Ecoarea - edificio espositivo - Walter Giovagnoli
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Ecoarea - edificio espositivo

Walter Giovagnoli

Scritto da Francesco Pagliari - 1 maggio 2013
L’edificio manifesta la ricerca di un’impronta ecologica ad ampio raggio: per la sede di attività espositive, comunicative e seminariali in tema di sostenibilità ed ecologia, il progetto intende mostrare efficacemente principi applicativi d’orientamento ecologico in architettura, in un’amplificazione diretta ed in loco, in modo da presentare con immediatezza i risultati concreti. I parametri di un intervento di bioarchitettura scorrono nell’edificio. Correttezza nell’analisi delle esigenze in tema d’energia, con l’uso di fonti energetiche rinnovabili per soddisfare i fabbisogni. Il progetto procede in modo integrato, nell’incrociare caposaldi ecologici: ottimizzare l’illuminazione naturale e considerare i vincoli relativi all’esposizione solare. Ne discendono scelte caratterizzanti sia per quanto riguarda il rapporto fra pieni e vuoti nelle facciate sia per quanto riguarda la distribuzione funzionale negli spazi interni. Il progetto calibra le aperture vetrate e la loro distribuzione sui prospetti differenziando la composizione e gli strumenti di protezione, in relazione ai carichi termici per il maggior soleggiamento estivo, per evitare fenomeni di surriscaldamento, e in relazione alle dispersioni di calore sul fronte esposto prevalentemente a nord.
L’architettura intende esprimere tale complessità di progetto, coniugando soluzioni tecnologiche compatibili con un dilatato impegno ecologico e soluzioni rappresentative di una funzionalità ad alto livello, per gli obiettivi espositivi e per le attività di sostegno che questo centro imprenditoriale per lo sviluppo economico e culturale si propone di soddisfare.
L’edificio si coordina in una struttura mista: il cemento armato compare nell’anello di perimetro esterno, con pilastri e i solai in laterocemento, e pareti di tamponamento in laterizio pieno in modo da fornire una sufficiente massa per costituire inerzia termica - e, nello stesso tempo, sostenere in una visione nuova i materiali della tradizione costruttiva locale -. La strategia bioecologica si esprime in una pluralità di considerazioni: l’impronta ecologica dei materiali, il confronto fra consumi e risorse, la vivibilità climatica interna in conseguenza dell’ampia variabilità nelle condizioni di frequentazione pubblica, l’isolamento termico, per il quale si utilizza fibra di legno inserita nell’intercapedine dell’involucro, l’intensa applicazione della domotica.
Strutture in legno lamellare sono utilizzate nella parte centrale dell’edificio, in cui domina un vuoto interno, fonte di luce e camino di ventilazione naturale. Si determina un percorso continuo per collegare i livelli dell’edificio, fra piani ed ammezzati, e si suggerisce una prospettiva globale dell’edificio. Lo spazio interno si percepisce in maniera articolata, ma non frammentaria, e si contrassegna con pilastri di sostegno obliqui in legno, rampe piane inclinate, scale con parapetto trasparente, travi e traverse in legno a vista, pannelli. A piano terreno, gli spazi interni si suddividono in una serie di funzioni: l’accoglienza, con un atrio all’ingresso sul fronte sud-ovest dell’edificio, il ristoro, gli spazi per conferenze con un ampio foyer e l’auditorium per 150 posti, il nucleo di elementi espositivi laterali, basati su un modulo costante aggregabile in più unità, che si ripropone ai livelli superiori. Il dato architettonico più rilevante è proprio la continuità della spirale attorno al vuoto centrale, illuminato dal lucernario in copertura: questo edificio, polo dimostrativo di un progetto ecologico, concretizza evidenze di materiali e tecniche, nella flessibilità d’utilizzazione degli spazi modulari e nella concentrazione dei temi di volta in volta proposti. Elementi compositivi dinamizzano i prospetti e l’edificio: il colloquio fra superfici piene, frangisole, vetrate; lo scavo nel volume dell’edificio che ne segnala l’ingresso; il taglio obliquo vetrato sulla parete piena che caratterizza il fronte laterale maggiore.

Francesco Pagliari