. All’interno, invece, sale rivestite con parquet in rovere si alternano ad altre con una pavimentazione in cemento levigato. L’edificio è coronato dalla galleria all’ultimo piano; la sala, che si affaccia sul lato nord con finestre a tutta altezza, è dotata di un doppio sistema di tende a rullo, pensato per schermare l’ambiente dal sole, ma anche per poterlo oscurare completamente. Inoltre, sono presenti una scalinata che scende verso la facciata e delle apparecchiature audiovisive: questo spazio, infatti, può diventare un teatro o un cinema, in modo da ospitare performance di danza e musicali.
I prospetti dell’edificio sono rivestiti da pannelli in schiuma di alluminio, un materiale molto leggero, scelto dai progettisti anche per l’effetto creato dalla luce sulla sua superficie. Questi riflessi metallici dialogano con il colore nero della facciata principale sulla strada, realizzata in lastroni di pietra lavica dell’Etna. Si tratta di blocchi selezionati in una cava antica vicino a Catania e lavorati in forni speciali a temperature di oltre mille gradi centigradi, con un processo che esalta le naturali variazioni cromatiche presenti sulla superficie della pietra. L’involucro dell’edificio è stato costruito utilizzando un sistema di pannelli prefabbricati di grandi dimensioni, che ha consentito un efficiente processo di installazione in loco. Il disegno della facciata è scandito da grandi vetrate, che rispecchiano quello che succede negli ambienti interni nel modo più armonioso possibile, come spiega Kozerski: «Dall’esterno si vedono persone che lavorano e questo fa sentire che il palazzo è vivo». Le dimensioni delle finestre cambiano da piano a piano, riducendosi leggermente via via che si sale: un accorgimento che garantisce una migliore prospettiva dalla strada e allo stesso tempo permette di avere più luce ai piani bassi. Il concept illuminotecnico offre diverse opzioni di personalizzazione, con la possibilità di regolare intensità e temperatura di colore. Inoltre, viene garantita la massima flessibilità agli artisti, che di volta in volta possono preferire luci a soffitto che illuminano la sala in maniera uniforme oppure faretti puntati direttamente sulle opere d’arte: è stato infatti studiato un sistema ibrido che può dare un’illuminazione sia di ambiente, sia di dettaglio.
L’edificio progettato da Bonetti/Kozerski Architecture è pensato per il pubblico e per gli artisti, per i curatori e per i collezionisti. Gli ambienti interni sono flessibili, dotati di un’elevata capacità di carico e illuminati da grandi vetrate che si aprono sullo skyline della città, mentre le facciate sono animate da materiali cangianti, a partire dalla pietra siciliana. Un’architettura viva e monumentale, che riscrive il lessico delle gallerie d’arte a Manhattan.

Luogo: New York City, USA
Completamento: 2019
Cliente e proprietario: PACE 
Cliente e developer: Weinberg Properties
Superficie lorda: 6.500 m2
Architetto: Bonetti / Kozerski Architecture
Direzione della progettazione: Enrico Bonetti, Dominic Kozerski
Responsabile di progetto: Matteo Fraticelli 
Assistente responsabile di progetto: Jamie Chiang
Appaltatore principale: Aecom Tishman

Consulenti
Strutture: WPS
Progettazione elettrica, meccanica e idraulica: ADS
Illuminazione: Isometrix
Progettazione geotecnica e ingegneria civile: Langan
Facciata: Studio Nyl
Ascensore: VDA 
Codici: Code
Rivestimento in pietra lavica dell’Etna: Nerosicilia


Testo di Elisa Grossi
Fotografie di Thomas Loof
Tutte le immagini courtesy Bonetti / Kozerski Architecture

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