Mary Rose Museum - Wilkinson Eyre Architects
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Mary Rose Museum

Wilkinson Eyre Architects

Scritto da Wilkinson Eyre Architects - 1 giugno 2013

Il nuovo Mary Rose Museum, costato circa 30 milioni di euro, annovera un design figlio della collaborazione tra lo studio Wilkinson Eyre Architects (a capo dell'intero progetto) e lo studio Pringle Brandon Perkins + Will (solo per gli interni). Il team di lavoro è riuscito a combinare architettura contemporanea e competenze tecniche specialistiche nel rispetto del passato e della sua accurata conservazione. Il risultato è un design davvero unico che svela i segreti della famosa nave della dinastia Tudor, un progetto sorto a distanza di 30 anni dal ritrovamento dello scafo della Mary Rose, segretamente celato nei fondali del Solent da ben 437 anni.
Il team di progettazione si è attivato scrupolosamente nella creazione di interni ed esterni capaci di proteggere e celebrare l'imbarcazione. L'edificio, progettato ad hoc sulle misure della nave, prende fortemente spunto dalla storica ammiraglia, ponendo al centro della scena mostre, scafo e reperti. Il museo consente al visitatore di vivere un'esperienza unica nel suo genere, a testimonianza di una straordinaria pagina di storia. La punta di diamante del progetto è lo scafo, la cui sezione trasversale è inserita in un ambiente accuratamente vigilato e protetto da vetrate.In parallelo è stata creata artificialmente la fiancata mancante dello scafo, ossia quella ormeggiata al porto, la quale si presenta articolata su tre piani, in modo da ammirare sui tre diversi livelli tanto la nave quanto i relativi reperti ivi esposti. Tale architettura, abile nel custodire la Mary Rose e la più grande collezione mondiale di ritrovamenti dell'epoca Tudor, proclama l'importanza storica della collezione museale e celebra l'arrivo di una nuova attrazione culturale di grande rilievo. La vera sfida è consistita nel trovare il giusto linguaggio per un'architettura in grado di raccontare un pezzo di storia e arricchire l'antico Portsmouth Historic Dockyard con tutta la sua contemporaneità.Le forme semplici ed ellittiche del nuovo edificio traggono origine dalle geometrie toroidali che rimandano a loro volta alla Mary Rose; gli elementi lignei ricordano lo scafo della nave storica e i metodi di costruzione innovativi delle caravelle del XVI secolo. Il legname, oltre a rivestire la struttura e racchiuderne il patrimonio marittimo, è stato tinteggiato di nero per mantenere una continuità con l'assetto tradizionale delle imbarcazioni inglesi. Le sfide legate al contesto storico del sito, adiacente al vascello HMS Victory e agli edifici dell'Ammiragliato (patrimonio storico), accrescono ancor più per via della natura del sito stesso, ossia un bacino di carenaggio del tardo XVIII secolo, inserito tra i Scheduled Ancient Monument.L'altezza del museo è stata limitata il più possibile, così da conformarsi a proporzioni e scala degli edifici circostanti. Il tetto basso, in metallo e a forma di conchiglia segue la medesima logica e riduce il volume interno dello spazio che, a sua volta, deve attenersi a precisi standard di eco-compatibilità per la conservazione dello scafo.
Due padiglioni rettangolari si collegano a ciascun lato della struttura: uno ospita reception dell'ingresso principale, café e negozio, mentre l'altro è occupato da centro ricerca e sala impianti.
Il design degli interni ha compiuto passi avanti dal 19 luglio 1545, data in cui la Mary Rose colò a picco. Seguendo la scrupolosa campagna archeologica e la registrazione del sito di ritrovo di ogni singolo reperto, il team di lavoro ha infatti potuto introdursi all'interno della nave e ripristinare l'ambientazione originaria, ricollocando passo a passo attrezzi, armamenti e oggetti personali nelle loro posizioni iniziali.
È stata ricreata la parte mancante dello scafo (il lato ormeggiato al porto), impreziosendolo nel dettaglio con cannoni nei loro affusti originali e le relative palle, armadi e casseforti per armamenti, scorte, forzieri, sartiame e attrezzature. I visitatori camminano tra lo spaccato dello scafo originario e lo scafo artificiale, articolato su tre livelli con all'interno i principali materiali di bordo, inseriti come da collocazioni all'interno della Mary Rose. La parte conclusiva delle gallerie segue un leit motiv contestuale con la sezione astante; tuttavia i reperti vengono qui esposti in modo più convenzionale, organizzati in vetrine come da progetto dello studio Land Design Studio. Grazie ai corridoi che riprendono la configurazione tanto del ponte (dalla poppa sino alla prua), quanto dei soffitti bassi posti sul ponte inferiore, si percepisce ancor più di essere a bordo della nave. Gli spazi del museo sono volutamente su tinte scure e denotano l'assenza di luce naturale; l'unica illuminazione prevista è quella dei dispositivi puntati sugli oggetti o nascosti al di sotto dei corrimano, in modo da ricreare uno spazio dalle tipiche penombre degli ambienti claustrofobici sotto coperta.
Sono inoltre state progettate due aree interne al museo, previste rispettivamente per il quinquennio 2013-2017/18 e per il periodo successivo al 2018. Inizialmente la Mary Rose rimarrà nel proprio spazio protettivo, in cui verrà essiccata ed esposta al pubblico attraverso finestre sui tre livelli delle gallerie e sulle scale. Tuttavia, una volta ultimato il processo di conservazione, i corridoi delle gallerie verranno aperti, consentendo l'esposizione congiunta della Mary Rose e di tutti i suoi reperti.