ArkPabi: Museo del Violino e Auditorium Giovanni Arvedi
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Museo del Violino e Auditorium Giovanni Arvedi

ARKPABI - Giorgio Palù e Michele Bianchi architetti

ArkPabi: Museo del Violino e Auditorium Giovanni Arvedi

Restituire Palazzo dell’Arte alle sue funzioni espositive specifiche e rinnovare la piazza che ne è naturale anticipazione, il progetto architettonico ragiona sulla bipolarità: Palazzo dell’Arte, piazza Marconi, l’architettura e il suo spazio di riferimento, una piazza in cui si incentivi la frequentazione pubblica un luogo di accentuazione degli elementi caratterizzanti la funzione di Palazzo dell’Arte che diviene luogo dei musei, della liuteria e della musica. La riflessione fra razionalità, tradizione ed aulicità, rendono Palazzo dell’Arte un campo privilegiato di progettazione architettonica, in cui contemperare con attenzione gli stimoli della contemporaneità. Il progetto si inserisce con accortezza nell’edificio: l’obiettivo è di costituire una coesistenza ad alto livello fra i molteplici elementi che si concatenano in Palazzo dell’Arte. Le singole presenze: i musei della liuteria, il Padiglione d’arte contemporanea, l’Auditorium per 485 posti, le necessità prospettate dalla multimedialità, come avvicinamento al contenuto dei musei e come esperienza specifica del visitatore, rappresentano elementi che il progetto d’architettura collega in un itinerario di conoscenza, complesso, sezionabile, ripetibile, in una circolarità tendenziale che attraversa l’edificio e ne valorizza i luoghi focali.
Il Museo del Violino è un museo del e per il futuro, è il museo che racconta la fascinazione di uno strumento “magico”, misterioso e seducente. Un museo attivo, un museo partecipato, emozionante e coinvolgente, che nasce con un'idea forte: riunire sotto un unico tetto il meglio dell'espressione liuteria cremonese, accorpando tre musei in uno, integrando altre funzioni importanti per creare una struttura dinamica di richiamo mondiale. Un luogo che conserva l'identità di tre musei unificati, diversificandone l'allestimento nelle diverse sale. Il programma funzionale ha conferito una organizzazione strutturale, che lo rende funzionale e di facile lettura: al piano terra accessibilità per le attività commerciali e le biglietterie, l'auditorium ed il padiglione d'arte contemporanea, che conferiranno vitalità e costante rinnovato interesse. L'auditorium, pensato come forma di espressione della bellezza degli strumenti, nasce per rappresentare la grande tradizione musicale, ma vuole anche confrontarsi con il futuro della musica. Il risultato è un progetto fluido, fatto di volumi morbidi, linee sinuose che si rincorrono e disegnano una grande scultura organica che esprime il propagarsi delle onde sonore. Un progetto parallelo: architettura e suono, che snoda una sequenza di forme, di volumi, di vedute; il luogo focale è costituito dal palcoscenico centrale, su cui si va ad accentrare in via immediata l’attenzione. Una scelta acustica e architettonica importante, in cui si sedimentano visioni coinvolgenti, quasi come in un Totalteather di weimariana memoria. Lo spazio dove si forma il suono, il palco circolare al livello inferiore della sala, è colto dagli spettatori come un nucleo magnetico, che attira la concentrazione sull’evento musicale e ne rende un’immagine di piena centralità. Il pubblico 'avvolge' i musicisti, il dialogo che si crea tra spettatori ed esecutori produce un forte impatto emozionale e consente di vivere una esperienza nuova che va oltre il concetto classico di concerto. L'architettura è fatta per emozionare, ma anche l'acustica, studiata dall'ingegnere Yasuhisa Toyota diviene un punto di forza della sala.
L’architettura che asseconda le esigenze acustiche, assume un rilievo pressante e proprio: l’evidenza delle forme plastiche dei volumi costruisce un’architettura espressiva, di per sé, una struttura fluida che evolve senza soluzione di continuità, con morbidezza di snodi, in cui tutto si collega e si riprende, in un’unità discorsiva, fra pacatezza e dimostrazione di forza, parallela alla musica protagonista nell’Auditorium. L'architettura prova a “catturare” il suono per tradurlo in immagine; la musica, effimera per sua natura, diviene forma, sostanza: permanente ed effimero in un dialogo senza tempo nel luogo della celebrazione degli strumenti ad arco. Fluidità ed organicità dei volumi architettonici, materia vivente e palpitante che si plasma seguendo tracciati curvilinei, contrastando la definizione regolare e asettica della sala a parallelepipedo che contiene l’Auditorium, come una scatola che si schiude alle sorprese. Un’idea di fondo: costruire per linee parallele un’identità fra suono ed architettura, nei volumi che sembrano cristallizzare le onde sonore. Onde in calcestruzzo si materializzano lungo il soffitto della sala. La funzione acustica si integra ad identificazioni di natura estetica ed architettonica, per rappresentare nella sala il limite superiore dell’invaso, in cui si rincorrono sensazioni soffuse di luminosità: il limite superiore costituisce quella differenza, in materie e colori, che rende più preziosa la concezione dell’Auditorium, luogo in cui si incastonano suono ed invenzione architettonica. Luogo della molteplicità, sorpresa e meraviglia: meccanismi di un’architettura che si costruisce unendo morbidezza e pienezza dei materiali (cemento, reti nascoste in acciaio, legno di rivestimento), si definisce nella concatenazione fluida dei volumi in cui si sottolineano morbide curve e stretti raggi che fanno vibrare e virare le superfici, un’architettura che vive di visioni aperte e scorciate, di concentrazione e di essenza inventiva.

Lo studio ARKPABI nasce nel 1994 dalla collaborazione tra l'arch. Giorgio Palù e l'arch. Michele Bianchi, entrambi laureatisi a Milano. La volontà di fondere personalità e creatività diverse ma complementari porta lo studio ad occuparsi di architettura indagando tutte le sfaccettature della disciplina, realizzando edifici per il terziario, l’ospitalità, la residenza e l'architettura industriale e museale.

Tra i progetti dello studio il “Delle Arti design Hotel” di Cremona viene premiato nel 2002 a Londra con l’Architectural Award per la categoria “Best New Hotel 2002” nella competizione internazionale “The European Hotel Design Award”. La volontà di realizzare “progetti totali” porta lo studio ad occuparsi con continuità di design, cercando risposte ad esigenze specifiche e affrontando temi progettuali a tutte le scale con un approccio basato sulla ricerca architettonica, sulla sperimentazione tecnico-materica e sull'innovazione tecnologica. Negli anni lo studio realizza una serie di progetti residenziali dall'architettura innovativa che coniugano ricerca volumetrica, sperimentazione materica ed utilizzo del colore; ne sono un esempio il progetto denominato “gli attici di Doberdò” a Milano, l'edifico a Cremona in viale Trento e Trieste, la villa a Padenghe sul Garda. Lo studio elabora architetture con forti implicazioni rispetto al contesto edificato quali il complesso di ville sospese dell”Ex Consorzio Agrario” a Cremona, l'Hotel Continental e la cittadella dei Servizi presso gli “Ex Gasometri di Cremona, il Museo del Violino e l'Auditorium Giovanni Arvedi nonché piazza Marconi a Cremona. Proprio il progetto del Museo del Violino e dell'Auditorium permettono allo studio di confrontarsi con il tema museografico e musicale indagando le problematiche connesse all'acustica dello spazio destinato ai concerti.

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