Recuperare un edificio industriale, funzionalità nell’eleganza: Fornace Morandi a Padova - Bruno Stocco Architetto
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Recuperare un edificio industriale, funzionalità nell’eleganza: Fornace Morandi a Padova

Bruno Stocco Architetto

Scritto da Francesco Pagliari - 1 luglio 2012

L’imponente edificio della Fornace Morandi, quattro piani fuori terra con il tipico sviluppo longitudinale per la presenza del forno per la cottura dei mattoni, si situa nella periferia nord di Padova: si tratta di un notevole esempio di architettura industriale, la cui costruzione risale alla fine dell’Ottocento. Una volta cessata la produzione, il degrado intacca parte dei fronti, soprattutto il prospetto a nord, e parte delle strutture; permanevano tuttavia relativamente intatti i prospetti più significativi: ad ovest, l’evidenza assunta dal profilo delle falde nella copertura centrale e lo smusso angolare sull’ala sud; sul lato a mezzogiorno, la sequenza delle partizioni segnate dalle lesene in mattoni, le aperture finestrate ed abbinate in serie regolare, i fornici archivoltati al piano terreno, e la presenza dell’alta ciminiera, altrettanto ragguardevole per la conservazione d’immagine e materia dell’antica fornace. Il progetto di recupero dell’edificio si basa sull’estensione delle pratiche conservative, sull’integrazione delle lacune con laterizi di recupero, sull’introduzione di contemporaneità architettonica nel segno di un’attenta elaborazione. Fondamentale è la capacità del progetto architettonico di definire una lettura complessa dell’edificio, dei suoi valori simbolici e materiali: il delicato processo d’immissione di funzioni rappresentative corrisponde alla storicità dell’impianto, monumento di tecnica e di conoscenze in campo architettonico e nel campo della produzione industriale. Conservare valori storico-architettonici, rendendo simbolica la permanenza della denominazione, Fornace Morandi, che seguita ad appartenere all’edificio pur nel suo rinnovo funzionale, significati sottolineati dall’insegna dell’edificio: su una lastra metallica si rincorrono come in un gioco lettere ritagliate, da ricomporre e riallineare mentalmente. Proporre un confronto visivo, ravvicinato e quasi tattile con gli elementi principali dell’antica struttura tecnico-produttiva, il forno e la ciminiera. Ragionare sulla lettura degli spazi interni, attraverso l’inserimento di elementi architettonici qualitativi (l’articolazione complessa della scala) e una gamma selezionata di materiali (acciaio, lamiere in zinco-titanio, legno, vetro…) per sedimentare relazioni di sensibilità fra tessitura storica in laterizio ed interventi del progetto. Proporre uno spazio esterno alla Fornace, in cui si registrino i segni dell’architettura: l’eleganza delle lastre in pietra di Lessinia, dalle delicate qualità cromatiche, compone l’orditura di uno spazio di sosta e d’accesso al fronte sud, contraddistinto dalla direzionalità espressa dal basamento per seduta a tre gradini, dal movimento fluido d’acqua nel breve canale longitudinale e dalle porzioni erbose. La posizione della Fornace Morandi, servita dagli accessi viabilistici di autostrada e tangenziale e servita dal tram veloce di superficie, facilita la riconversione a luogo di compresenza fra attività direzionali, terziarie, della ristorazione, che si distribuiscono nella complessità dell’antico edificio industriale, frazionando le unità ai vari livelli e allestendo attorno al forno a piano terreno funzioni culturali e di ristorazione. Il corpo dell’edificio storico, in relazione anche ai crolli e alle lacune nella continuità della materia, si trasforma per aggiunta e selezione: sul fronte nord, si antepone un corpo a due piani con copertura a terrazza praticabile e prospetto vetrato, cui si sovrappongono doghe in zinco-titanio; sul fronte est, un frastagliato corpo edilizio, nei cui volumi si collocano attività direzionali, introduce all’ingresso principale con un basso portico: si riprendono forme e caratteri dell’architettura industriale preesistente con la ricostituzione di coperture a doppia falda in tegole e pilastri in laterizio, entro i quali si distendono ampie superfici vetrate, con serramenti in alluminio verniciato. Al colmo della copertura centrale, il progetto seleziona un lungo taglio longitudinale: lo spazio si apre, si costituisce al secondo piano una superficie praticabile con un giardino interno e percorsi di relazione, utili anche per la distribuzione secondaria; il “giardino delle vestigia” avvicina ai resti dei pilastri in laterizio consolidati, che segmentano lo spazio e conducono alla ciminiera, elemento monumentale conservato. Il taglio nella copertura, del resto, consente di ottenere migliorare aerazione ed illuminazione per gli uffici, altrimenti penalizzati dalla profondità del corpo di fabbrica. Nuclei dell’intervento architettonico negli interni sono la costituzione di uno spazio a doppia altezza sul lato nord, cui associare un’eventuale presenza di opere d’arte scultorea ad accompagnare la lettura in verticale dell’edificio, e l’inserimento della scala in prossimità dell’ingresso a est. La scala a struttura in acciaio, con possenti nodi strutturali e tiranti, e parapetti in vetro, si eleva nello spazio a tutt’altezza fino all’intradosso della copertura, attorno ai due ascensori: un itinerario complesso, un percorso d’eleganza e di forza espressiva, all’interno della rilevante forza che la rinnovata Fornace Morandi conserva appieno.

Francesco Pagliari

Luogo: Padova
Committente: Brick&Tile
Anno di Realizzazione: 2010
Superficie Costruita: 2800 m2
Costo: 9.250.000 Euro
Architetti: Bruno Stocco Architetto
Design Team: Giovanni Rizzi con Giulio Stocco, Valentina Vedovato, Diego Stocco, Valentina Cadamuro, Alessandro Schievano, Claudia Borsato
Impresa di Costruzione: Edilbasso

Consulenti
Strutture: Mario Fiscon
Impianti Termo-tecnici: Studio Trevi - Alessandro Nicoli
Impianti Elettrici: Kite - Davide Mattivi
Isolamento Acustico: Roberto Concolato

Fotografie: © Paolo Mazzo - F38F

 

Bruno Stocco
Bruno Stocco è nato a Camposampiero (PD), dove svolge la propria attività. Dopo aver conseguito il diploma di maestro d'arte presso l'Istituto Statale d'Arte “Pietro Selvatico” di Padova con il prof. Alvarez Bresciani, si laurea in Architettura presso lo IUAV di Venezia nel 1980 con una tesi sull'area di Prato della Valle a Padova, relatore Valeriano Pastor, seguendo anche gli insegnamenti di Carlo Scarpa.
Ha iniziato la propria attività lavorativa negli anni '80, partecipando in maniera costante a conferenze e dibattiti sulla salvaguardia del territorio e pubblicando articoli e studi sull’architettura antica e sacra dell'entroterra padovano, tra cui si ricorda “La tradizione e la cultura della casa nell'alto padovano” con prefazione di Mario Botta). Dal 1992 al 2002 è stato componente della Commissione Diocesana d'Arte Sacra della Curia di Padova.
L'interesse professionale si è particolarmente indirizzato all'ambito del recupero di beni storici vincolati, in collaborazione con le varie soprintendenze e con l'Ente Ville Venete. Per conto dell'Ordine degli Architetti e del Collegio dei Geometri della provincia di Padova è stato co-autore e co-responsabile didattico del I-II-III Corso di specializzazione sul restauro, con l'avvio di un laboratorio sul medesimo tema e con la collaborazione alla pubblicazione degli atti dei corsi, editi da Libreria Cortina di Padova.
I suoi lavori sono stati oggetto di esposizioni, menzioni e citazioni in monografie. Numerosi articoli sono stati editi in riviste specializzate. Per Skira ha pubblicato la monografia “Il restauro della Cattedrale di Padova”.


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