Museo delle scienze Biodome
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Museo delle scienze Biodome

Un’installazione osmotica e biomorfa

Kanva

Museo delle scienze Biodome
Scritto da Luca Maria Francesco Fabris -

Cosa si aspetta oggigiorno il pubblico quando si reca a vedere un’esposizione? Sembra una domanda banale, ma nella nostra epoca così ricca di stimoli e di informazioni visive la risposta è tutt’altro che semplice, visto che si distende su una serie complessa di livelli, spesso molto distanti fra loro. Quello che abbiamo compreso in questo anno di pandemia e di distanziamento sociale è che il mondo museale è perfettamente in sincrono con le tecnologie più innovative che permettono la disseminazione culturale e l’intrattenimento intelligente consentendo una fruizione totale di quello che è presente nelle sale e nei propri archivi e che la qualità tecnica della trasmissione delle immagini e dei suoni è oramai tale che una visita virtuale può essere veramente immersiva. La valanga di metadati che ci ha fatto compagnia in quest’anno lo prova. Senza muoverci abbiamo visitato luoghi finora inaccessibili e abbiamo potuto spendere ore all’inseguimento della bellezza dell’arte e della natura. La sfida, più che mai aperta, nella vita reale diventa quella di creare contenitori che possano farsi immagine del contenuto, dando a questa un valore evocativo e connotativo molto forte e, al tempo stesso, stemperarla per lasciare indefiniti i gradi di libertà nell’interpretazione del manufatto.
Una libertà che ha guidato lo studio canadese KANVA nella progettazione, insieme a NEUF architect(e)s, del rinnovo del Biodome di Montreal, un vero e proprio museo vivente raccolto sotto una grande struttura a volta, la possente opera ingegneristica innervata in cemento armato e vetro progettata dell’architetto francese Roger Taillibert.
Nata per ospitare il velodromo durante le Olimpiadi tenutesi nel 1976, questa imponente architettura che, vista dall’alto, assomiglia al carapace di una testuggine, dal 1992 ospita cinque mondi, cinque ecosistemi che compongono e raccontano la complessità di questo museo vivente di scienze naturali. La sfida, vinta dai progettisti tramite un concorso svoltosi sette anni fa, è stata quella di rinnovare completamente l’esperienza sensoriale da parte del visitatore nel suo percorso di scoperta di una serie di spazi dove la vita animale e vegetale pulsa all’interno di microcosmi che replicano la realtà.
La scelta vincente di KANVA, lo studio di progettazione multidisciplinare con sede a Montreal e fondato dagli architetti Rami Bebawi e Tudor Radulescu, è stata quella di dare una nuova dimensione a tutto l’insieme, creando un approccio innovativo all’organizzazione della visita del museo, che ora si basa sulla fluidificazione dello spazio. Volendo leggere il progetto realizzato e giocando d’astrazione, una chiave di lettura potrebbe essere individuata proprio nella novità della forma plastica che è stata disegnata per il sistema distributivo che connette i cinque ambienti compresenti sotto la grande volta ben illuminata dalle abbondanti aperture vetrate e dalla rielaborazione integrale dello spazio centrale d’accesso, trasformato da semplice hall a luogo esperienziale vero e proprio. Forse siamo proprio dentro a uno spazio perfetto, che ben rappresenta quest’umanità in cui viviamo e che si esibisce come prodotto tangibile della società fluida definita da Zygmunt Bauman. Di certo è che nel Biodome si è accolti e abbracciati da uno spazio senza fine in cui la matericità e la luce sono protagonisti assoluti.
I progettisti ridefiniscono completamente l’approccio spaziale sottostante la grande volta. Pur essendo costretti a conservare la posizione e le strutture che contengono i cinque ecosistemi (che ricostruiscono altrettante realtà climatiche differenti) e tutti i loro impianti, il rinnovo passa anche dal disvelare completamente la potenza strutturale della volta disegnata da Taillibert. Il ridisegno porta in evidenza anche le componenti dell’attacco a terra dell’edificio, caratterizzate dal cemento a vista che si contrappone alla trasparenza del vetro, il materiale che chiude gli archi ribassati e permette al Biotope di essere illuminato zenitalmente. Sotto questa copertura, il candore di un nuovo continuum tessile avvolge e custodisce i cinque mondi in esso contenuti. Un tessuto candido e dai riflessi cangianti, che può essere anche retroilluminato, accompagna i visitatori all’interno di questo grande evocativo spazio che ha richiesto, per ottenere un aspetto così accogliente, levigato e continuo un’ingegneria strutturale particolarmente complessa, studiata appositamente e definita al millimetro. La parete, che dall’architetto Bebawi è definita “biomorfa”, è formata da pannelli tessili premontati su una cornice in alluminio che si appoggiano sulla struttura in acciaio con cui i progettisti hanno ridefinito la conformazione esterna dei padiglioni precedenti che hanno un’armatura in cemento, i luoghi al cui interno vivono piante e animali. Lo sviluppo totale in lunghezza di questa pelle tessile raggiunge i cinquecento metri e si erge per ben quattro piani di altezza. Pur avendo sensibilmente ridotto lo spazio “vivo” presente originariamente nel vestibolo e nel sistema di connessione fra i cinque ambienti ecologici, è proprio il suo sviluppo in altezza insieme al suo candore e alla sua fluidità curvilinea che si dispiega nello spazio a definire, come spiega il progettista Bebawi, “uno strumento molto potente” che sottolinea e ingrandisce la struttura originale in cemento facendo da filtro tra l’umanità e i 250.000 animali e le 500 specie vegetali che vivono oltre questo muro continuo. Un muro che, dunque, è una parete osmotica che si fa tunnel, diventa pertugio di passaggio o come dicono i progettisti crea degli “ecotransiti” che alle volte servono a creare attesa, altre hanno una vera e propria funzione come la galleria ricoperta di ghiaccio che conduce all’ingresso dell’ambiente in cui sono state ricreate le regioni subpolari, consentendo ai visitatori di acclimatarsi.
Sopra l’insieme composto dagli ecosistemi, il progetto di riqualificazione ha aggiunto un nuovo livello, accessibile attraverso due scalinate, che unisce agli spazi di servizio degli impianti tecnici che fanno funzionare gli ecosistemi un sistema di spazi didattici e un sistema di passerelle in quota che permette di vedere i cinque mondi da un nuovo punto di vista aiutando a meglio comprendere quale sia stato l’impatto climatico operato dall’uomo e quale debba essere la risposta per il sostentamento della biodiversità a livello mondiale. E questa è vera immersività totale.

Luogo: Montreal, Quebec, Canada
Completamento: 2020
Architetti: KANVA in collaborazione con NEUF architect(e)s

Consulenti
Strutture: NCK
Progettazione elettrica e meccanica: Bouthillette Parizeau
Conformità normative e stima dei costi: Groupe GLT+
Illuminazione: LightFactor
Progettazione degli spazi espositivi: La bande à Paul
Scenografia: Anick La Bissonnière
Allestimento museografico: Nathalie Matte
Segnaletica: Bélanger Design
Geometra: Topo 3D
Acustica: Soft dB


Testo di Luca Maria Francesco Fabris, Politecnico di Milano - BUCEA Expert
Ritratti fotografici di Jimmy Hamelin
Tutte le immagini courtesy KANVA

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