Musée de la Romanité - 2Portzamparc | Elizabeth De Portzamparc
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Musée de la Romanité

Un’architettura leggera ma carica di storia

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Scritto da Francesco Pagliari - 26 aprile 2018

Alla prima fase del concorso internazionale bandito nel 2011 per il progetto del Musée de la Romanité a Nîmes partecipano 103 proposte progettuali; la prima selezione conduce ad una fase di approfondimento ristretta ad una terna di progetti; nella primavera del 2012 si perviene alla proclamazione del progetto vincitore, quello dello studio di Elizabeth de Portzamparc. Si susseguono le fasi di elaborazione progettuale definitiva e la sequenza delle tappe realizzative nel cantiere, che procede a partire dalla fine del 2014; la fase conclusiva, dall’estate del 2017, attiene ai lavori per l’allestimento delle collezioni, contraddistinto da una forma museologico-museografica che elabora concetti di “immersione nel patrimonio” e di “interazione” in senso largo, procedendo verso l’inaugurazione, programmata per il mese di giugno del 2018. Si conclude così un complesso percorso di attenzione e di impegno, per la realizzazione di un’opera architettonica dai molti significati e dalle plurime valenze. Il progetto per il Musée de la Romanité a Nîmes non può che esser concettualmente profondo, nell’affrontare un luogo urbano carico di storicità e sostanziato di relazioni importanti fra le architetture e gli spazi, nel definire il perseguimento di obiettivi a grande rilevanza e prospettiva. Il progetto istituisce un vasto quadro in cui inserire le modalità di intervento, che comportano l’osservazione analitica della concretezza costruita ed espressa nella storia della città di Nîmes e prospettano una misura d’ampio spettro per definire linee di orientamento in modo da raggiungere una prospettiva urbana qualitativamente operativa. La storia è presente negli edifici monumentali del centro urbano, è viva nei reperti degli scavi archeologici, si esprime nelle collezioni che sono il nucleo del Musée de la Romanité; a tale coerente coesione appare necessario attribuire valore di conoscenza e densità culturale. La storia è l’architettura: l’Anfiteatro Romano ne è il perno, cui si aggiungono vestigia a diverso grado di “visibilità”, il tracciato delle mura romane, l’insediamento precedente all’era romana, il tempo del Medioevo, le stesse collezioni che si esporranno nel Musée. L’architettura del Musée de la Romanité si pone come un forte elemento di contemporaneità, nel confrontarsi oggettivamente con la radice romana dell’Anfiteatro, per comporre un arco di relazioni, che divengono materia per l’articolazione di influssi e riflessi: un’interrelazione che si estende al tessuto urbano, alla dimensione aulica e pedagogica dell’idea di museo, ai tratti di una sensibilità dilatata dalle emozioni connesse ad un’osservazione diacronica e prospettica del vivere urbano. L’architettura del Musée de la Romanité, quindi, diviene un punto di partenza, per distendersi nella contemporaneità e determinare idee, modi di fruizione del singolo monumento edificato e del tessuto urbano di cui fa parte, svolgendo un ruolo d’accento connotativo. Un’architettura che si dispone a condensare e sintetizzare, superando antinomie apparenti fra antico e contemporaneo, nella determinazione di un insieme complesso, coniugato nelle relazioni che si istituiscono fra l’anfiteatro romano e il Musée de la Romanité. Il Musée è certo quel contenuto di reperti e di splendori culturali che attraversa i secoli della storia e la rappresenta; è anche un edificio che legge l’assetto urbano e promuove valori di una fruizione allargata, nell’incrementare le connessioni con lo spazio pubblico, nel considerare il paesaggio come un elemento cui il progetto d’architettura destina attenzione. Si tratta di un’architettura che diviene espressione di un passaggio, promuove un itinerario nella storia e nella contemporaneità: uno strumento di conoscenza, una “guida” che interpreta e rilancia ventuno secoli di storia. La correlazione Anfiteatro-Musée è nucleo fondativo: l’Anfiteatro è presenza imprescindibile, fa parte delle riflessioni di progetto in quanto termine di riferimento necessario. E il progetto considera una risorsa concettuale ed orientativa l’idea di agire nella compresenza di significati e di concretezza tecnico-realizzativa. La firmitas e il decoro dell’architettura dell’Anfiteatro sono dimostrazione di civiltà e storia nel tempo trascorso, quel tempo che sostanzia l’idea stessa di un Musée de la Romanité; l’architettura del Musée agisce in campi differenti, in termini che esplicitano razionalità ed espressività con tecnologie della contemporaneità. Se la massa dal perimetro curvilineo, profondamente radicata a terra, è connotazione precipua dell’Anfiteatro Romano, un’architettura imponente e possente, il Musée sollecita trasparenza, apertura e “sensazioni di leggerezza”: si definisce un “insieme” che si unisce per contrasto, oltrepassando i secoli. L’involucro esterno del Musée diviene nucleo tecnologico e compositivo: costituito da migliaia di lastre quadrangolari in vetro, assume rilevanza simbolica - suggerendo anche l’idea di un moderno mosaico, che pur si riallaccia a tradizioni antiche -, disegna una superficie flessuosa ed ondulata, su cui si assestano aperture irregolari. L’involucro lega interno ed esterno, compone una struttura di grande evidenza che produce variazioni cromatiche e luminose - nel corso del giorno, nel variare delle stagioni -, e per forma e consistenza materica attenua la percezione della massa volumetrica, rendendo prioritario il valore di “trasformazione” dinamica, come accade nell’osservazione di una scultura cinetica. Un’architettura che racchiude al proprio interno la dinamica di un “percorso” concreto - e che si apre come un percorso verso la città: nella dimensione scultorea della scala che si libra nell’atrio a grande altezza, negli scorci verso il paesaggio, nella copertura che diviene punto d’arrivo del percorso museografico ed è osservatorio privilegiato verso il paesaggio urbano e verso il territorio.

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