Geometrie d’eleganza, villa ad Augusta - Ada Mangano
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Geometrie d’eleganza, villa ad Augusta

Ada Mangano

Scritto da Francesco Pagliari - 1 giugno 2012

Un’atmosfera di razionalità, in cui si riconoscono l’esplicita ricerca d’eleganza e l’intento poetico dell’architettura: la villa unifamiliare nella campagna limitrofa alla città di Augusta (provincia di Siracusa) si situa in un vasto terreno libero, in prossimità del collegamento stradale fra la città e il mare. Il progetto di Ada N. Mangano esprime raffinatezza nel processo compositivo, configurando una residenza su due livelli di piano, con una superficie complessiva di 120 metri quadrati, un parallelepipedo in cui l’ordine geometrico del volume vive di intersezioni e variazioni. La razionalità progettuale disegna spazi interni che oltrepassano la reale consistenza delle dimensioni, in relazione alla rilevante chiarezza esperita nella composizione della pianta: la separazione funzionale fra gli ambienti di soggiorno a piano terreno, dilatati sull’asse longitudinale sudest-nordovest, e la zona notte al piano superiore introduce diversificazioni: gli ambienti al piano terreno si caratterizzano per accenti e ritmi che dinamizzano gli spazi con brevi scatti di materia, colori, aperture. Tramezzi murari profondi articolano gli spazi di soggiorno e ne differenziano le valenze funzionali, le qualità di parziale riservatezza o di comune riunione. L’articolazione che ne deriva non interferisce totalmente con una visione passante, tanto che la luce fluisce e scorre negli ambienti dall’alto e dalle vetrate laterali che si concentrano nello spazio di vivibilità fra pranzo e cucina; il procedimento di composizione pone qualche limite parziale alla continuità degli spazi, li suddivide anche in modo percettivo, valorizza indicazioni d’intreccio progressivo nelle relazioni. Le coloriture per gli interni distillano differenze tonali e propongono accenti: le pareti si polarizzano fra intonaci bianchi e grigio scuro, le pavimentazioni in resina mediano con un color grigio chiaro, e si apre l’accento sulla pavimentazione della scala in rosso. Nella pianta si sottolinea un’intersezione trasversale, disassata, fra l’ingresso e l’imbocco della scala, anche in virtù dell’evidenza nell’accento rosso, lasciando intatta la progressiva possibilità di scoprire altre direzioni, altri spazi, guidati dalla luce naturale, trascorrendo nello spazio di conversazione dotato di camino. Le correlazioni con l’esterno si amplificano: le vetrate inquadrano scorci di campagna alberata; un duplice passaggio conduce alla veranda che si apre a piano terreno sul fronte nordest, confinata parzialmente da setti laterali intonacati in bianco e grigio scuro e protetta dal terrazzo al livello superiore; al piano superiore un secondo terrazzo si distende sul fronte opposto, al di sopra dell’ingresso. L’assetto volumetrico della villa narra di contrapposizioni, di intrecci e di incastri, di slittamenti che innervano la composizione, fondata su una misura equilibrata dell’espressività e sul controllo della forma: la villa definisce un perimetro condensato che si stringe sull’intensità della qualità abitativa, per spazi e per relazioni. Il parallelepipedo di base si frattura e si ricompone, attraverso le articolazioni evidenti (i setti murari, l’espansione delle terrazze, la forte presenza di una trabeazione in grigio scuro che si staglia su frazioni di prospetto con molteplice connotazione: valorizzazione percettiva dei volumi, parapetto, frangisole) e le sezioni segrete (il piccolo terrazzo pertinente alla stanza da letto minore al primo piano, la copertura inclinata che diviene riservato solarium), i tagli nelle pareti e gli scorci compressi o dilatati verso la campagna, verso il cielo dai setti che nel rigore geometrico della composizione configurano variazioni, accenti, ad indurre immagini di luce e poesia.

Francesco Pagliari


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