Heydar Aliyev Center - Zaha Hadid Architects
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Heydar Aliyev Center

Zaha Hadid Architects

Scritto da Zaha Hadid Architects - 1 gennaio 2014

Gli anni dell’Unione Sovietica hanno fortemente influenzato l’impostazione urbanistica e architettonica di molte città facenti parte della federazione, tra cui Baku, capitale dell’Azerbaigian situata sulla costa occidentale del Mar Caspio. Una volta raggiunta l’indipendenza nel 1991, è iniziato un periodo di sviluppo e modernizzazione, tanto nelle infrastrutture quanto nell’architettura, segnato dal definitivo allontanamento dal retaggio del Modernismo Sovietico. Nel 2007, Zaha Hadid Architects ha vinto il concorso per progettare l’Heydar Aliyev Center, un complesso destinato a diventare un’eccellenza su scala nazionale. In controtendenza con l’architettura sovietica rigida e spesso monumentale che predomina a Baku, il centro aspira a farsi modello della sensibilità della civiltà azera e dell’ottimismo di una nazione orientata al futuro.
L’Heydar Aliyev Center si contraddistingue a livello progettuale per la fluidità e la continuità con cui gli interni si legano e fondono alla piazza circostante. Essa, oltre a fungere da livello zero del complesso, si contraddistingue per l’alta permeabilità con il tessuto urbano circostante e va a delimitare l’ambiente interno, altrettanto pubblico, scandendo un’enfilade di spazi per eventi destinati alle celebrazioni collettive della cultura azera tradizionale e contemporanea. Una serie di ondulazioni, biforcazioni, pieghe e inflessioni vanno a plasmare la piazza, trasformandola in un vero e proprio paesaggio architettonico multifunzionale, concepito principalmente per accogliere e guidare il visitatore tra i vari piani dell’edificio. In questo modo, il centro offusca la convenzionale linea di demarcazione tra oggetto architettonico e paesaggio urbano, involucro edilizio e piazza cittadina, figura e sfondo, interno ed esterno.
La fluidità nelle forme non è una novità in questa regione. Dando uno sguardo al passato, l’architettura islamica si caratterizzava infatti per la confluenza di linee, griglie o sequenze di colonne in un susseguirsi infinito come quello di elementi arborei in una foresta, uno spazio esente da gerarchie. La ripresentazione senza soluzione di continuità di pattern calligrafici e ornamentali (dai tappeti alle cupole, passando per muri e coperture), non faceva altro che rinvigorire le relazioni tra i vari elementi, creando un leit motif in grado di attenuare il confine tra architettura e contesto. Il nostro intento è stato riprendere questa interpretazione storica del costruire dando un’impronta prettamente contemporanea, figlia di una visione più raffinata e lontana dalla mimesi o dalla ripresa dell’iconografia classica. In risposta alle difficoltà topografiche del sito, è stata prevista l’introduzione di un paesaggio volutamente terrazzato in grado di stabilire connessioni e percorsi alternativi tra piazza, edificio e parcheggio sotterraneo. Questa soluzione non solo ha escluso ulteriori scavi, ma ha anche abilmente trasformato uno svantaggio iniziale in un elemento cardine della progettazione.
Una delle sfide più critiche era legata alla realizzazione architettonica dell’involucro. Il nostro desiderio era creare una superficie continua e omogenea, un crogiolo di diverse funzioni, logiche e tecniche costruttive tra loro integrate nel rivestimento dell’edificio. L’uso di software avanzati ha consentito il controllo del progetto in tutte le sue complessità e il confronto tra i numerosi attori in gioco. L’Heydar Aliyev Center si fonda principalmente su due sistemi in cooperazione tra loro: una struttura in cemento combinata con un sistema a telaio tridimensionale. Per consentire al visitatore di percepire la fluidità degli interni, sono stati creati enormi spazi liberi da colonne: tutti gli elementi strutturali verticali sono stati infatti assorbiti all’interno del rivestimento e delle facciate continue. La particolare geometria incoraggia soluzioni strutturali insolite, tra cui a ovest dei montanti curvilinei per ottenere una diversa pelle a partire dal terreno, e a est delle travi a mensola, rastremate a “coda di rondine”, a sostengo dell’involucro edilizio. Il sistema a telaio tridimensionale ha consentito una completa libertà nelle forme e la riduzione delle tempistiche in fase di costruzione, mentre la sottostruttura è stata sviluppata per favorire la flessibilità nel rapporto tra griglia rigida del telaio e giunti esterni a forma libera. Questi ultimi sono frutto di un processo di razionalizzazione delle complessità progettuali rispetto a geometrie, estetica e impiego. La scelta del cemento e del poliestere rinforzati con fibra di vetro (rispettivamente GFRC e GFRP) non è dunque stata casuale, trattandosi di materiali ideali per il rivestimento, ottimali per garantire un edificio dall’aspetto plastico come richiesto da progetto e rispondere al contempo a svariate esigenze funzionali legate alla molteplicità di contesti (piazza, zone di transito e involucro). In questo spartito architettonico, la superficie crea la melodia mentre i giunti tra i pannelli scandiscono il ritmo. L’inserimento dei pannelli nell’involucro è stato oggetto di svariati studi, tesi a mantenere un alto grado di continuità tanto nell’edificio quanto nell’ambiente circostante. I giunti sono invece indice di grande comprensione del progetto nelle sue dimensioni, enfatizzano il carattere in continua trasformazione dell’edificio e il suo dinamismo nelle geometrie fluide. Al tempo stesso, offrono una soluzione pragmatica a effettive problematiche architettoniche, tra cui fabbricazione, gestione, trasporto e assemblaggio, e rispondono a richieste di natura tecnica, come fronteggiare deflessione, carichi esterni, cambiamenti climatici, attività sismica e raffiche di vento. Per sottolineare il trait d’union tra interni ed esterni, sono state condotte approfondite analisi sull’illuminazione. La strategia prescelta definisce una diversa percezione dell’edificio a seconda che sia giorno o notte. Durante la giornata, l’Heydar Aliyev Center riflette i raggi solari e si presenta agli occhi del visitatore in modo sempre diverso, a seconda della prospettiva e del momento della giornata (e del relativo grado di illuminazione). Il vetro semi-riflettente incuriosisce l’occhio esterno, regalando scorci degli ambienti interni senza rivelarne la fluidità spaziale. Al calare del sole, l’edificio si trasforma grazie ai giochi di luce, svelando ciò che si cela oltre la facciata senza però intaccare il rapporto tra interni ed esterni. L’Heydar Aliyev Center è frutto di una progettazione nata da ricerche e indagini sulla topografia del sito e sul ruolo del centro nello scenario culturale dell’Azerbaigian. Studiando e impiegando queste relazioni articolate, il progetto si intreccia al contesto, rivelando il potenziale culturale di questo paese.

Saffet Kaya Bekiroglu, Project Designer and Architect, Zaha Hadid Architects


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