Museo della Dinastia Xia a Erlitou
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Museo della Dinastia Xia a Erlitou

La capitale ritrovata

TJAD | Rurban Studio

Museo della Dinastia Xia a Erlitou
Scritto da Luca Maria Francesco Fabris -

La storia dell’umanità è sempre affascinante e spesso carica di sorprese. Anche quando sembra che il passato non abbia più segreti arriva qualche scoperta o qualche studio che riposiziona gli eventi, trasforma le leggende in verità e riscopre l’importanza di luoghi dimenticati, un tempo fari pulsanti di una civiltà. Il lavoro appassionato di archeologi spesso si lega a quello dei letterati, capaci di trovare nei testi antichi le chiavi per quella che noi profani possiamo descrivere solo come una vera e propria caccia al tesoro dove la veridicità delle testimonianze scritte si somma ad accenni di eventi e luoghi riportati solo da racconti orali, che spesso ne hanno confuso sia il significato sia la collocazione nel tempo. Eppure, se la leggendaria città di Troia è stata ritrovata è proprio grazie alla caparbietà di Schliemann nel seguire le descrizioni omeriche. Ecco, in Cina, più di sessanta anni fa lo storico Xu Xusheng partì da Pechino per dare una consistenza storica alla leggenda della prima dinastia, quella mitica dinastia Xia (2070-1600 a.C.) che alcuni autori citano come il primo innesco che ha permesso la nascita della millenaria cultura cinese. Anche Xu facendo riferimento alle leggende e a piccoli ritrovamenti percorse un sentiero a ritroso che, nella provincia dell’Henan, lo portò a scavare nei pressi di un villaggio, Erlitou, dove trovò il più vasto dei siti archeologici della civiltà del bronzo dell’Asia Orientale. E quella che è stata chiamata in principio la Civiltà di Erlitou, con il suo apice di gloria circa 3.800 fa, più gli scavi avanzavano più si è dimostrata capace di potersi fondere con quello che la letteratura descrive come la dinastia Xia. Inutile dire quanto questa scoperta sia importante per la cultura cinese. Ma è certo che quello che è stato portato alla luce in 60 anni di scavi ha un valore immenso per l’umanità tutta, perché in fondo, un’altra volta, se mai fosse necessario, ci dimostra come lo spirito umano e la sua intelligenza abbiano sempre seguito percorsi comuni, specie nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, insomma nell’inventare leggi di interpretazione dello spazio che sono immanenti e definiscono archetipi comuni.
Lo scavo di Erlitou ha riportato alla luce, finora, un impianto urbano molto complesso di oltre 40 ettari e oltre 10.000 reperti archeologici, tra cui un preziosissimo dragone (la prima rappresentazione attestata del mito del dragone) formato da più di 2.000 tasselli di turchese facente parte del corredo funerario di un uomo che, molto probabilmente, apparteneva alla cerchia reale, come mostrano anche la collana di conchiglie che indossava e il veicolo a due ruote seppellito con lui. Quello che ci racconta Erlitou in comune con tante città del remoto passato è un impianto caratteristico da città di fondazione, con incroci rettilinei e strade che si articolano seguendo la rigida struttura di una griglia protetta da lunghe e forti mura in terra battuta. Uno schema che appartiene a tutte le civiltà umane e che qui racconta anche di conquiste tecnologiche. Le strade principali avevano sezioni di circa 20 metri, una vera enormità anche per i tempi attuali, e presentano i caratteristici solchi dovuti alla mobilità su carro, come avveniva nelle strade romane. E l’enorme complesso era suddiviso in quartieri specializzati. Da una parte le officine per la lavorazione del bronzo, dall’altro commercio, abitazioni e il sistema articolato del palazzo del potere. Per molti studiosi cinesi, quello che è stato riportato alla luce a Erlitou non è altro che la prima rappresentazione di quello che si evolverà nello schema della Città Proibita come la visitiamo ora a Pechino. Una linea che si sviluppa senza soluzione di continuità lungo le dinastie fino all’epoca moderna attraverso quell’arte di inglobare, trasformare e tramandare che il meglio della conoscenza e saggezza umana ci permette. È anche per questo che questo posto è eccezionale e ha richiesto un progetto architettonico museale altrettanto eccezionale.
Il complesso museale, che si pone al margine meridionale dell’area archeologica, copre meno dell’1% dell’intero sito archeologico, vasto 40 km2, e si compone di tre elementi: il museo, il parco archeologico vero e proprio e il centro visitatori. Tutto l’impianto è stato studiato per non impattare con i villaggi esistenti nei pressi dell’area archeologica, in primis Erlitou, rilevando però l’antica struttura urbanistica della città riscoperta mettendone in evidenza le strutture viarie principali che ne collegavano le varie parti nel 1.800 a.C. circa.
Il progetto architettonico del museo, opera di TJAD e Rurban Studio e avente come capoprogetto il professore Li Li della Tongji University di Shanghai, riprende l’articolazione, al tempo stesso ordinata e gerarchicamente coerente, dell’impianto storico con la necessità di creare spazi espositivi che si prestino a presentare e a documentare un luogo e una cultura che solo da mezzo secolo è diventata veramente parte della storia. La scelta di Li Li è stata quindi quella di dare vita a un’architettura che potesse collegare l’eccezionalità del luogo alla volontà di non creare solamente un monumento al passato, ma di descrivere un discorso d’evoluzione e di divenire. Un racconto epico e al tempo stesso aperto, pronto ad abbracciare il futuro. Gli spazi del museo, infatti, sono pronti ad accogliere i nuovi tesori provenienti dai prossimi scavi.
Il complesso museale diventa una rilettura contemporanea del sistema di spazi comunicanti che costituisce la tipologia della città murata cinese, un insieme di scatole che si aprono una dopo l’altra su cortili, corridoi e ampi spazi di luce secondo regole compositive ben precise. Proprio come avviene nell’impianto della Città Proibita e come avveniva nell’impianto millenario disegnato dalla Civiltà di Erlitou, quello che dall’esterno pare (ed è) una cittadella fortificata, all’interno delle mura diventa spazio aperto, respiro. Un movimento continuo di relazioni che si leggono anche nella sezione dell’edificio dove diventa protagonista la copertura rastremata che nasce da una curva senza fine o il grande vuoto geometrizzato che sovrasta la hall d’accesso.
La scelta dei materiali riprende la storia. Le mura dei palazzi di Erlitou sono state realizzate con la terra battuta e anche il museo nella sua ineffabile possanza sembra poggiare sulla terra battuta. La città antica deve la sua importanza alla fabbricazione del bronzo e una sua componente, il rame, è il materiale con cui il progettista sceglie di ricoprire l’ossatura in cemento armato dell’impianto museale e il colore con cui avvolge le strutture in acciaio che creano dei portici di ordine gigante.
Per la realizzazione del più grande cantiere contemporaneo in terra battuta, oltre 4.000 m3, Li Li si è avvalso della collaborazione di uno dei massimi esperti di questa tecnologia, il prof. Mu Jun della Beijing University of Civil Engineering and Architecture. Le murature in terra compressa da 40 cm di spessore, che raggiungono altezze considerevoli e il cui colore è lo stesso di quelle vecchie di millenni, sono state realizzate a mano da maestranze specializzate e sono armate con l’acciaio per garantire prestazioni stabili, trovando collocazione all’interno di un’intelaiatura di travi e pilastri in cemento armato a vista colata in opera. Intorno al museo, un paesaggio ortogonale e muto, definito da muri in terra battuta, rimanda all’impianto dell’antica capitale, in un’astrazione che si fa, per chi vuole ascoltare, racconto storico.

Luogo: Luoyang, Henan, Cina 
Committente: Luoyang Culture Heritage Bureau
Completamento: 2019
Superficie del sito: 148.730 m2
Superficie lorda: 31.780 m2
Architetto: TJAD / Rurban Studio
Capo progetto: Li Li
Progettazione interni: Wang Wensheng, Gao Shan, Hao Jing, Zhang Suzhi, Zhang Gong, Leng Xianqiang, Xie Yue
Progettazione paesaggistica: Liu Chang, Xu Dawei
Progetto del parco: Liu Wenjia, Feng Shanshan, Zhang Wanshu, Hu Haining
Architetto locale: Hao Jing
Appaltatore principale: Henan Guoan Construction Group
Consulente per le opere in terra battuta: Mu Jun (BUCEA)


Testo di Luca Maria Francesco Fabris, Politecnico di Milano - BUCEA Expert
Tutte le immagini courtesy TJAD / Rurban Studio

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